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Influenza. Ecco il principale 'veicolo’ dei virus: è il palato molle

Uno studio* su Nature rivela come la regione posteriore del palato, che divide la cavità orale dalla rinofaringe durante la deglutizione, detta ‘palato molle’, rappresenti uno dei principali canali di trasmissione dei virus influenzali. Il risultato emerge da una ricerca che ha esaminato le catene del virus H1N1, responsabile della pandemia influenzale del 2009

27 SET - Il principale ‘canale di trasporto’ dei virus influenzali che si diffondono nell’aria sembrerebbe essere il palato molle, una regione situata nella parte posteriore del palato, che divide la cavità orale dalla rinofaringe nella deglutizione. Il risultato è emerso da uno studio scientifico, condotto da un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT), insieme ai colleghi del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Lo studio* è appena stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature.
Nella ricerca sono state analizzate le catene del virus H1N1, responsabile della pandemia influenzale del 2009, che ha causato circa 250mila morti.
Il tessuto molle del palato, dunque, sembra favorire il movimento del virus attraverso l’aria e così la sua diffusione da una persona ad un’altra. Secondo gli autori dello studio, la scoperta potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio in che modo avviene la trasmissione dei virus influenzali e, dunque, a monitorare l’emergenza di catene virali potenzialmente in grado di causare un’epidemia globale.
 

In particolare, uno dei due autori senior dello studio, Ram Sasisekharan, Bio-ingegnere al MIT, aveva dimostrato che la trasmissibilità di un virus attraverso l’aria dipende dall'abilità della proteina chiamata Emoagglutina (HA), appartenente al virus, di legarsi con un particolare tipo di ‘recettori’ che si trovano sulla superficie delle cellule respiratorie umane (i recettori sono particolari sostanze in grado di reagire quando sollecitate in maniera specifica). 
Ad esempio, alcuni virus influenzali si legano in maniera migliore con determinati recettori maggiormente presenti nell’uomo e in altri mammiferi, mentre altri virus si legano per lo più con un altro tipo recettori, presenti soprattutto negli uccelli.
Il virus del 2009 ha mostrato una forte abilità nel legarsi con i recettori ‘tipici’ dell’uomo.
 
Inoltre, nello studio, i ricercatori hanno apportato delle mutazioni genetiche al virus (alla molecola Emoagglutina HA), per diminuire l’attecchimento delle catene virali attraverso la superficie delle cellule respiratorie; il tutto al fine di osservare la trasmissibilità del virus in una situazione ‘modificata’. Al contrario di quanto prevedibile, il risultato dello studio ha mostrato che avviene una ‘reversione genetica’, ovvero una sorta di ritorno alla situazione precedente, in cui la Emoagglutina HA si lega anche nuovamente con i recettori umani.
"Si tratta di una conferma sperimentale che l’acquisizione della capacità di legarsial 2-6glycanrecettore rappresenta un fattore critico per la trasmissione dell’aerosol", ha affermato Ram Sasisekharan, che è Alfred H. Caspary Professor di Biological Engineering and Health Sciences and Technology al MIT e membro del Koch Institute for Integrative Cancer Research.
 
In particolare, analizzando le differenti regioni del tratto respiratorio, i ricercatori hanno osservato che il virus con questa reversione genetica erano particolarmente diffusi nel palato molle rispetto alle altre zone respiratorie: infatti, dopo tre giorni dall’inizio dell’infezione, nel palato molle circa il 90% dei virus modificati avevano manifestato la reversione genetica, mentre nelle altre regioni del tratto respiratorio si assisteva ad una convivenza dei due diversi tipi di virus, quello modificato e quello con questo ‘ritorno’ alla situazione iniziale. Ed ora i ricercatori stanno studiando come avviene questa reversione e perché coinvolge soprattutto il tessuto morbido del palato.
Secondo l’ipotesi degli autori dello studio, nel palato molle i virus influenzali con una capacità superiore di diffondersi per via aerea ‘battono’ gli altri virus presenti e riescono a diffondersi ‘impacchettandosi’ all’interno di gocce di muco prodotte da particolari cellule presenti.
 
“Questo [risultato ndr]”, ha aggiunto Sasisekharan, “ci fornisce uno strumento per osservare in maniera molto sistematica tutti i virus pandemici in evoluzione dal punto di vista della loro abilità di acquisire trasmissibilità nel diffondersi attraverso l’aria mediante il legame” con questi recettori tipici dell’uomo.
 
L’altro autore senior è Kanta Subbarao del NIAID e il primo autore dello studio è Seema Lakdawla, sempre del NIAID.
 
Viola Rita
 
*Seema S. Lakdawala, Akila Jayaraman, Rebecca A. Halpin, Elaine W. Lamirande, Angela R. Shih, Timothy B. Stockwell, Xudong Lin, Ari Simenauer, Christopher T. Hanson, Leatrice Vogel, Myeisha Paskel, Mahnaz Minai, Ian Moore, Marlene Orandle, Suman R. Das, David E. Wentworth, Ram Sasisekharan, Kanta Subbarao. The soft palate is an important site of adaptation for transmissible influenza viruses. Nature, 2015; DOI: 10.1038/nature15379

27 settembre 2015
© Riproduzione riservata


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