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Mammografia. Bilancio dello screening: ecco le nuove indicazioni OMS

In un nuovo position paper l’OMS analizza il "bilancio tra benefici e danni" dello screening mammografico, sottolineando l’importanza della diagnosi precoce e del controllo. Complessivamente, tale screening riduce del 20% la mortalità associata al cancro della mammella. Ad oggi oltre il 30% di tutti i tumori potrebbe essere prevenuto. Il tumore del seno è uno dei più diffusi e più aggressivi per le donne

01 NOV - Circa il 30% dei tumori potrebbe essere prevenuto; ogni anno, inoltre, si registrano circa 500mila decessi dovuti a tumore del seno, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’OMS ha appena divulgato un position paper che affronta diversi temi (prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e cure palliative) ed analizza il "bilancio tra benefici e danni" dello screening mammografico nelle donne di età superiore ai 40 anni in diverse situazioni, fornendo nuove linee guida di indirizzo per le pazienti con sospetto tumore del seno che vivono in ambienti con risorse ristrette, applicabili all’assistenza primaria. Per rilevare precocemente il cancro, le strategie indicate dall'OMS sono due: la diagnosi precoce e lo screening.
Inoltre, si è appena concluso il Breast Cancer Awareness Month, il mese rosa per la prevenzione contro il tumore al seno, che tradizionalmente ricorre ogni ottobre: una campagna globale che ha come obiettivo quello di aumentare le conoscenze sulla malattia e sensibilizzare l’opinione pubblica allo scopo ultimo di dotarsi di strumenti e strategie più avanzati e consapevoli per combatterla. 

Complessivamente, la maggior parte delle donne riceve la diagnosi in uno stadio avanzato e in questo caso i tassi di sopravvivenza a cinque anni sono bassi, tra il 10% e il 40%. In paesi ed ambienti in cui la diagnosi precoce e i trattamenti di base sono accessibili, il tasso di sopravvivenza a cinque anni da tumore del seno localizzato precocemente supera l’80%. La mammografia sembra essere il metodo più efficace per una diagnosi precoce del cancro alla mammella. Nonostante ciò, esiste un dibattito che assume un'entità significativa sull'equilibrio tra benefici e danni dello screening mediante questo strumento, riferiscono gli esperti. Tra i potenziali benefici, la riduzione del tasso di mortalità dovuto alla malattia, mentre tra i potenziali danni, di cui la misura dell'entità è incerta, ci può essere quello della sovra-diagnosi e dei falsi positivi.
 
Il position paper OMS
In donne di età compresa tra i 40 e i 75 anni,  asintomatiche e con rischio medio di sviluppare la malattia, qual è l’equilibrio tra benefici e danni comparato tra le donne a cui viene proposto lo screening mammografico rispetto a quelle a cui non viene proposto? E l’intervallo tra uno screening e l’altro in che modo influenza questo bilancio? A queste domande fornisce risposta il position paper dell’OMS, basato su un ampio database di studi, che si rivolge a politici, pazienti e ad operatori sanitari coinvolti nel processo di decisione dei programmi. Il Global Action Plan for the Prevention and Control of NCDs 2013-2020, piano globale dell'OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, si batte per fornire una guida tecnica ai paesi per l'integrazione, nei sistemi sanitari, di interventi cost-effective. Tra questi, l'identificazione precoce del tumore.
Il tumore del seno può essere individuato precocemente attraverso due strategie: diagnosi precoce e screening, si legge nel position paper. La diagnosi precoce si basa su un’aumentata consapevolezza a livello pubblico e professionale dei sintomi associati al cancro; ciò comporta la capacità di riconoscere segnali di allarme che possono far sospettare la presenza della malattia e un intervento tempestivo. Lo screening prevede l'utilizzo sistematico di test, tra cui ad esempio la mammografia, all’interno di una popolazione asintomatica, per individuare e curare il cancro o stadi pre-cancerosi.
Nelle considerazioni generali del position paper, si legge che l’evidenza mostra come i programmi di screening possano ridurre del 20% la mortalità dovuta al tumore della mammella all’interno del gruppo di donne che è stato invitato a partecipare allo screening rispetto al gruppo che non è stato invitato, in un programma di follow-up di 11 anni. Gli esperti sottolineano che follow-up più lunghi possono far rilevare una maggiore riduzione del rischio, suggerendo che l’impatto complessivo dello screening mammografico possa essere valutato al meglio in un periodo di 20 anni o più.

È stato poi preso in considerazione il parametro dell’ansia e della preoccupazione psicologica legata allo screening: la mammografia non sembra generare ansia nelle donne che ricevono un risultato chiaro dall’analisi; può causare ansia a breve termine nelle donne che devono effettuare ulteriori accertamenti e più alti livelli di ansia e preoccupazione in chi riceve un falso-positivo, anche se questa angoscia non sembra raggiungere livelli patologici.
Casi di falso-positivo sono stati riscontrati in tutti i gruppi di età, anche se l’incidenza sembra essere maggiore nelle fasce d’età più giovani. Sul problema della sovra-diagnosi non ci sono stime certe, tuttavia due recenti review (Marmot et al., 2012; Paci et al. 2012) mostrano come ogni uno o due casi sovra-diagnosticati almeno un decesso dovuto al cancro è stato evitato, un equilibrio tra benefici e danni considerato appropriato, si legge nel documento OMS. 
Tra le evidenze (che assumono caratteristiche differenti e sono basate su determinate condizioni, indicate nel position paper), ad oggi il migliore compromesso rispetto all'intervallo temporale da frapporre sembra essere pari a due anni: uno screening biennale nelle donne tra i 50 e i 69 anni abbassa in media del 16% la mortalità legata al cancro al seno rispetto all'assenza di screening; inoltre viene suggerito lo sviluppo di diversificati programmi di screening organizzati, illustrati nel documento. Le raccomandazioni sono divise per gruppi di età della popolazione e caratteristiche delle risorse dell’ambiente cui si applicano.

Il position paper costituisce una parte di un’ampia guida sul tumore del seno che verrà sviluppata nei prossimi anni; inoltre, viene divulgato dall'OMS il documento intitolato Package of Essential Noncommunicable (PEN) disease interventions for primary health care in low-resource settings che riguarda le malattie non trasmissibili, tra cui i tumori.
 
La malattia in numeri
Si stima che il 60% dei nuovi casi di tumore sia diagnosticato in Africa, America Centrale e Meridionale e Asia; nel 2012 i decessi legati a questa malattia a livello globale sono stati 8milioni e 200mila.
Oltre 3 tumori su 10 potrebbero essere prevenuti attraverso regole nello stile di vita o mediante l’immunizzazione da infezioni che possono causare il cancro (HBV, HPV): i tumori causati da questi virus rappresentano il 20% del totale. Nelle donne, i tumori a più alto tasso di mortalità in ordine di frequenza sono: tumore del seno, stomaco, colon-retto e della cervice; mentre negli uomini tumore del polmone, stomaco, fegato, colon-retto ed esofago.
Il consumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio per il cancro, causando a livello globale oltre il 20% dei decessi associati a questa malattia e circa il 70% dei casi di cancro al polmone. A seguire, tra gli altri fattori di rischio, l’obesità e il sovrappeso, dieta non bilanciata, assenza di attività fisica, uso eccessivo di alcol, infezione HPV, inquinamento atmosferico e inquinamento indoor.
 
Viola Rita

01 novembre 2014
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