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25 SETTEMBRE 2016
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Ossa in pericolo nei pazienti con acromegalia: il 40% va incontro a fratture vertebrali e osteoporosi

Fragilità, fratture vertebrali e osteoporosi secondaria in agguato per i pazienti con acromegalia. Rischi due volte maggiore nei maschi rispetto alle femmine e circa il 60% maggiore nei pazienti con ipogonadismo rispetto a quelli con normale funzione gonadica. Lo studio condotto all’Università di Brescia 

05 LUG - I pazienti con acromegalia, sia attiva sia controllata/curata, sono a rischio di sviluppare fratture vertebrali, anche quando i valori di densità minerale ossea all’esame della mineralometria ossea computerizzata (MOC) sono solo lievemente ridotti, o addirittura normali, a suggerire una specifica alterazione della qualità dell’osso causata dall’eccesso di ormone della crescita che è all’origine della malattia acromegalica. Pertanto, la stratificazione del rischio di fratture in acromegalia, così come in altre forme di osteoporosi secondaria, non può avvenire attraverso l’utilizzo della densitometria ossea MOC e la ricerca diretta delle fratture vertebrali rappresenta, al momento, l’unico strumento diagnostico in grado di individuare i pazienti acromegalici con fragilità scheletrica.
 
L’acromegalia è una malattia causata nel soggetto adulto da un adenoma ipofisario che secerne quantità eccessive di ormone della crescita (GH). L’acromegalia è caratterizzata da ingrandimento delle parti acrali (viso, mani, piedi) e da una serie di complicanza come cardiopatia e diabete mellito che causano, se la malattia non è ben controllata, mortalità precoce.

Il  gruppo degli endocrinologi guidato dal professor Andrea Giustina, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia,  nel 2005 ha dimostrato per la prima volta nella letteratura internazionale che i pazienti con acromegalia presentano anche un’elevata prevalenza di fratture vertebrali da osteoporosi.
Successivi studi, condotti sia in Europa che negli Stati Uniti d’America, hanno confermato questo dato e più recentemente due studi indipendenti, uno condotto a Brescia e l’altro all’Università di Leiden in Olanda, hanno definitivamente chiarito, con una rigorosa valutazione prospettica, che i pazienti affetti da acromegalia sono ad elevato rischio di sviluppare fratture vertebrali. Questi studi rappresentano il punto di arrivo di numerose ricerche clinico-sperimentali che negli ultimi 30 anni hanno portato a caratterizzare, sotto vari aspetti, gli effetti scheletrici dell’eccesso di GH. Purtroppo, l’analisi dei singoli studi non ha consentito di fornire informazioni definitive ed affidabili sulla fragilità scheletrica del paziente acromegalico a causa dell’eterogeneità degli end-point clinici considerati nelle singole ricerche e soprattutto a causa della scarsa numerosità delle popolazioni studiate nei singoli studi, in relazione alla bassa incidenza e prevalenza della malattia acromegalica nella popolazione generale.
Partendo da queste considerazioni, il gruppo del professor Andrea Giustina in collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Milano ha condotto una revisione sistematica della letteratura scientifica inerente gli effetti scheletrici dell’acromegalia, utilizzando la meta-analisi che ha consentito di assemblare i risultati di tutti gli studi condotti negli ultimi 40 anni sugli effetti dell’eccesso di GH sul metabolismo osseo pubblicata nelle scorse settimane sulla rivista della Societa’ Americana di Endocrinologia, il Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. Già in precedenza, il gruppo del professor Giustina  aveva portato a termine due importanti meta-analisi sugli effetti degli analoghi della somatostatina sul metabolismo glucidico e sulla crescita dell’adenoma ipofisario. Partendo dal successo delle precedenti indagini, si è voluto utilizzare lo stesso strumento per avere dei risultati cumulativi in grado di caratterizzare in maniera affidabile e definitiva la fragilità scheletrica del pazienti acromegalico. 
Da una revisione critica di circa 800 lavori scientifici pubblicati dal 1979, utilizzando rigorosi criteri clinico-statistici, sono stati selezionati 41 studi condotti su oltre 1700 pazienti. La meta-analisi ha consentito di dimostrare che l’eccesso di GH causa un aumento del turnover osseo con un effetto quantitativamente maggiore sul riassorbimento rispetto alla neoformazione ossea. Questo sbilanciamento del turnover osseo è direttamente responsabile della perdita di massa ossea che tuttavia non può essere misurata in maniera affidabile attraverso la valutazione della densità minerale ossea mediante esame MOC. Infatti, la meta-analisi ha dimostrato una certa eterogeneità dei dati MOC nei pazienti acromegalici con un alta percentuale di pazienti con valori densitometrici normali o addirittura aumentati. Questi dati MOC hanno indotto la comunità scientifica internazionale a considerare per moltissimi anni l’acromegalia come una condizione favorevole per lo scheletro. Tale concetto è stato completamente rivoluzionato nel 2005 quando il gruppo di ricerca del prof Andrea Giustina, partendo da una semplice intuizione clinica derivante dall’osservazione che i pazienti acromegalici si presentano frequentemente con una marcata cifosi dorsale ed utilizzando un sistema di analisi radiologica-morfometrica già applicata in altri ambiti clinici, ha dimostrato per la prima volta la presenza di fratture vertebrali da fragilità in donne in post-menopausa affetti da acromegalia.
Mettendo insieme tutti gli studi condotti dal 2005 in poi sulle fratture causate dall’eccesso di GH, la meta-analisi ha dimostrato che circa il 40% dei pazienti con acromegalia sviluppa fratture vertebrali con un rischio 3 volte maggiore nei pazienti con acromegalia attiva rispetto ai pazienti con malattia controllata, 2 volte maggiore nei maschi rispetto alle femmine e circa il 60% maggiore nei pazienti con ipogonadismo rispetto a quelli con normale funzione gonadica, a suggerire che quanto dimostrato per la prima volta nel 2005 nelle donne in post-menopausa era solo l’inizio di una lunga ed affascinante storia di ricerca clinica. Un ulteriore importante risultato della meta-analisi è stata la conferma che l’esame MOC non è in grado di individuare i pazienti ad alto rischio di fratture, in quanto l’analisi cumulativa degli studi ha concluso che i pazienti fratturati e pazienti non fratturati hanno valori di densità minerale ossea del tutto sovrapponibili, aprendo quindi la strada a futuri studi orientati alla definizione diagnostico-strumentale della fragilità scheletrica del paziente con acromegalia
La meta-analisi ha dimostrato che la fragilità scheletrica è una complicanza emergente dell’acromegalia e che si manifesta con un elevato turnover osseo ed un aumentato rischio di fratture vertebrali, anche in presenza di valori normali o addirittura aumentati di densità minerale ossea misurata con tecnica MOC DEXA.

05 luglio 2015
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