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Speciale ESMO. Terapia antiangiogenetica: nuove conferme nelle recidive di cancro della cervice

Il cediranib, un nuovo anti-angiogenetico sperimentale, aggiunto alla chemioterapia migliora la sopravvivenza libera da progressione di malattia, nelle donne con cancro della cervice recidivante o metastatico. I risultati del CIRCCa, uno studio di fase II.

28 SET - In Europa il 70% delle donne affette da cancro della cervice guarisce grazie ad un intervento chirugico o al trattamento con chemio e radioterapia. Ma le pazienti con recidive o metastatizzazione della malattia hanno una prognosi molto sfavorevole: solo il 20-30% mostra una riduzione della massa tumorale dopo chemioterapia e la sopravvivenza media è in genere inferiore ad un anno.
 
Lo studio CIRCCa ha confrontato due gruppi di pazienti con carcinoma della cervice metastatico o recidivante, trattati con la sola chemioterapia convenzionale (carboplatino, paclitaxel) o con aggiunta di cediranib alla chemioterapia.
 
“I carcinomi della cervice con una vascolarizzazione ben sviluppata hanno prognosi sfavorevole - spiega il dottor Paul Symonds, Dipartimento di Studi sul cancro e Medicina molecolare dell’università di Leicester (Gran Bretagna) – Il cediranib è un farmaco sperimentale che blocca il recettore di superficie VEGF, che stimola la neoangiogenesi”.
 
In questo studio le 35 pazienti trattate con cediranib in aggiunta alla chemioterapia hanno presentato un maggior riduzione della massa tumorale, rispetto alle 34 pazienti sottoposte a sola chemioterapia (66% di riduzione, contro il 42% del gruppo di controllo). E’ stato riscontrato anche un modesto aumento della sopravvivenza libera la malattia (35 settimane contro le 30 del gruppo di controllo), mentre non è stato registrato alcun beneficio sulla sopravvivenza globale. Gli effetti collaterali più frequenti nel gruppo trattato con cediranib sono stati l’aumento della pressione arteriosa e la diarrea.

 
Dopo un mese di trattamento, in molte pazienti del gruppo cediranib si è assistito ad una riduzione dei livelli di recettore per il VEGF2 (VEGFR) circolanti. Gli autori dello studio stanno ora effettuando un’analisi delle singole pazienti per correlare la risposta alla chemioterapia con la riduzione dei livelli di VEGFR; stanno inoltre cercando di individuare la presenza di eventuali altri biomarcatori che dovessero risultare ridotti dalla terapia con cediranib.
 
“Il cancro della cervice in fase metastatica o di recidiva – commenta Symonds – è molto difficile da trattare; questo studio ha aperto una nuova strada per la ricerca di un trattamento.”
Il CIRCCa è il secondo trial ad aver dimostrato un beneficio nell’aggiunta di un antiangiogenetico alla chemioterapia nel trattamento del cancro della cervice. In un precedente studio il bevacizumab aveva prodotto un allungamento della sopravvivenza di ben quattro mesi. “Un dato di grande importanza – sottolinea il dottor Andres Poveda, Direttore della Clinica di Ginecologia Oncologica, Fundación Instituto Valenciano de Oncología di Valencia (Spagna)– se si considera che è l’equivalente di quanto si è riuscito ad ottenere nell’arco di ben venti anni, dal 1989 al 2009, attraverso le modifiche apportate agli schemi di chemioterapia. L’FDA ha di recente approvato l’uso del bevacizumab e questo ha cambiato completamente la pratica clinica. Adesso siamo ansiosi di vedere i risultati dei trial di fase III con cediranib”.
 
Maria Rita Montebelli
 

28 settembre 2014
© Riproduzione riservata


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