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Pma. Clinica Eugen di Barcellona sbarca in Italia. Aperta sede a Modena. Ma solo a pagamento

Il centro opererà in accordo con le linee guida italiane realizzate dal Ministero della Salute. Per ora il centro di Modena opererà in servizio privato, ma non è escluso che col tempo si avvalga di convenzioni con il servizio sanitario nazionale. Attualmente il costo degli interventi varia da 1.500 euro per il trattamento più semplice, fino a 5-6.000 euro per il trattamento più complesso.

18 LUG - Per le coppie che avevano scelto la Spagna per la Pma si apre ora una possibilità più prossima. In questi giorni, infatti, una sezione della clinica Eugin di Barcellona, si è trasferita a Modena dove ha realizzato un centro di assistenza per la procreazione medicalmente assistita (PMA), che opererà con le stesse modalità spagnole, ma in accordo con le linee guida italiane realizzate dal Ministero italiano e pubblicate sulla Gazzetta ufficiale.
 
Le linee guida aggiornano le precedenti del 2008, sulla base delle sentenze della Corte Costituzionale che hanno eliminato la limitazione di tre embrioni da trasferire in utero e il divieto di fecondazione eterologa. Questo significa che una coppia che non riesce ad avere figli con i propri gameti può utilizzare uova e seme donati da volontari. “Ma non sarà una cosa facile, in Italia – dice Rubens Fadini, responsabile del Centro di Medicina della riproduzione degli Istituti Clinici Zucchi di Monza – perché da noi manca la cultura della donazione, così come succede per i trapianti d’organo. L’arrivo in Italia di Eugin darà uno scossone a questo settore che è costituito da moltissimi centri (anche 200), ma con poca esperienza rispetto alla clinica spagnola che conta 11.000 cicli all’anno”. 

 
Per arrivare in Italia Eugin ha infatti avviato un’indagine su ciò che le coppie italiane conoscono della procreazione medicalmente assistita, dal quale esce un quadro sconfortante. Delle mille persone intervistate il 77% è convinto che la procreazione medicalmente assistita (PMA) sia un diritto per le coppie infertili. Ma la percentuale scende, via via che si entra nei particolari dell’indagine svolta da SWG dove il 63% riconosce il diritto alla PMA soltanto alle coppie in cui uno o entrambi i partner hanno una grave malattia che potrebbero trasmettere al bambino. Il 59% lo riconosce alle donne maggiorenni”, fino a un certo limite d’età”. Il 42 a tutte le donne maggiorenni, il 29 alle donne single e solo il 20% alle coppie di donne omosessuali.. In particolare, la maggioranza dei cittadini adulti “ha sentito parlare” di PMA, ma il 72% si dice poco o per niente informato riguardo alle tecniche disponibili.
L’apertura del centro di Modena avrà un impatto sui centri italiani di procreazione assistita e influirà sulla natalità italiana.
 
“In Italia nel 2013 sono nati 514.308 bambini e di questi ben 12.187 (2,4%) sono venuti alla luce grazie alla PMA – ricorda Rubens Fadini - . Il problema è che il numero delle coppie infertili è molto maggiore: arriva al 20-25% della popolazione in età fertile, ma molte di loro non sanno a chi rivolgersi”. La legge 40, per Fadini, non ha aiutato per nulla. Anzi: “è stata un ‘buco nero’ – afferma lo specialista – che ha divorato anni di lotta per l’emancipazione femminile, diritti costituzionali, il sapere scientifico, facendo aumentare i rischi per le pazienti. Sono stati i limiti di legge previsti finora dalla normativa italiana a indurre le coppie infertili a rivolgersi a strutture all’estero, in particolare quella di Barcellona. Il campione generale, infatti, tra le motivazioni di questa scelta ha indicato gli aspetti legislativi italiani, troppo restrittivi, accanto a quelli burocratici e alla scarsa professionalità della maggioranza dei centri italiani, sia pubblici sia privati. Fra chi è favorevole alla PMA, il 40% prenderebbe in considerazione l’ìipotesi di andare all’estero e il 2% li ha già fatto. Ma il desiderio di restare in Italia è molto forte e l’apertura legislativa e culturale in atto nel nostro Paese offrono buone prospettive in questa direzione. “In oltre 15 anni di esperienza abbiamo curato 7.000 coppie italiane – ha detto Valerie Vernaeve, direttrice medica del gruppo Eugin – e ora metteremo la nostra esperienza al servizio delle donne italiane in cerca di maternità direttamente in Italia offrendo loro la stessa qualità dell’assistenza che prima potevano trovare soltanto a Barcellona”.
 
Per Antonio la Marca, specialista in ginecologia e ostetricia all’università di Modena ed esperto in Medicina della riproduzione, le coppie italiane arrivano troppo tardi al centro di procreazione assistita, perché non conoscono questa possibilità, passando da un ginecologo all’altro. “Purtroppo - dice l’esperto – 2 anni di attesa sono troppi perché vanno ad aggiungersi ad altri fattori di rischio per la procreazione assistita, l’età elevata della donna e dell’uomo (dai 35 anni in su), la qualità del seme maschile (sempre meno efficace) e la salute dell’utero. Per questo è opportuno non fidarsi delle voci e dei passaparola, ma rivolgersi a un centro qualificato oppure cominciare a fare un po’ di autodiagnosi, collegandosi al sito della clinica”.
 
Chiunque, può farlo. Basta collegarsi al sito www.eugin.it e cliccare su pre diagnosi e si aprirà la prima mascherina che indica che cosa volete fare. Rispondendo alla domanda, si apre una seconda sezione dove indicate la vostra età. Nella terza sezione indicate problemi sanitari legati alla fertilità e cliccate di nuovo per continuare. La prossima sezione riguarda il seme e poi si continua nell’ultima sezione che vi offre l’opportunità di trattamento in base alla soluzione del test di prediagnosi, con la possibilità di iniziare il trattamento o di chiedere nuove informazioni. Di seguito potete seguire le indicazioni e prendere un appuntamento o essere contattati per mail.

Per ora il centro di Modena opererà in servizio privato, ma non è escluso che col tempo si avvalga di convenzioni con il servizio sanitario nazionale. Attualmente il costo degli interventi varia da 1.500 euro per il trattamento più semplice, fino a 5-6.000 euro per il trattamento più complesso. Attualmente della PMA fanno parte gli interventi di inseminazione artificiale che comporta la collocazione in utero degli spermatozoi precedentemente selezionati. E’ il sistema che imita la riproduzione naturale quando gli spermatozoi hanno difficoltà a raggiungere l’utero per scarsa quantità o bassa qualità dello sperma. Si chiama IAC, che diventa IAD quando il seme è preso da un donatore. Quando la IAC non funziona si passa alla fecondazione in vitro, in laboratorio (ICSI). Lo specialista preleva le uova dalla donna e li unisce agli spermatozoi. Quando l’uovo diventa embrione, viene collocato in utero. Anche in questo caso il seme o l’uovo può essere del partner o del donatore.
 
Edoardo Stucchi  

18 luglio 2015
© Riproduzione riservata


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