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Ricerca e innovazione. Il Cluster Alisei: il made in Italy nella ricerca farmaceutica. Presentati 4 nuovi progetti finanziati dal Miur 

Il Cluster nasce nel 2012 con l'idea di produrre una risposta concreta, tutta italiana, alla domanda di innovazione nel settore biomedicale e farmaceutico. Giuseppe Martini, presidente di Alisei: “Ci poniamo come facilitatore e acceleratore del complesso processo di trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie dal settore della ricerca multidisciplinare a quello dell’industria”.

14 MAG - Promuovere interazioni e connessioni di sistema tra tessuto produttivo e istituzioni pubbliche nel campo della salute dell’uomo, creando un’agenda strategica nazionale di ricerca e di trasferimento tecnologico. E' questo l'obiettivo del Cluster Alisei, nato nel 2012 e in costante evoluzione. Un convegno svoltosi oggi a Roma, presso la sede di Confindustria, ha rappresentato l'occasione per tracciare un bilancio dell'attività e per presentare quattro progetti  finanziati dal Miur, per un valore complessivo di circa quaranta milioni di euro, che riguardano piattaforme tecnologiche complesse, e che coinvolgono dieci regioni italiane, sette grandi imprese, dodici PMI e dodici enti di ricerca e università.

La filiera della salute vale oggi l’11% del Pil nazionale, intesa come produzione di beni, servizi e di cura e rappresenta un settore industriale in cui le attività di R&S sono ad altissima intensità. La qualità della ricerca italiana gioca quindi una partita importante con i migliori centri al mondo. In questa ottica si inserisce la funzione del cluster che, riprendendo una definizione coniata nel 2006 dalla Commissione europea, consiste in una concentrazione localizzata di imprese, fornitori di servizi, istituzioni di formazione e ricerca, istituzioni finanziarie e altri soggetti privati.


“Il settore delle Scienze della vita – spiega Giuseppe Martini, Presidente del Cluster Alisei – è particolare e complesso. Il suo successo industriale richiede un eccellente livello di conoscenza scientifica, un’elevata intensità tecnologica, e sempre più deve basarsi su una cooperazione tra Enti di ricerca, mondo delle imprese e Istituzioni. Il Cluster Alisei si pone proprio come facilitatore e acceleratore del complesso processo di trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie dal settore della ricerca multidisciplinare a quello dell’industria farmaceutica-biomedicale grazie all’espressione delle migliori esperienze già presenti nel territorio nazionale”.

Affinché l’Italia sia in grado di riattivare la crescita e di creare nuovi posti di lavoro è indispensabile, sottolinea Martini, “garantire un riconoscimento del valore strategico del settore delle scienze della vita, che in questi ultimi anni ha già dimostrato di essere in grado di resistere alle maggiori crisi finanziarie ed economiche grazie alla sua enorme capacità innovativa e di generazione di valore”. La sfida è valorizzare pienamente e compiutamente il settore del farmaco che, nonostante la crisi, grazie soprattutto all’export gode di condizioni favorevoli: negli ultimi due-tre anni sono stati realizzati accordi importanti da parte di Pmi del settore, per un valore complessivo di 5 miliardi di euro.

Alisei si caratterizza per una compagine sociale molto ampia
Associazioni imprenditoria: Assobiomedica (Roma); Federchimica-Assobiotec (Milano)
Enti nazionali di ricerca: CNR (Roma); ENEA (Roma); Istituto Italiano di Tecnologia (Genova); Istituto Superiore di Sanità
Enti espressi da altrettante amministrazioni regionali: ASTER (Bologna); Bioindustry Park Silvano Fumero (Colleretto Giacosa); Consorzio per il Centro di Biomedicina Molecolare (Trieste); Consorzio Sardegna Ricerche (Cagliari); Distretto Tecnologico Campania Bioscience (Napoli); Distretto Tecnologico Pugliese Salute dell’Uomo e Biotecnologie (Bari); Distretto Tecnologico Sicilia Micro e Nano Sistemi (Catania); Lazio Innova (Roma); Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (Milano); Fondazione Toscana Life Sciences (Siena); SI4LIFE (Genova); Veneto Nanotech (Padova)
Socio aggregato: Ice (Roma)

"È molto importante che il cluster sia un soggetto in grado di consolidare la consapevolezza che la salute è un vero asset per la crescita e non solo un costo per il paese -osserva Andrea Bairati, Direttore Innovazione Education di Confindustria - I valori quantitativi e qualitativi del comparto sono di primo ordine e bisogna sviluppare un capillare lavoro interno per rendere la filiera della salute uno dei principali volani di crescita del Paese. Per questo il punto di partenza è incentivare la collaborazione tra soggetti appartenenti a diverse aree disciplinari, costruendo interconnessioni tra pubblico e privato. Allo stesso tempo sono imprescindibili le interazioni con cluster più o meno simmetrici di altri Paesi, tenendo sempre ben presente Bruxelles come coordinata di riferimento”.

La forza del cluster è infatti quella di “aggregare soggetti pubblici e privati e di metterli in relazione con le istituzioni - aggiunge Fabrizio Cobis, Direzione generale ricerca del Miur - Attualmente ci sono lavori in corso per risolvere il problema dei tempi di erogazione dei fondi da parte del Ministero, stiamo infatti individuando nuove procedure per rispondere alle esigenze di un mercato molto attivo e che si muove con tempi rapidi. Inoltre stiamo presentando il nuovo programma della ricerca settennale 2014-2020, che dovrebbe uscire entro l’estate. In questo ambito la figura dei cluster è messa al centro come uno degli interlocutori delle istituzioni per aiutarle nelle scelte”.

Condizione necessaria è però garantire un terreno fertile in cui far germogliare la ricerca dato che, sino a oggi, “l’Italia non è stata un Paese confortevole in questo senso – ricorda Roberto Scrivo, Capo segreteria tecnica del Ministero della Salute -. Di fatto la salute è un settore dove non ci sono problemi di risorse economiche, ma piuttosto ci sono problemi di governance e di programmazione. Dobbiamo scegliere 4 o 5 priorità per i prossimi anni. Darci delle priorità di ricerca, affinché vengano riconosciute da tutti i paesi e l’Italia diventi un soggetto attraente per il settore della ricerca. In questo ambito le risorse investite devono portare un ritorno di tipo economico, sociale e formativo anche nel lungo termine”.
 
Gennaro Barbieri

14 maggio 2015
© Riproduzione riservata


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