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Toscana. Al Meyer il chirurgo “robot” interviene per risolvere una malformazione congenita in un bambino di 9 anni

Il piccolo paziente soffriva di una stenosi del giunto pielo ureterale che impedisce il corretto deflusso dell’urina, con grandi rischi per la funzionalità stessa dei reni. Unico trattamento possibile è quello chirurgico, per eliminare l’ostruzione e ripristinare il corretto deflusso dell'urina. E a farlo è stato un robot senza alcun taglio sul fianco.

25 SET - E’ con un bambino di 9 anni che aveva bisogno di una complessa operazione urologica che l’ospedale pediatrico Meyer ha aperto una nuova fase nello sviluppo della chirurgia pediatrica: quella del robot. Un salto nel futuro che è frutto del “Centro interaziendale per lo sviluppo e l’innovazione in urologia pediatrica”, nato in estate dall’accordo tra l’Università di Firenze, il Meyer e Careggi per condividere le conoscenze e le risorse tecnologiche, tra cui l’approccio robotico.
 
Sono le 11 di lunedì 21 settembre quando il piccolo Luca (il suo è un nome di fantasia) entra nella sala operatoria al primo piano del complesso B di San Luca, dentro le mura di Careggi. In sala ad attenderlo c’è tutto il team del Meyer (il servizio di Urologia diretto da Antonio Elia , gli anestesisti e le infermiere) guidato da Lorenzo Masieri, il giovane ricercatore universitario con grande esperienza di Urologia generale, Chirurgia robotica ed endoscopica, cresciuto nella prestigiosa scuola urologica fiorentina (ora valorizzata da Marco Carini e Giulio Nicita) e neo acquisto dell’ospedale pediatrico Meyer, nell’ambito dell’accordo che ha portato alla realizzazione del Centro. D'intesa con l'Università di Firenze, Masieri ha compiuto un periodo di formazione al Great Ormond Street Hospital di Londra.

 
Quel mattino in sala ci sono tutti volti conosciuti dal piccolo paziente che soffre di una malformazione congenita molto frequente in età pediatrica, la stenosi del giunto pielo ureterale. Una patologia che riguarda il punto di passaggio tra la pelvi (nella quale si raccoglie l'urina prodotta dai reni) e l'uretere, il piccolo condotto che porta l’urina dentro alla vescica. Nel caso specifico si tratta di un restringimento funzionale, che impedisce il corretto deflusso dell’urina, con grandi rischi per la funzionalità stessa dei reni. Unico trattamento possibile è quello chirurgico, per eliminare l’ostruzione e ripristinare il corretto deflusso dell'urina. Un approccio che attualmente avviene sempre più frequentemente per via laparoscopica ma anche robotica, nuova frontiera della chirurgia di precisione.
 
“Il Centro interaziendale ci permette di utilizzare uno dei robot di Careggi proprio in un’ottica di utilizzo efficiente delle risorse – spiega Lorenzo Masieri - Per il piccolo Luca abbiamo scelto l’utilizzo del robot per la sua mini-invasività. Basti solo pensare ai punti di sutura molto piccoli che facilitano la guarigione”. L’approccio robotico offre molti vantaggi in ambito pediatrico. “Il robot ci ha permesso di fare questo intervento senza il classico taglio sul fianco – prosegue l’urologo del Meyer - Al suo posto si praticano dei piccoli fori sull’addome in cui posizioniamo cannule che portano gli attrezzi (pinze, forbici ecc.) necessari all’intervento. Utilizziamo invece l’ombelico per introdurre la cannula con l’ottica che ci consente un ingrandimento di immagine in 3D, dettagliatissima, precisa anche nella giusta profondità e molto accurata. E’ come essere dentro al corpo del bambino. Inoltre il robot evita non solo il taglio ma anche la divaricazione dei muscoli, azioni che causano dolore e rallentano la ripresa post operatoria”.

Rispetto alla mano umana quella del robot non tentenna, né ha tremori per la stanchezza, e svolge 7 gradi del movimento, quasi simile a quelli del polso umano. “Il robot – conclude Masieri – permette una grande precisione in tutte le fasi dell’intervento e anche nel posizionamento delle suture e rende questa operazione meno invasiva, così da facilitare il recupero del piccolo paziente. In futuro vogliamo utilizzare il robot anche per bambini più piccoli”.

Il “Centro interaziendale per lo sviluppo e l’innovazione in Urologia Pediatrica”, nato a luglio dall’accordo fra le tre Istituzioni, si prefigge di condividere le conoscenze tecnologiche, diagnostiche, chirurgiche endoscopiche, laparoscopiche e robotiche e l’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca scientifica di alto livello nazionale ed internazionale. Nei primi mesi il Centro ha già effettuato oltre a quelli che sono i routinari inquadramenti diagnostici e terapeutici propri dell’urologia pediatrica, interventi di chirurgia mininvasiva endoscopica con utilizzo di laser ad Olmio, ha iniziato l’applicazione della chirurgia robotica, nonché la creazione di equipe multidisciplinari composte da professionisti di Careggi e del Meyer per il trattamento di patologia oncologica avanzata renale per tumore di Wilms.

Nei prossimi mesi i professionisti del Centro affermeranno ancor più tale sinergia per permettere di rafforzare ulteriormente l’Urologia Pediatrica del Meyer e renderla punto di riferimento nazionale ed internazionale, anche sul piano formativo e della ricerca.
 
Fonte: Ufficio stampa Meyer

25 settembre 2015
© Riproduzione riservata


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