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Osteoporosi. Per chi ne soffre più elevato il rischio di sordità improvvisa neurosensoriale

In uno studio dell’Università di Taiwan su oltre 40 mila soggetti, è emerso un collegamento tra osteoporosi e sordità improvvisa neurosensoriale, per un’incidenza di 10 su 10.000 pazienti.

12 MAG - Secondo una recente ricerca, chi soffre di osteoporosi ha un rischio quasi doppio di ammalarsi di sordità improvvisa neurosensoriale. La causa di questa malattia non è ancora nota; in genere interessa solo un orecchio. “Nella nostra pratica clinica abbiamo riscontrato che molti pazienti con osteoporosi lamentavano problemi di udito, così abbiamo cominciato a fare delle ricerche e siamo arrivati alla conclusione che, effettivamente, c’è una relazione causale tra le due malattie”, ha dichiarato uno degli autori dello studio, il dottor Kai - Jen Tien, dell’Università di Taiwan.
 
Il gruppo di lavoro di Tien per il suo studio ha analizzato dati relativi a 10.660 pazienti di Taiwan cui era stata diagnosticata tra il 1998 e il 2008 l’osteoporosi e 31.980 persone senza osteoporosi. I pazienti sono stati seguiti fino al 2011 ed è emerso che 91 di quelli senza osteoporosi erano stati colpiti da sordità improvvisa neurosensoriale, contro 155 nel gruppo con osteoporosi. Questi numeri, tradotti in tasso di sordità, corrispondono a 10 su 10.000 per i soggetti affetti da osteoporosi e 6 su 10.000 per le persone senza osteoporosi. L’incidenza della sordità improvvisa neurosensoriale è 1,75 volte maggiore nei pazienti con osteoporosi. Inoltre quanto più grave e avanzata è l’osteoporosi, maggiore è il rischio di sordità. Purtroppo lo studio non stabilisce se una diagnosi precoce e il trattamento dell’osteoporosi possano ridurre questo rischio. Tien sostiene che i medici non dovrebbero trascurare i problemi di udito nei pazienti con osteoporosi e che i pazienti a loro volta dovrebbero attivarsi immediatamente ai primi segnali.

 
Il dottor Rauch, direttore presso Il Massachusetts eye and ear Infirmary a Boston, pur elogiando la metodologia dello studio di Tien, ha sottolineato che la differenza tra i due gruppi di studio è minima ( 4 persone su 10.000 all’anno) e che questa ricerca non getta luce sulla comprensione dei meccanismi alla base della patologia. Afferma Rauch: “Questa malattia può essere trattata con steroidi solo però in una finestra temporale molto breve: non più di 2-4 settimane dalla sua insorgenza. Se si interviene in questo lasso di tempo, circa il 75% dei pazienti riacquista l’udito. Se non si interviene tempestivamente, non c’è più nulla da fare”.
 
Shereen Lehman
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)


12 maggio 2015
© Riproduzione riservata


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