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I dolcificanti artificiali provocano il ‘pre-diabete’?

Uno studio appena pubblicato su Nature, dimostra che sia su modelli animali che nell’uomo, l’impiego di dolcificanti artificiali induce modificazioni del microbiota intestinale, metabolicamente sfavorevoli. Vanno dunque messi al bando ? Il commento degli esperti della Società Italiana di Diabetologia

18 SET - La pandemia di obesità dilaga in tutto il mondo e le strategie per il controllo del peso sono fondamentali anche per ridurre il rischio di malattie dismetaboliche, come il diabete. Le ‘diete’ tradizionali si basano sulla limitazione dell’apporto calorico e sulla sostituzione dei grassi e degli zuccheri con alternative ‘light’. E l’impiego dei dolcificanti artificiali acalorici fa appunto parte di queste strategie. Ma per qualche ragione, queste strategie non riescono quasi mai a produrre la tanto desiderata perdita di peso.
 
E come se non bastasse, un articolo appena pubblicato su Nature getta inoltre ombre sinistre sulla reale utilità dei dolcificanti artificiali, facendo intuire anzi che potrebbero avere effetti dannosi sul metabolismo glucidico.
 
Lo studio ha dimostrato che, somministrando ai topi acqua con zucchero e un dolcificante si  negli animali una marcata intolleranza glucidica, rispetto ai topi ai quali veniva offerta la semplice acqua o acqua e zucchero. La spiegazione individuata per questo fenomeno è che i dolcificanti artificiali alterano la composizione del microbiota intestinale in modo tale da predisporre alle malattie metaboliche. Gli autori hanno successivamente dimostrato che i dolcificanti artificiali sono in grado di alterare in maniera metabolicamente sfavorevole la composizione del microbiota anche nell’uomo, in modo tale da contribuire allo sviluppo di intolleranza glucidica. Tutto ciò sembrerebbe indicare che i dolcificanti artificiali potrebbe esacerbare, piuttosto che prevenire, alterazioni metaboliche quali l’intolleranza glucidica o il diabete. Le stesse che si intende cioè prevenire, adottando i dolcificanti artificiali nelle diete ipocaloriche.

 
“Abbiamo testato gli effetti di tre dolcificanti comunemente usati, saccarina, aspartame e sucralosio nel topo – spiega Eran Elinav, Weizmann Institute of Science, Rehovot, Israele -  e con sorpresa abbiamo evidenziato che tutti e tre provocavano un innalzamento dei livelli di glicemia, anche quando confrontati con topi ai quali veniva data da bere acqua e zucchero. Abbiamo quindi ripetuto l’esperimento valutando l’effetto di diversi dosaggi di saccarina nel topo. In tutte queste condizioni, sia nei topi obesi che magri, l’esposizione ai dolcificanti esponeva a disturbi della glicemia o a intolleranza al glucosio, che si manifestava in livelli di glicemia esagerati. Ci siamo dunque chiesti come i dolcificanti artificiali potessero esercitare questo effetto metabolico e abbiamo ipotizzato che questo fosse mediato dall’interazione con il microbiota intestinale. La prova è stata che, somministrando alcuni probiotici, siamo riusciti a neutralizzare l’effetto dei dolcificanti. Un’altra dimostrazione che questo è il meccanismo causale viene dal fatto che il trapianto di microbiota da topi nutriti con dolcificanti artificiali ad altri germ free, induceva elevazione della glicemia nei secondi”.
 
I ricercatori israeliani sono dunque andati a vedere cosa succede nell’uomo. “Abbiamo studiato ampie coorti di persone, che seguivano una dieta contenente dolcificanti – spiega Eran Segal, Dipartimento di Immunologia,Weizmann Institute of Science, Rehovot, Israele -  e abbiamo osservato che il loro consumo si traduceva in alterazioni di una serie di parametri metabolici e in particolari alterazioni del microbiota intestinale. Abbiamo quindi seguito un gruppo di 7 volontari che non consumava dolcificanti e li abbiamo sottoposti a monitoraggio continuo della glicemia con un sensore che la rilevava ogni 5 minuti, oltre che a  valutazione quotidiana della composizione del microbiota. Dopo 2 giorni di follow up abbiamo somministrato a queste persone una dose di saccarina, con un dosaggio all’interno dei limiti previsti per l’uomo, e li abbiamo seguiti per altri 5 giorni. In questa coorte preliminare abbiamo osservato che nella metà dei soggetti, anche un’esposizione di breve periodo alla saccarina induce un’elevazione statisticamente significativa della glicemia. Queste alterazioni della glicemia venivano mediate da alterazioni della composizione del microbiota. Non è possibile pensare a stilare delle raccomandazioni sulla base di questo studio ovviamente, ma dobbiamo tener presente, in linea con la filosofia della medicina personalizzata, che in alcuni individui i dolcificanti artificiali possono avere un effetto metabolicamente sfavorevole”.
 
“Non è il caso alimentare il panico tra la gente e neanche tra le persone con il diabete – afferma il professor Enzo Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia – anche se certo questi sono studi importanti e pubblicati da una rivista prestigiosa, come Nature. Prima che questi risultati possano essere traslati in raccomandazioni nutrizionali e portati nella pratica clinica, c’è bisogno di ulteriori conferme e di riflessione. La Società Italiana di Diabetologia (SID) non ha mai raccomandato l’uso dei dolcificanti al posto dello zucchero, perché piccole quantità di quest’ultimo non sono da bandire dalla dieta della persona con diabete. I risultati di questo studio confortano la nostra posizione”.
 
Questo studio dimostra che i dolcificanti possono alterare la flora batterica intestinale. E il microbiota (la flora batterica intestinale) sembra giocare un ruolo sempre più importante nel condizionare l’omeostasi glucidica e tutta una serie di processi endocrino-metabolici. “L’intestino  - prosegue Bonora - è una grande ghiandola endocrina perché le sue diverse cellule producono decine di sostanze, ma anche e soprattutto perché il suo contenuto, cioè l’enorme ‘giardino zoologico’ di batteri che alberga, produce una miriade di sostanze che possono esercitare un’azione deleteria sia sulle cellule pancreatiche alfa e beta, che sul livello di sensibilità dei diversi organi (fegato, muscolo, cervello) all’insulina”.
 
“Quello che mangiamo – prosegueBonora - ha un impatto notevole sulla composizione del microbiota intestinale: il consumo regolare di alcuni cibi fa morire alcune specie batteriche e favorisce la moltiplicazione di altre. Questo lo si è compreso studiando l’effetto dei cambiamenti della dieta in persone che ad esempio si spostano da un luogo all’altro del globo. Adesso, rivela l’articolo di Nature, ci sono forti elementi per ritenere che anche i dolcificanti artificiali possono interferire sulla composizione e sulla funzione della flora batterica, con ricadute metabolicamente sfavorevoli”.
 
 
“Il lavoro pubblicato su Nature – afferma il professor Giorgio Sesti, ordinario di Medicina Interna, Università della Magna Graecia di Catanzaro e Presidente eletto della SID - è molto importante e apre a nuove prospettive terapeutiche nel campo dell'intolleranza glucidica  e del diabete nell'uomo. In particolare, apre il campo a interventi di tipo nutrizionale (selezione di antibiotici non iperglicemizzanti) e farmacologici (antibiotici intestinali per la selezione dei batteri ‘giusti’). Il danno dei dolcificanti a livello del metabolismo è dovuto a una selezione sfavorevole dei batteri intestinali; questo farebbe supporre che, attraverso modificazioni dietetiche, impiego di probiotici e, in futuro, ricorso ad antibiotici intestinali sarà forse possibile prevenire il diabete, ma certamente non curarlo”.
 
Lo studio israeliano pubblicato su Nature, fa parte del Personalised nutrition project (www.personalnutrition.org) uno studio su vasta scala che sta esaminando l’effetto di migliaia di cibi sull’uomo, a livello di metabolismo glucidico, di configurazione del microbioma intestinale e altri parametri.
 
Maria Rita Montebelli

18 settembre 2014
© Riproduzione riservata


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