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Mieloma multiplo. Il lenalidomide ritarda la progressione. A colloquio con Palumbo (Torino)

Il trattamento continuo con lenalidomide in associazione con desametasone rispetto allo standard di cura riduce in maniera significativa la progressione della malattia nei pazienti non candidati al trapianto di cellule staminali. Sono i dati, riferiti da Celgene Corporation, dello studio di fase III FIRST, pubblicato* sul NEJM. Si tratta di "un cambiamento radicale", secondo il Professor Antonio Palumbo (Università di Torino)

11 SET - Il trattamento continuo con lenalidomide in associazione a desametasone in pazienti con mieloma multiplo e non candidati al trapianto di cellule staminali ha mostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione di malattia rispetto al trattamento con lo standard di cura. A darne comunicazione è Celgene Corporation, che riferisce i risultati dello studio* di fase III FIRST pubblicato su the New England Journal of Medicine.
I risultati iniziali, che prevedevano il raggiungimento di un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS), sono stati presentanti nel corso della seduta plenaria svoltasi in occasione del 55° meeting annuale dell’American Society of Hematology  tenutosi nel mese di dicembre 2013.

Lo studio ha preso in considerazione 1.623 pazienti di età superiore o inferiore ai 65 anni, seguiti presso centri ospedalieri e accademici in 18 Paesi del Mondo, tali pazienti sono stati randomizzati in un rapporto di 1:1:1 in tre bracci di trattamento: lenalidomide più desametasone a basse dosi in cicli di 28 giorni fino a progressione di malattia (trattamento continuo); lenalidomide più desametasone a basse dosi per 72 settimane (18 cicli); o melfalan, prednisone e talidomide in cicli di 42 giorni per 72 settimane (12 cicli, MPT).


I risultati dello studio dimostrano che ad un follow-up mediano di 37 mesi, la sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 25.5 mesi con il trattamento continuo con lenalidomide per via orale più desametasone a basse dosi, 20.7 mesi con un trattamento a cicli fissi di lenalidomide per via orale più desametasone a basse dosi e 21.2 mesi con melfalan, prednisone e talidomide (MPT). In base a tali dati, risulta raggiunto l’endpoint primario con una riduzione del 30% della progressione o del decesso per i pazienti in trattamento continuo con lenalidomide più desametasone rispetto a quelli trattati a basse dosi per 72 settimane e del 28% rispetto a a quelli trattati con MPT.
Inoltre, l’analisi ad interim e pre-pianificata della sopravvivenza globale ha evidenziato una riduzione del 22% del rischio di decesso con il trattamento continuo fino a progressione di malattia rispetto al trattamento con MPT.

“L’efficacia clinica è evidente, il profilo di tossicità è forse tra i migliori se comparato con quello di altri farmaci che utilizziamo comunemente in questa patologia”, ha affermato in un’intervista al nostro giornale il Professor Antonio Palumbo, Direttore del Dipartimento di Ematologia dell’Università di Torino. “Il punto centrale è che questa nuova combinazione - lenalidomide insieme a desametasone – 'cambia' lo standard di cura. Il secondo punto riguarda il fatto che un trattamento continuativo è fondamentale nel mieloma multiplo. Infatti, se si sospende la terapia, la patologia si ripresenta, a causa della presenza di malattia residua; invece, con un trattamento continuo si ritarda la ricrescita del tumore: tale trattamento in precedenza (ad esempio col melfalan) non era possibile, mentre i nuovi farmaci lo consentono, introducendo un cambiamento radicale”.

"Altro vantaggio, poi, riguarda la minore tossicità legata alla presenza di due soli farmaci invece che tre”, prosegue il Professore, “elemento che potenzialmente permette il trattamento anche nei pazienti di età più avanzata che mal tollerano una terapia a tre farmaci. Inoltre, si tratta di una terapia orale, in pastiglie, che consente di vivere la malattia in modo diverso ad esempio da un trattamento endovenoso”.
 
Ma qual è il meccanismo di azione di questi farmaci? “Rispetto a farmaci più antichi, questa nuova classe di molecole interviene sui pathway biochimici che sono alla base della crescita tumorale”, spiega Palumbo, “così viene bloccata l’attività enzimatica necessaria per la proliferazione del tumore e viene dato un anticorpo che, attaccandosi alle cellule tumorali, le distrugge”, conclude il Professore.

I risultati di sicurezza hanno evidenziato che gli eventi avversi di grado 3/4 verificatisi in almeno l’8% dei pazienti nel braccio di trattamento continuo con Rd e nei bracci Rd18 o MPT comprendono neutropenia ed altri effetti (vedere lo studio).
Sulla base dei risultati dello studio FIRST, Celgene ha presentato il dossier per la richiesta di autorizzazione del farmaco in associazione a desametasone per il trattamento dei pazienti con nuova diagnosi di mieloma multiplo all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) a febbraio 2014 e all’agenzia statunitense Food and Drug Administration (FDA) nel mese di aprile di quest’anno.
 
Viola Rita
 
* Benboubker L., Dimopoulos M.A., Dispenzieri A., et al., Lenalidomide and Dexamethasone in Transplant-Ineligible Patients with Myeloma, N Engl J Med 2014; 371:906-917, September 4, 2014, DOI: 10.1056/NEJMoa1402551

11 settembre 2014
© Riproduzione riservata


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