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Dalle malattie rare ai farmaci innovativi: il bilancio 2014 di Roche

di Edoardo Stucchi

Cresce il volume di affari, grazie soprattutto ai farmaci innovativi e al comparto diagnostico. In flessione la divisione italiana a causa dal payback ospedaliero. Per il futuro si punta sull’immunoterapia e su nuovi farmaci. Tra questi una molecola per l’atrofia geografica dell’occhio, una per la metastasi del melanoma e un farmaco per la sclerosi multipla

28 GEN - Anche i colossi farmaceutici si interessano di malattie rare, confinate finora ai margini della ricerca per le scarsa redditivitä commerciale dei farmaci orfani. Roche lo fa acquisendo aziende in tutto il mondo o collaborando con piccole imprese per avviare programmi di ricerca finalizzati alla scoperta di molecole per dare anche a quei malati oggi dimenticati la stessa opportunità di cura. A ciò si aggiunge anche l’acquisizione di aziende biotech per lo sviluppo della diagnostica molecolare, oggi elemento portante delle cure personalizzate. Lo ha precisato Severin Schwan, Ceo del gruppo Roche, alla consueta conferenza annuale di presentazione dei risultati della multinazionale, nella sua sede di Basilea.

“Occuparsi di farmaci orfani non é un evento isolato e né casuale - ha detto il Ceo di Roche - ma una strategia che coinvolge il gruppo, impegnato a promuovere farmaci per la cura di malattie piü comuni, ma anche prodotti destinati a una piccola fetta di popolazione. Vogliamo cosi rispondere sia alle malattie di grande impatto sociale, dove c’è ancora bisogno di ricerca e innovazione, ma anche soddisfare i bisogni gravi di pazienti affetti da malattie dove una cura ancora non c’è”.


Il volume di affari. I farmaci innovativi e il comparto diagnostico, infatti, sono i settori che hanno contribuito alla crescita del volume di affari del Gruppo di Basilea, che ha registrato vendite per 47.462 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 50 miliardi di euro, contro i 46.780 milioni dell’anno precedente. Ai farmaci si deve però una quota consistente di 36.696 milioni di franchi, mentre la divisione diagnostica si attesta a quasi 11.000 milioni di franchi, con un incremento del 3% per la diagnostica e dell’1% per la farmaceutica. In questo quadro, però, si inserisce un fatto negativo e cioé la flessione del volume di affari della divisione farmaceutica italiana che fa registrare una riduzione del 3% rispetto al 2013 chiudendo l’esercizio 2014 con un fatturato di 820 milioni di euro, a causa degli effetti del meccanismo di ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera, imposto dal governo italiano.

La manovra contestata. Una situazione questa contestata dall’amministratore delegato di Roche Spa, Maurizio de Cicco, il quale definisce “il payback ospedaliero un meccanismo iniquo che colpisce, paradossalmente, le aziende che investono maggiormente in innovazione”. “Tutto questo coincide – prosegue de Cicco - con la introduzione nel mercato di farmaci innovativi come Perjeta e Kadcyla per la cura del tumore del seno nelle donne positive al recettore Her2, alla disponibilitä di nuove formulazioni sottocutanee per tumore e artrite reumatoide e alle nuove indicazioni di MabThera per la cura delle vasculiti ANCA Associate e RoActemra per l’artrite idiopatica giovanile poliarticolare. Senza il payback Roche Pharma avrebbe registrato una crescita del 3%, vanificata da questa tassa sull’innovazione”.

Alla luce di questi fatti il gruppo Roche ha confermato per il 2015 gli investimenti dell’anno scorso nel nostro Paese, dando respiro e impulso alla ricerca clinica, che nel 2014 ha potuto contare su 30 milioni di euro, aprendo 200 programmi di studio in diversi ospedali di tutto il Paese. Nonostante queste complicazioni, lo stesso Schwan ha precisato che “l’Italia resta per noi un partner chiave, data la sua capacità innovativa in ambito farmacologico e, in virtù del fatto che la classe politica italiana sta cominciando a riconoscere il valore di un settore cosi strategico per il Paese, mi sento molto ottimista per il futuro”. A questo proposito il Gruppo svizzero ha annunciato un importante ulteriore sviluppo del sito produttivo di Segrate, in provincia di Milano, la cui definitiva decisione é in fase di valutazione.

Gli ultimi farmaci. Già dalla fine del 2014 sono entrati nel portfolio Roche alcuni prodotti innovativi che hanno cambiato la vita di molti malati, a partire da Esbriet, approvato per la fibrosi idiopatica polmonare, derivato dalla recente acquisizione di Inter Mune, azienda statunitense leader nel trattamento di questa grave malattia; alla ulteriore indicazione terapeutica per Avastin, nel tumore della cervice e per l’ovaio, che si aggiungono alle indicazioni primarie per il tumore del colon, del polmone, della mammella e del rene.

Le linee del futuro. L’aspetto innovativo che sta alle porte riguarda l’immunoterapia, che prevede un nuovo modo di attacco al tumore, rinforzando le difese immunitarie dell’organismo, capace così di riconoscere una cellula tumorale e di intervenire. Ci sono in corso 30 studi e sulla base dei loro risultati si saprà se la strada imboccata è quella giusta. Nel cassetto ci sono anche nuovi farmaci fra i quali una molecola per l’atrofia geografica dell’occhio, una nuova molecola da affiancare a quella già in uso per la metastasi del melanoma e un nuovo farmaco in sperimentazione per la sclerosi multipla. In una fase ancora precoce è invece un prodotto per l’Emofilia del gruppo A.

L’importanza della diagnostica. E’ ormai consolidata l’ipotesi che il farmaco non debba piu colpire in modo sistemico, ma in modo mirato. Per fare questo viene in aiuto dei clinici la diagnostica che oggi è in grado di selezionare i pazienti che meglio rispondono alle terapie. Roche, che ha al suo interno tutte le competenze, sia quella clinica sia quella diagnostica, ha da sempre privilegiato un approccio basato sulla medicina personalizzata, che incrementa l’efficacia e la sicurezza della terapia, venendo incontro alle esigenze della medicina pubblica che deve fare I conti con i costi della innovazione. A questo proposito Roche conferma il suo impegno nel fornire ai laboratori strumenti di diagnostica professionale, come gli ultimi sistemi di analisi molecolare Cobas, completamente automatizzati, sempre piü integrati e connessi fra loro, fino ad aumentare l’efficienza di lavoro. Un altro esempio, il nuovo test per HPV che è stato indicato come piü sensibile e quindi proposto come screening primario per le donne e il nuovo test per la sifilide che aiuta a identificare i pazienti infetti e quindi anche a testare con maggior precision e sicurezza il sangue destinato alle donazioni. Per rispondere alla crescente domanda dell’Oriente, Roche ha deciso di investire 450 milioni di franchi svizzeri nella costruzione di un nuovo sito produttivo di diagnostica in Cina, finalizzato alla realizzazione di test di immunochimica e chimica clinica, cruciali per le analisi di laboratorio.

Acquisizioni. Nel portafoglio del Gruppo sono entrate a far parte nel corso del 2014 aziende importanti dal punto di vista clinico come InterMune che ha sviluppato la molecola per la cura della fibrosi polmonare idiopatica: Seragon Pharmaceutical, specializzata in molecole per la cura del cancro del seno. Recentemente è entrata nella multinazionale svizzera un’azienda biotecnologica francese, impegnata nella ricerca sperimentale di molecole per l’atrofia muscolare spinale (SMA), una malattia rara, altamente disabilitante nelle funzioni motorie e che ha un grande impatto sociale sulle famiglie. Per rafforzare la propria competenza nell’ambito della diagnostica, il Gruppo nel 2014 ha acquisito IQuum, specializzata in strumenti di diagnostica molecolare in grado di operare al letto del paziente anche con personale non specializzato; Genia technologies, che con la sua competenza rafforza l’offerta dei prodotti dedicati al sequenziamento del Dna; Ariosa Diagnostics, proprietaria di un test prenatale per valutare, attraverso un campione di sangue nelle prime settimane della gravidanza, il rischio di sindrome di Down e di altre anomalie genetiche.

Risultati e obiettivi strategici confermano la primaria importanza del Gruppo nell’ambito mondiale, primo nei settori biotecnologici, nella diagnostica in vitro, in oncologia e nel mercato ospedaliero, rappresentando anche il motore trainante dell’economia della cittadina elvetica e di tutto il territorio svizzero, occupando 9.000 persone, 1.900 delle quali impegnate nel nuovo centro di ricerca e sviluppo.

Edoardo Stucchi 

28 gennaio 2015
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