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I cibi spazzatura fanno i bambini meno intelligenti


QI più basso per i bambini che a tre anni mangiano cibi ricchi di grassi, zuccheri e conservanti secondo uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health. Cambiare alimentazione quando si è più grandi non serve a migliorare le cose.

09 FEB - Per i bambini, una dieta ricca di grassi, zuccheri e conservanti può abbassare il quoziente intellettivo, mentre una dieta ricca di vitamine sortisce l’effetto contrario. È il risultato di uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health che apre un nuovo fronte nel dibattito sulla corretta alimentazione.La ricerca si basa sui dati di un ampio studio (l’Avon Longitudinal Study of Parents and Children - ALSPAC) coordinato dall’University of Bristol che sta monitorando lo stato di salute di ben 14 mila bambini nati nel 1991 e nel 1992.
Per lo studio, i ricercatori hanno sottoposto ai genitori dei bambini un questionario dettagliato attraverso cui hanno rilevato le abitudini alimentari dei piccoli all’età di 3, 4, 7 e 8 anni. Sulla base delle risposte i bambini sono stati suddivisi in tre gruppi: quelli che consumavano una dieta ricca di grassi, zuccheri e cibi confezionati, quelli che consumavano una dieta tradizionale ricca di carne e verdure e, infine, quelli che consumavano una dieta più sana molto vicina al modello mediterraneo (ad alto contenuto frutta, verdure e pasta o riso).A tal punto è stato misurato il quoziente intellettivo dei ragazzi, un parametro che gli stessi ricercatori prendono con le pinze ma che comunque fornisce indicazioni preziose soprattutto se impiegato su numeri così ampi.

I risultati hanno evidenziato come una dieta poco sana all’età di 3 anni corrisponda a un QI inferiore all’età di 8, indipendentemente dai cambiamenti alimentari che si verificano successivamente. Inoltre, è stata individuata una relazione lineare tra il peggioramento della dieta e l’abbassamento del QI.Discorso inverso per i bambini fedeli al modello mediterraneo.
“Ciò suggerisce che ogni effetto esercitato dalla dieta che si consuma nella prima infanzia sulle capacità cognitive/comportamentali può persistere anche in età più avanzata, nonostante i cambiamenti alimentari tesi a migliorare l’alimentazione”, hanno commentato gli autori dello studio.
Difficile spiegare nel dettaglio perché ciò avvenga, né lo studio era congegnato per fornire questa risposte. Tuttavia i ricercatori avanzano un’ipotesi: “È possibile che una buona alimentazione nell’infanzia possa stimolare una crescita ottimale del cervello”. 

09 febbraio 2011
© Riproduzione riservata


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