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La vecchiaia non è una malattia. A meno che non ci si metta la "sarcopenia"

E’ il nemico numero uno degli anziani, condiziona lo stato di fragilità e può portare alla disabilità. Per mantenersi in forma, anche dopo i 65 anni, è necessario seguire una dieta ricca di proteine (a meno di non avere insufficienza renale) e fare attività fisica tutti i giorni. Ma anche i nutraceutici, gli alimenti-farmaco, possono essere d’aiuto.

19 DIC - In un convegno organizzato a Roma Italia Longeva, un panel di esperti ha fatto il punto della situazione sui temi dell’alimentazione e della nutraceutica nell’anziano. “Gli stessi argomenti – afferma il professor Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – che costituiranno il focus di Expo 2015, dove Italia Longeva sarà presente con la Regine Marche nel Padiglione Italia .
E’ comprovata la funzione salutare, quasi curativa di diversi nutrienti che possiamo assumere con l’alimentazione. Il Progetto Sprint-t(Sarcopenia and Physical fRailty IN older people: multi-componenT Treatment strategies), condotto su 1.500 ultrasettantenni di tutta Europa e supportato da un finanziamento europeo di circa 50 milioni di euro, è incentrato proprio su questa tesi: che l’anziano perda massa muscolare, in quanto non assume la quantità di proteine di cui avrebbe bisogno (1,2 grammi per chilo di peso corporeo ogni giorno), e perciò finisce per divenire prima fragile e poi non autosufficiente e disabile”.
 
 
Obiettivo della gerontologia, sosteneva Nathan W. Shock, non è prolungare la durata della vita, quanto minimizzare la disabilità negli anziani e la loro dipendenza da altri.

“Nell’arco della vita – spiega Alfonso J. Cruz-Jentoft, Hospital Universitario Ramón y Cajal Madrid, Spagna -
le persone passano da una condizione di robustezza, ad una di fragilità, prima di approdare alla disabilità vera e propria, anticamera di durata variabile dell’exitus. Questa progressione è fortemente influenzata dall’età e dal genere ma anche da fattori socio-economici, dalla presenza di comorbilità e di eventuali alterazioni cognitive e sensitive”.
 
L’identikit dell’anziano fragile è quello di una persona che è dimagrita senza volerlo, che si definisce ‘spossata’, debole, che ha un’andatura rallentata e un basso livello di attività fisica.
 
Secondo IH Rosenberg, il fattore di declino più importante che si verifica nell’anziano è la perdita di massa magra (sarcopenia) che si ripercuote sulla deambulazione, sulla capacità di muoversi, sull’alimentazione e sullo status funzionale, sul grado di indipendenza e persino sulla respirazione.
 
Secondo la definizione dello European Working Group on Sarcopenia in Older People  (EWGSOP), la sarcopenia è una sindrome caratterizzata da una progressiva e generalizzata perdita di massa muscolare scheletrica e di forza, che pone a rischio di eventi avversi, quali la disabilità fisica, una cattiva qualità di vita e la morte. La prevalenza di questa condizione, varia dall’1al 29% nella popolazione generale, al 14-33% dei pazienti ricoverati in RSA, al 10% di quelli ricoverati nella fascia d’età tra i 59 e gli 86 anni.
 
“Esistono vari tipi di sarcopenia – prosegue Cruz-Jentoft - da quella primitiva correlata all’età, a quella indotta dalla mancanza di attività (paziente allettato, vita sedentaria, ecc) o dalle malattie (tumori, patologie infiammatorie, malattie endocrine, ecc) o da carenze nutritive (dieta inadeguata, malassorbimento, patologie gastrointestinali, anoressia, indotta da farmaci)”.
 
Con l’avanzare dell’età si assumono con la dieta meno proteine; il gruppo PROT-AGE lo scorso hanno ha pubblicato delle raccomandazioni sull’apporto proteico ottimale con la dieta nell’anziano. Gli esperti che hanno redatto il documento sostengono che per mantenere o riguadagnare massa muscolare, gli anziani hanno bisogno di assumere più proteine con la dieta rispetto ai giovani. Il consumo medio quotidiano raccomandato è di 1,0-1,2 g/Kg di peso corporeo al giorno. La soglia anabolica per pasto relativa all’apporto dietetico di proteine/aminoacidi è superiore negli anziani (25-30 grammi di proteine per pasto, inclusi 2,5-2,8 grammi di leucina), rispetto ai più giovani.
La maggior parte degli adulti con patologie acute o croniche necessitano di un apporto proteico superiore con la dieta (1,2-1,5 g/Kg di peso corporeo al giorno); ma le persone con patologie gravi o traumi o uno stato di grave malnutrizione possono arrivare a richiedere un apporto di 2 grammi/Kg di proteine al giorno.
I soggetti anziani con insufficienza renale (VFG > 30 ml/min), non in trattamento dialitico rappresentano ovviamente un’eccezione poiché questa categoria deve seguire una dieta a basso contenuto proteico.
 
Il gruppo ESPEN ha recentemente pubblicato una guida pratica su apporto di proteine ed esercizio fisico per mantenere una funzionalità muscolare ottimale negli adulti di età superiore ai 65 anni. Anche ESPEN raccomanda di mantenere un apporto proteico con la dieta pari a 1,0-1,2 gr/Kg/die, da aumentare a 1,2-1,5 gr/Kg/die in caso di patologie acute o croniche e ancor più in presenza di patologie gravi e traumi. Viene inoltre raccomandata la pratica dell’attività fisica quotidiana, finché possibile. Gli esperti consigliano anche di inserire all’interno del regime di fitness, esercizi di resistenza.
 
Una revisione sistematica di recente pubblicata su Age and Ageing dalla International Sarcopenia Initiative ha analizzato la prevalenza della sarcopenia (secondo la definizione dello EWGSOP) e gli effetti della dieta, della supplementazione di amino acidi essenziali e dell’esercizio fisico. Gli studi sugli interventi dietetici hanno dato risultati contrastanti. La supplementazione di aminoacidi essenziali (EAA), compresi i supplementi a base di leucina (2,5 g) e HMB (acido beta-idrossi beta-metilbutirrico) ha dimostrato invece un discreto effetto nel migliorare la massa muscolare e i parametri funzionali. I supplementi proteici invece non hanno mostrato questi benefici.
 
“L’alimentazione corretta è in sé ‘nutraceutica’ – sostiene Bernabei -  perché cura e previene proprio come un farmaco. E la nutraceutica in senso stretto, a sua volta, se ben impiegata rappresenta un ausilio insostituibile, anche perché non sempre il metabolismo della persona trattata consente l’assunzione delle tipologie e delle quantità di nutrienti necessarie”.
 
I nutrienti che un over-65 può dovrebbe includere nella dieta per sono le fibre, le proteine (anche di origine vegetale), i fitosteroli e i polifenoli, gli aminoacidi, gli acidi grassi essenziali, gli antiossidanti, gli omega-3,  sali minerali e vitamine, il coenzima Q10, gli steroli, il selenio, l’acido folico e il ferro.
 
 
“Le evidenze più significative– ricorda il professor Francesco Landi, docente di Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica di Roma –  riguardano l’efficacia dei nutraceutici nel campo della sarcopenia, della salute del cervello e dell’apparato gastrointestinale. Prodotti come yogurt e latte addizionati di vitamina D, insieme a supplementi proteici, possono rallentare la perdita progressiva di massa muscolare che s’innesca dopo i 50 anni, cioè la sarcopenia. In particolare, gli integratori a base di leucina, un aminoacido essenziale, e nello specifico del suo metabolita attivo HMB, proteggono la salute del muscolo, migliorando la sintesi proteica e prevenendo le condizioni infiammatorie responsabili del suo catabolismo”.
 
 
Altro pilastro irrinunciabile per la salute dell’anziano è l’attività fisica, che va considerata un intervento sia preventivo, che terapeutico.  “Lo studio randomizzato LIFE, (Lifestyle Interventions and Independence for Elders) – ricorda il professor Marco Pahor, Department of Aging and Geriatric Research Director, Institute on Aging College of Medicine della University of Florida, U.S.A. – condotto in otto centri e coordinato dall’Università della Florida, ha dimostrato, in oltre 1.600 persone di età compresa fra 70 e 89 anni,che un intervento di attività fisica moderata di lunga durata, paragonato a un semplice intervento di educazione sui temi della salute, riduce del 18% l’incidenza di disabilità maggiore riguardante la mobilità, definita come incapacità di camminare per 400 metri”.
 
Maria Rita Montebelli

19 dicembre 2014
© Riproduzione riservata


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