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Speciale ESMO. Curare il tumore in gravidanza è possibile. Senza rischi per il bambino

Diversi lavori presentati in questi giorni al congresso della Società Europea di Oncologia (ESMO) riguardano la cura delle patologie oncologiche durante la gravidanza e sdoganano chemioterapia, radioterapia e tecnica del linfonodo sentinella. Un segno dei tempi che cambiano, con risultati forieri di grandi speranze

27 SET - La chemioterapia e i trattamenti radioterapici effettuati durante la gravidanza non sono pericolosi per il bambino. Lo dimostrano vari studi internazionali presentati in questi giorni a Madrid in occasione del congresso della società europea di oncologica medica.
“La chemioterapia effettuata durante il primo trimestre di gravidanza – sostiene Frederic Amant degli Ospedali universitari di Liegi (Belgio), autore di tre studi sull’argomento – non comporta alcun rischio per il feto. E dunque sono infondati i timori delle conseguenze di un trattamento chemioterapico effettuato in gravidanza e una diagnosi di tumore non dovrebbero portare all’interruzione della gravidanza, all’anticipazione della data del parto o al rimandare il trattamento materno”.
 
Il primo studio ha riguardato 38 bambini belgi, olandesi e italiani, esposti in utero alla chemioterapia e appartenenti al registro International Network for Cancer, Infertility and Pregnancy (INCIP), che sono stati confrontati con altri 38 bambini non esposti alla chemioterapia (antracicline nel 61% dei casi) gravidanza. Gli autori hanno valutato lo sviluppo mentale dei due gruppi di bambini ad un’età media di due anni, mediante il Mental Development Index, non riscontrando sostanziali differenze. Analogamente paragonabili nei due gruppi le dimensioni e gli indici funzionali cardiaci.

 
“I risultati di questo studio – commenta Fedro Alessandro Peccatori, direttore dell’Unità Fertilità e Procreazione della Divisione di ginecologia oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia – confermano che la chemioterapia in gravidanza non altera lo sviluppo neuro-comportamentale post-natale, né causa problemi cardiaci”.
Per migliorare gli esiti della gravidanza, bisognerebbe fare ogni sforzo per prolungarne la durata, mentre in caso di parto prematuro bisognerebbe metter in atto misure di supporto per questi bambini e per le loro famiglie. Sono necessari ulteriori studi – concludono gli autori – riguardanti gli effetti di specifiche classi di chemioterapici e follow up di maggior durata per confermare questi risultati.
 
Un secondo studio di Amant ha valutato gli effetti della radioterapia in gravidanza. In questo caso sono stati studiati 16 bambini e 10 adulti, belgi, italiani e olandesi, esposti a radioterapia in utero. I bambini sono stati valutati a 1,5 – 3 – 6 – e 9 anni mediante ecocardiogramma, esame neurologico completo , test cognitivi e questionari riguardanti stato di salute e comportamento. Gli adulti sono stati valutati mediante ecocardiogramma e questionari su stato di salute e comportamento. Solo in un bambino, nato da una gravidanza particolarmente complicata (la madre aveva presentato una forma particolarmente aggressiva di tumore non Hodkgin cerebrale), è stato riscontrato un grave deficit cognitivo.
“Speriamo che i risultati di questi studi – commenta Amant – aiutino i medici e i pazienti nel prendere delle decisioni in una situazione complessa come quella di una diagnosi di tumore durante la gravidanza”.
 
“La gravidanza – commenta Peccatori – soprattutto nell’ultimo trimestre, è stata tradizionalmente considerata una controindicazione alla radioterapia; ma l’introduzione di nuove tecniche di radioterapia e di simulazioni più sofisticate della dose assorbita dal feto potrebbero portare a modificare gli scenari, anche se la prudenza resta d’obbligo”.
 
L’ultimo studio dimostra che la tecnica della biopsia del linfonodo sentinella, al posto della linfoadenectomia ascellare completa, nelle donne con carcinoma mammario in fase precoce, è sicura in gravidanza. Questa metodica consiste nell’asportare il primo linfonodo (cosiddetto ‘sentinella’) che riceve il drenaggio linfatico dal tumore e che è quello che con le maggiori probabilità di contenere cellule tumorali. Se il linfonodo sentinella è sano, non c’è bisogno di procedere allo svuotamento del cavo ascellare e questo risparmia al paziente le possibili complicanze di questa procedura, dal linfedema del braccio omolaterale a possibili problemi di movimento.
Le ultime linee guida raccomandano tuttavia ancora di procedere direttamente alla linfadenectomia ascellare in gravidanza.
Uno studio ha valutato 97 donne con tumore mammario, sottoposte a biopsia del linfonodo sentinella; dopo un follow up medio di 35 mesi, 8 pazienti avevano presentato una recidiva loco-regionale (cioè a livello della stessa mammella, di quella controlaterale, della parete toracica o dei linfonodi); 4 donne hanno presentato metastasi a distanza e tre di queste sono decedute per il tumore.
 
“Ci auguriamo che il nostro studio – afferma Sileny Han degli Ospedali Universitari di Liegi - che ha dimostrato la fattibilità e la sicurezza della tecnica del linfonodo sentinella, riapra le possibilità di considerarla un’opzione valida, in alternativa alla dissezione dei linfonodi ascellari standard, anche in corso di gravidanza”.
 
“La biopsia del linfonodo sentinella – afferma Peccatori – è una procedura di staging efficace, che porta a risultati equivalenti allo svuotamento del cavo ascellare, purché il trattamento post-operatorio sistemico sia adeguato. Questa tecnica si associa inoltre ad una miglior mobilità del braccio, ad un ridotto dolore e parestesie ascellari e ad un ricovero più breve. Per quale motivo dovremmo dunque negare questa possibilità alle donne incinte con carcinoma della mammella?”.
 
Maria Rita Montebelli

27 settembre 2014
© Riproduzione riservata


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