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Tumore: al ministero le nuove frontiere della scienza per la ricostruzione del seno

Si è aperto oggi e si concluderà domani il II Workshop internazionale di ricostruzione del seno, presso la sede all’Eur del ministero della Salute. La due giorni affronterà i problemi, le complicazioni e la sicurezza delle diverse tecniche di ricostruzione. Tra le più innovative in questo campo, la ricostruzione attraverso il trapianto di tessuto adiposo estratto dalla stessa paziente".

14 GEN - Protesi addio per le donne operate al seno per tumore. Grazie alla ricostruzione con tessuti autologhi oggi è, infatti, possibile avere un seno più naturale in termini estetici e senza le complicanze che possono derivare dall’uso di impianti protesici.
I vantaggi delle nuove tecniche per la ricostruzione del seno con tessuti autologhi, in particolare quella conosciuta come “ricostruzione con lembo Diep”, saranno al centro del II Workshop internazionale di ricostruzione del seno, in programma oggi e domani presso la sede all’Eur del ministero della Salute. Le innovative tecniche sono già state illustrate alla stampa ieri, nel corso di un incontro presso il ministero della Salute e alla presenza del sottosegretario Francesca Martini, da Fabio Santanelli, titolare della cattedra di chirurgia plastica della II facoltà di Medicina e psicologia dell’Università la Sapienza di Roma e Responsabile dell’Unità operativa di chirurgia plastica dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, da Moustapha Hamdi dell’University Hospital, Dep. Plastic Surgery, Gent Belgium e da Hans Holstrom, pioniere della ricostruzione del seno con tessuti autologi del Sahlgrenska Hospital, University of Goteborg, Svezia.


La tecnica chirurgica nota come “ricostruzione con lembo Diep” si avvale dell’autotrapianto di un lembo di tessuto prelevato dal basso addome della stessa paziente e innestato nel petto. Consente alla donna che ha dovuto affrontare un’operazione radicale la possibilità di riavere una coppa della mammella quanto più possibile simile a quella naturale, per consistenza al tatto, calore e comportamento in movimento.
“Dall’avvio della Breast unit all’ospedale sant’Andrea di Roma nel marzo 2004 –abbiamo avuto una costante crescita di richieste di questo intervento, completando già dal secondo anno la disponibilità data dall’ospedale di un intervento a settimana” ha spiegato il professor Fabio Santanelli, che ha al suo attivo più di 250 interventi. La ricostruzione con lembo Diep prende il nome dai vasi sanguigni “perforanti” (deep inferior epigastric perforator) fondamentali per trapiantare il tessuto e collegarlo ai vasi sanguigni del torace, che ne proseguiranno la normale ossigenazione. A differenza delle tecniche precedenti dello stesso genere che usavano fasce muscolari dell’addome, con frequenti rischi di laparocele, questa tecnica risparmia la parete muscolare e la sua innervazione.

Sono molti gli aspetti positivi derivanti dalla nuova tecnica: il seno così ricostruito ingrassa e dimagrisce con il resto del corpo della donna e affronta i normali processi dovuti al trascorrere del tempo, senza quindi evidenziare una marcata differenza con l’altro seno. Non solo, la ricostruzione con lembo Diep nella grande maggioranza può essere eseguita contestualmente all’asportazione della mammella malata. “La paziente entra ed esce dalla sala operatoria comunque con entrambi i seni, con l’effetto di alleviare notevolmente la sensazione di perdita dovuta a una mastectomia. Evitando lo stress di vedersi per mesi senza seno, in attesa del tempo necessario per poi inserire una protesi”.
“La ricostruzione mammaria oggi rappresenta una fase importantissima per il benessere delle donne colpita da tumore – ha sottolineato Martini -. Deve essere chiaro però che le tecniche prescelte stanno nella scienza e coscienza del medico. Deve esser il medico a decidere l’opzione più adeguata”. 
Tutte le informazioni relative alla nuova tecnica sono disponibili su www.diepflap.it e www.ricostruzioneseno.it
 
A.A.

14 gennaio 2011
© Riproduzione riservata


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