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Ebola. Oms: la Liberia è finalmente libera dalla malattia

Da ben circa 42 giorni non si registrano nuovi casi di ebola in Liberia e l’Oms dichiara che in questo Paese l’epidemia è stata debellata. Al contrario, la trasmissione del virus permane ancora in Guinea e Sierra Leone, anche se con un numero di casi ridotto (9 persone in ciascuno dei due paesi nell’ultima settimana). L’epidemia è stata la più forte dal 1976 ad oggi: solo in Liberia quasi 5mila persone sono decedute 

11 MAG - L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara, in un documento pubblicato sabato 9 maggio, che la Liberia ha sconfitto l’epidemia di ebola: in questo Paese, infatti, non si registrano nuovi casi di contagio da ben 42 giorni. L’interruzione della trasmissione del virus rappresenta un risultato di estrema importanza per un Paese che ha riportato il più elevato numero di decessi durante la più lunga, diffusa e complessa epidemia dal 1976 ad oggi.
L’ultimo caso, a Monrovia, la capitale della Liberia, è quello di una donna che ha contratto la malattia lo scorso 20 marzo ed è deceduta il 27 marzo. Le 332 persone che hanno avuto contatti con la paziente sono state identificate e monitorate: nessuna di loro ha avuto sintomi e la sorveglianza risulta terminata.
 
L’Oms si dichiara "sicura" della fine dell’epidemia in Liberia, mentre sottolinea che la trasmissione del virus ebola è ancora presente nei vicini paesi della Guinea e della Sierra Leone (18 nuovi casi totali nella settimana terminata il 3 maggio 2015).
Dunque, non bisogna abbassare la guardia, dato "l'elevato rischio" di casi importati da Paesi vicini attraverso i "confini più permeabili" del Paese, come si legge nella dichiarazione Oms. In tal senso, il governo mantiene un alto livello di vigilanza attraverso l’esperienza e le capacità esistenti e maturate e grazie anche al supporto di forze di assistenza internazionali.

L’Oms, inoltre, sarà presente attraverso uno staff specializzato all’interno del Paese fino alla fine dell’anno 2015, per proseguire la sua azione volta al monitoraggio della situazione nella fase post-epidemica, nel controllo di potenziali casi importati e nel ripristino di servizi sanitari essenziali.
 
L’ebola in Liberia
La Liberia è uno dei paesi fortemente colpiti dall’epidemia di ebola, insieme alla Guinea e alla Sierra Leone. Iniziata nel Dicembre 2013, tale epidemia ha raggiunto il suo picco nel periodo Agosto/Settembre 2014, mesi nei quali la Liberia ha registrato dai 300 ai 400 nuovi casi a settimana.
Come riporta l’Oms, in questo Paese ci sono stati complessivamente 4716 decessi e 10.564 casi; inoltre, la capitale Monrovia ha assistito ad alcune tragiche vicende legate all’epidemia, con importanti conseguenze non solo a livello umano, ma anche sanitario, sociale ed economico (chiusura degli accessi alla Liberia, voli cancellati, carburanti e industria alimentare rallentati, chiusura delle strutture sanitarie, mercati, scuole e imprese). La preoccupazione e l’incertezza del futuro per le famiglie, le comunità, il paese e la sua economia hanno dominato la nazione per tutto questo periodo. In un determinato momento, inoltre, non c’era disponibilità di posti letto nelle strutture per i pazienti ammalati.
Nonostante la presenza di queste serie problematiche, il governo e la popolazione locale non hanno mai smesso di combattere la malattia con determinazione; i dottori e gli infermieri hanno continuato a curare i malati anche in situazioni difficili, quando l’attrezzatura protettiva e/o la formazione non erano sufficientemente adeguate. Complessivamente, 375 operatori sanitari sono stati colpiti da ebola e di questi 189 hanno perso la vita.
Non solo gli operatori sanitari, ma anche i volontari, i conducenti delle ambulanze, gli assistenti nei centri di cura e nel settore dei servizi funebri hanno mostrato un forte senso del dovere e di responsabilità patriottica, come riferisce l’Oms, determinati dalla volontà di porre fine all’epidemia di ebola. Non è mancata, inoltre, l’assistenza internazionale che ha contribuito all’azione volta ad eliminare la diffusione della malattia.   
 
Il primo caso accertato in Liberia risale al 30 marzo 2014. Iniziata con un numero ridotto di casi (41 entro la fine di giugno 2014, contro i 390 in Guinea e 158 in Sierra Leone), l’epidemia subisce un’impennata a partire dai mesi estivi, raggiungendo il suo massimo nei mesi di agosto e settembre 2014: il 6 agosto 2014, il Presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf dichiara uno stato d’emergenza della durata di tre mesi e annuncia l’attuazione di rigide misure di contenimento dell’epidemia. Il mese di agosto si rivela piuttosto critico: si pensi che a metà del mese circa 1000 erano i pazienti con infezione in corso e i posti letto disponibili solo 241. Nel mese di settembre è stato costruito una nuova clinica per la cura dei pazienti, realizzata dal Ministro della Salute e del Social Welfare dell’Oms; in seguito sono stati costruiti altri due centri, con un aumento di altri 400 posti letto, e le restanti necessità di spazio per i pazienti sono state soddisfatte da diversi partner. Verso la fine di ottobre 2014 l’epidemia inizia a diminuire e i tassi di sopravvivenza aumentano. 
Durante l’epidemia, data la presenza di casi di infezione e corpi di persone decedute nelle case all’interno delle comunità, che hanno determinato altri casi di infezione, il timore riguarda l’eventualità che il virus diventi endemico in Liberia, spiega l’Oms, aggiungendo un’altra minaccia persistente per la salute.
 
L'Oms spiega che, oltre all’azione del Presidente Ellen Johnson Sirleaf, per la quale l’ebola ha rappresentato “una minaccia del tessuto sociale ed economico” del Paese, gli operatori sanitari e i loro partner sono stati rapidi nel riconoscere l’importanza del coinvolgimento delle comunità nella lotta all’ebola: sono state create vere e proprie task-force comunitarie per informare la popolazione, registrare e monitorare casi sospetti, richiedere supporto medico in caso di necessità, insieme ad altre operazioni.
Non è mancato, inoltre, il supporto internazionale, sia a livello logistico che a livello economico e sanitario. Questo intervento internazionale si è fortemente coordinato con le autorità nazionali e questa collaborazione ha rappresentato un altro elemento del successo della lotta contro l’ebola.
 
Viola Rita

11 maggio 2015
© Riproduzione riservata


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