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Tumori della pelle. Più di 100 Parlamentari fanno lo screening. Trovati 5 tumori di cui 3 melanomi

In Italia ogni anno vengono diagnosticati orientativamente 70mila carcinomi della cute, 40mila nei maschi e 30mila nelle femmine. Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, ha spiegato: “Con questa iniziativa abbiamo voluto lanciare il messaggio che i tumori della pelle, se trattati precocemente, si possono sconfiggere grazie alla prevenzione e diagnosi precoce”.

17 GIU - Con una incidenza annuale stimata intorno ai 40-140 casi ogni 100.000 abitanti, nel nostro Paese i tumori non melanoma (cheratosi attinica, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare), ovvero quelli più diffusi e anche meno conosciuti, rappresentano il 20% di tutti i tumori. Per sensibilizzare i cittadini, le istituzioni ed il Servizio Sanitario Nazionale sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori cutanei, Euromelanoma, in collaborazione con la Camera dei Deputati e SIDeMaST, ha indetto una giornata di informazione sui tumori della pelle, con uno screening diretto ai parlamentari. Sono stati oltre 100 i volontari delle due Camere che si sono sottoposti ai controlli, divisi equamente tra maschi e femmine. Al termine degli esami sono emersi 5 tumori, di cui 3 melanomi.
 
“Si è trattato di un’iniziativa che ha consentito di lanciare un segnale importantissimo – ha spiegato Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera – in quanto ha funzionato da stimolo nei confronti della popolazione affinché, sull’esempio dei parlamentari, sia consapevole dell’importanza di conoscere lo stato di salute della propria pelle e di sottoporsi a regolari controlli. Purtroppo, infatti, nel nostro Paese si parla ancora troppo poco di questo organo e delle patologie ad esso correlate, in particolare di quelle tumorali. Nello specifico, grazie a questa iniziativa, vorremmo veicolare il messaggio che i tumori della pelle, se trattati precocemente, si possono sconfiggere grazie alla prevenzione e diagnosi precoce”. E i risultati hanno fornito “numeri inquietanti, se si considera che per varie ragioni i parlamentari rappresentano una categoria dotata di un accesso facilitato alle prestazioni sanitarie”.

Vargiu ha quindi ribadito l’importanza di “investire in ricerca, innovazione terapeutica e programmi di screening. Tutto si riflette, infatti, sul Sistema Sanitario Nazionale e sulle sue necessità in termini di contenimento dei costi. Se consideriamo i tumori della pelle dal punto di vista dell’epidemiologia – ha aggiunto - l’allungamento della vita media della popolazione determinerà un progressivo incremento dell’incidenza di tali neoplasie. In quest’ottica, la diagnosi precoce riveste dunque un ruolo fondamentale nell’ambito di costi assistenziali e numero di ricoveri ospedalieri. Poter diagnosticare precocemente una patologia, attraverso programmi di screening adeguati e diffusi sul territorio, permetterebbe di attuare trattamenti tempestivi in grado di prevenire le conseguenze, a volte anche gravi, di numerose patologie, tra cui i tumori della pelle. Questo comporterebbe sicuramente un contenimento dei costi non solo sanitari ma anche sociali legati all’ospedalizzazione, all’assistenza da parte dei caregiver e all’eventuale riabilitazione del paziente”.
 
In base a quanto si legge dalle pagine del dossier “I numeri del cancro in Italia 2014” (AIOM-AIRTUM), per quanto riguarda i carcinomi della cute si stima che ogni anno vengano diagnosticati orientativamente circa 70.000 casi, 40.000 nei maschi e 30.000 nelle femmine. “L’incidenza del melanoma, il cancro cutaneo più conosciuto e terza diagnosi di carcinoma più frequente sopra i 45 anni – ha sottolineato Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico A. Gemelli di Roma – è quasi triplicata in poco meno di un ventennio mentre i tumori non melanoma, meno aggressivi e conosciuti, ma molto più diffusi, rappresentano il 20% di tutti i tipi di tumori. In particolare, quando si parla di tumori della pelle non melanoma ci si riferisce alla cheratosi attinica, al carcinoma basocellulare e al carcinoma squamocellulare. L’età più a rischio per l’insorgenza di questi tumori – ha proseguito la Professoressa Peris - è quella tra i 40 e gli 80 anni; sono più frequenti negli uomini e si localizzano principalmente nelle aree fotoesposte: viso, cuoio capelluto, collo e braccia. La parola d’ordine quindi è oggi più che mai, prevenzione. Fondamentale è anche lo screening, che prevede l’esame clinico e dermatoscopico effettuato da uno specialista dermatologo”.
 
Il carcinoma basocellulare è un tumore cutaneo a lenta crescita e di diverse forme che, spesso, insorge su aree cutanee cronicamente esposte al sole; il carcinoma squamocellulare origina spesso da una cheratosi attinica non trattata e si presenta come un nodulo duro, aderente, che si ulcera.La cheratosi attinica è invece una lesione tumorale della pelle che si sviluppa spontaneamente in seguito ad una prolungata esposizione ai raggi del sole ed è il secondo tumore della pelle per diffusione. Muratori, agricoltori, contadini, marinai e pescatori sono fra le categorie maggiormente a rischio di sviluppare una cheratosi attinica perché, per motivi professionali, trascorrono gran parte del proprio tempo al sole. Ma anche quanti si espongono per periodi prolungati alle radiazioni solari, come sciatori, velisti, tennisti ecc., incorrono nello stesso pericolo. Così come i soggetti che hanno una pelle più chiara, capelli biondi o rossi e che tendono più spesso a scottarsi al sole.
 
Proprio per questi motivi è bene eseguire periodicamente un’autovalutazione della propria pelle per verificare la eventuale comparsa di macchie sospette e, soprattutto d'estate, non soprassedere aspettando l'autunno per farsi controllare da un esperto, ma rivolgersi immediatamente ad uno specialista dermatologo di ospedali e Asl per un check up ed eventualmente per iniziare una terapia. Oggi, infatti, i tumori della pelle non melanoma come la cheratosi attinica possono essere sconfitti rapidamente e senza conseguenze negative, permettendo a tutti i pazienti di tornare ad avere una pelle sana.
 
Giampiero Girolomoni, Presidente SIDeMaST e Professore Ordinario di Dermatologia dell’Università di Verona, ha spiegato che “si ritiene ne sia affetto circa il 16% della popolazione generale di età compresa tra i 30 ed i 70 anni, ma oggi, fortunatamente, sono numerose le opzioni terapeutiche per fronteggiare la cheratosi attinica. La principale è costituita dall’ingenolo mebutato, un gel che il paziente applica quotidianamente sull’area interessata per tre giorni consecutivi (viso) o per due giorni (corpo) a seconda della localizzazione delle lesioni. Questo trattamento topico garantisce un’elevata efficacia anche per la prevedibile aderenza da parte del paziente ad una terapia di così breve durata. E’ noto infatti che in dermatologia, quanto più si prolungano le terapie nel tempo, tanto meno il paziente aderisce alle terapie stesse. Inoltre, l’importante valore aggiunto di questa terapia è rappresentato anche dal fatto che l’ingenolo mebutato non si limita a curare le lesioni visibili ma cura anche quelle non visibili a occhio nudo trattando la zona circostante. Brevità del trattamento ed efficacia clinica differenziano quindi l’ingenolo mebutato dalle altre terapie topiche, venendo incontro alle esigenze dei clinici e dei pazienti. Tutto in una formulazione gel rimborsata da parte del Sistema Sanitario Nazionale”.
 
Insieme alla psoriasi lieve-moderata, la cheratosi attinica è uno dei focus terapeutici dell’innovazione portata in Dermatologia da LEO Pharma, impegnata in ricerca e sviluppo per il trattamento delle patologie della pelle. Esprime soddisfazione Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia: “Nata più di 100 anni fa in Danimarca – ha dichiarato – la nostra azienda ha deciso negli ultimi 50 anni di concentrarsi su un unico obiettivo, quello di aiutare tutti i pazienti affetti da patologie dermatologiche ad avere la pelle sana. Questa è diventata, infatti, la nostra missione, che giorno dopo giorno ci guida in tutte le nostre azioni ed è alla base della nostra strategia. 
 
Anche questa iniziativa di screening che abbiamo deciso di sostenere si inserisce in un percorso che stiamo portando avanti anche a livello Europeo con una task force internazionale per sensibilizzare le Istituzioni sulla necessità di prevenire i tumori della pelle attraverso screening gratuiti, soprattutto per le categorie più a rischio come quelle professionali dei cosiddetti ‘outdoor workers’. In questo senso, uno studio clinico, presentato pochi giorni fa al World Congress of Dermatology a Vancouver, ha dimostrato che i lavoratori esposti al sole per via delle loro professioni sono soggetti ad un rischio notevolmente più elevato - tra il 25 e il 30 % in più - di sviluppare un cancro della pelle; questi dati dimostrano, dunque, che tra il 75 e il 90% dei lavoratori che operano all’aperto potrà sviluppare, nel corso della loro vita, una patologia cancerosa cutanea e questa allarmante evidenza merita sicuramente una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni al fine di garantire un’adeguata prevenzione ed una corretta informazione su questi temi”.

17 giugno 2015
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