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Vaccinazioni: tornano le malattie prevenibili. Necessario alzare la guardia

Nel biennio 2007 e 2008  più di 5mila persone si sono ammalate di morbillo. Nel 2008 sono stati confermati 58 casi di rosolia in donne in gravidanza, mai vaccinate. Inoltre, solo il 59% delle ragazze nate nel 1997 ha ultimato l’intero ciclo di vaccinazione contro l’Hpv. Sono alcuni dei dati emersi oggi nel corso del convegno La vaccinazione tra diritto e dovere. Quale comunicazione per facilitare la scelta?, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con Donneinrete.

10 GEN - Man mano che l’incidenza delle malattie prevenibili con vaccinazione diminuisce, aumenta la tendenza a non considerare necessaria la vaccinazione. Nello stesso tempo se diminuisce la percezione del rischio delle malattie prevenibili con la vaccinazione, assume paradossalmente più rilevanza la paura delle reazioni avverse dei vaccini. In altre parole molte malattie gravi, proprio perchè sconfitte dalla vaccinazione, oggi spesso non fanno più paura e quindi cala l'attenzione verso l'opportunità offerta dal vaccino di cui al contrario si esaltano i potenziali rischi per la salute. Questa è forse la fotografia più realistica dello stato d'animo di molti italiani nei confronti delle vaccinazioni che richiede una nuova attenzione da parte delle istituzioni sanitarie.
Si è parlato anche di questo, stamattina, nel corso del Convegno La vaccinazione tra diritto e dovere. Quale comunicazione per facilitare la scelta? organizzatodall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’associazione Donneinrete per confrontarsi sulla necessità di migliorare l’informazione tra la popolazione e favorire una scelta responsabile e consapevole dei benefici e dei rischi delle vaccinazioni.

 
Del resto, l’eliminazione di alcune patologie, come morbillo e rosolia congenita, non riesce ancora a realizzarsi per una grande quantità di adolescenti e di adulti ancora suscettibili. Tra il 2007 e il 2008 si sono verificati più di 5mila casi di morbillo, in particolare tra i ragazzi intorno ai 17anni di età, mentre solo nel 2008 sono stati confermati 58 casi di rosolia in donne in gravidanza, mai vaccinate. Circa il 40% non era al primo parto indicando come siano state perse precedenti occasioni di verifica e vaccinazione. Anche il tetano continua a colpire ogni anno decine di persone, soprattutto donne anziane. E per quanto riguarda la copertura vaccinale contro l’Hpv, rivolta alle giovani donne italiane, solo il 59% delle ragazze nate nel 1997 ha ultimato l’intero ciclo di vaccinazione.
Alla luce di questi dati, diventa prioritario creare e potenziare le condizioni per favorire tra la popolazione una scelta responsabile e consapevole dei benefici e dei rischi delle vaccinazioni. Gli operatori sanitari impegnati su questi temi devono perciò saper comunicare, ma anche ascoltare, comprendere, potenziare le capacità delle persone cui è indirizzata l’offerta.
 
“Spesso la popolazione considera l’obbligo di vaccinazione come un ‘marcatore’ di importanza, pertanto, ‘se non c’è una legge allora la vaccinazione non è importante’”, ha affermato Stefania Salmaso, direttore del Centro di Epidemiologia, Sorveglianza e Prevenzione della Salute dell'Iss, sottolineando che “oggi, per malattie come morbillo, parotite e rosolia, i bambini di due anni di età (con una copertura dell’89 per cento) sono abbastanza protetti (ma non in misura sufficiente dato che bisogna arrivare ad una copertura del 95% e due dosi somministrate). Il problema più grande rimangono gli adolescenti ed i giovani adulti che sono la popolazione che più sostiene le epidemie”. Per l’esperta se l’idea di introdurre nuove forme di vaccinazione con l’obbligo “oggi sembra anacronistica”, è però vero che “i tempi sono maturi per fare delle vaccinazioni l’oggetto di una scelta consapevole e responsabile” attraverso un adeguato sforzo comunicativo.

"Donneinrete si occupa da quattro anni di vaccinazioni e, nel tempo, ha raccolto numerose segnalazioni che manifestano soprattutto un deficit di buona comunicazione. È un lusso che non possiamo permetterci”, ha osservato Rosaria Iardino, presidente dell’associazione. “Svecchiare il modo di comunicare, adeguandolo al nuovo contesto, è un imperativo a cui nessuno di noi può sottrarsi. A cominciare dall’organo che più di tutti è deputato a farlo, l’Istituto superiore di sanità”. Iardino ha quindi annunciato l’avvio di una collaborazione con l’Iss per diffondere un’informazione corretta e capillare, e il lancio, a breve, di “un’indagine per capire quali sono le lacune di questa presa in carico di salute pubblica e per riuscire a far sì che le persone abbiano tutti gli elementi per prendere decisioni informate e consapevoli”.


Lo stato dell’arte delle coperture vaccinali in Italia
Le vaccinazioni costituiscono oggi uno dei più potenti strumenti di prevenzione nel campo delle politiche di sanità pubblica. Proteggere la quasi totalità delle persone suscettibili, raggiungendo elevate coperture vaccinali, permette, infatti, da un lato di ridurre drasticamente il numero di casi di alcune malattie, e dall’altro di riuscire a eliminare completamente importanti patologie come la poliomielite, il morbillo o la rosolia in gravidanza.
Eppure, nonostante l’evidenza sugli esiti importanti ottenuti con le vaccinazioni di massa (a partire dall’eradicazione del vaiolo dichiarata nel 1980 dall’Oms e dall’eliminazione della polio in Europa, dichiarata nel 2002) e la drastica riduzione, nel nostro Paese, di malattie come la difterite, azzerata da molti anni e il tetano, ormai limitato a età anziane sfuggite alla vaccinazione, la proporzione di persone immunizzate per alcune infezioni prevenibili è ancora variabile tra varie aree geografiche dell’Italia.
I dati della sorveglianza indicano, infatti, che i risultati migliori e consolidati sono stati raggiunti per le vaccinazioni della prima infanzia: più del 95 per cento dei bambini nati in Italia come previsto dal Calendario nazionale è stata vaccinata, nel primo anno di vita, contro difterite, tetano, polio, pertosse, Haemophilus influenzae B (Hib), epatite B (Hbv), mentre l’87 per cento dei bambini nel secondo anno di vita ha ricevuto il vaccino contro morbillo, rosolia e parotite.
A questi si aggiungono i nuovi vaccini messi a punto contro lo pneumococco e il meningococco C per l’infanzia. Sul totale dei bambini con copertura vaccinali con due anni di età, la percentuale di bambini vaccinati con il vaccino pneumococcico 7-valente è pari al 55,1 per cento. Il 46,2 per cento dei bambini (pari all’84 per cento del totale) è stato vaccinato con tre dosi nel primo anno di vita, mentre l’8,9 per cento è stato vaccinato con una dose nel secondo anno di vita. Ma va tenuto presente che in alcune aree del paese la vaccinazione è stata rivolta solo a bambini considerati “a rischio”.
Invece, la copertura vaccinale totale per il meningococco C è pari al 36,9 per cento. Il 5,6 per cento dei bambini è stato vaccinato con 3 dosi nel primo anno di vita, mentre il 31,3 per cento è stato vaccinato con una sola dose nel secondo anno di vita.
Nel biennio 2007 e 2008 si sono ammalate a causa del morbillo più 5mila persone per lo più adolescenti (età mediana 17 anni) con casi complicati e anche un decesso identificato. Le Regioni più colpite dal morbillo nel 2010 sono state la Calabria, l'Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, la Sardegna, il Veneto e la P.A. di Trento.
Anche la rosolia congenita continua a rappresentare un temibile rischio per le donne in età fertile le quali, continuano a sfuggire alla vaccinazione.
E sempre a causa della mancata vaccinazione, il tetano continua a collezionare ogni anno in Italia decine di casi.
Tra i nuovi vaccini offerti alla popolazione c’è poi quello contro il Papillomavirus umano (Hpv). La campagna vaccinale anti-Hpv è stata avviata in Italia dal 2007 in modo esteso e gratuito per le adolescenti nate nel 1997 (la prima corte ad aver ricevuto l’offerta sistematica di vaccinazione in tutte le regioni italiane) e prevede di raggiungere entro il 2013, una copertura del 95 per cento attraverso la somministrazione di tre dosi di vaccino.
Le coperture vaccinali anti-Hpv non sono ancora definitive, ma è possibile tracciare un primo bilancio prendendo come riferimento proprio le ragazze del 1997: ha completato la somministrazione del ciclo vaccinale Hpv, il 59 per cento delle giovani donne. E con un’alta variabilità regionale con punte dell’80 per cento in Basilicata (in cui la vaccinazione è stata avviata prima) e coperture ancora basse (27 per cento nella Provincia Autonoma di Bolzano.
 

10 gennaio 2011
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