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Allergie. Bambino salvato dalla plasmaferesi. A colloquio con il professor Fiocchi (Bambino Gesù)

Generalmente utilizzata nei pazienti che seguono terapie antirigetto dopo un trapianto, la ‘plasmaferesi’ è stato impiegata per la prima volta in un paziente pediatrico iperallergico, affetto da allergie multiple gravi e anafilassi indotta dall’assunzione di alcuni alimenti. Il trattamento ha consentito di abbassare le immunoglobuline E e favorire l’avvio della terapia farmacologica

14 DIC - Per la prima volta, all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, un bambino di 7 anni iperallergico, ovvero con allergie multiple gravi e anafilassi indotta dall’assunzione di alcuni cibi, è stato trattato con ‘plasmaferesi’. Tale procedura, applicata nell’agosto scorso sul piccolo paziente, ha avuto un esito positivo e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Pediatrics. “Fino ad oggi, gli effetti della procedura di immunoadsorbimento, designata specificamente per rimuovere le immunoglobuline E, non erano ancora stati valutati”, si legge nella pubblicazione su questa rivista.
Oggi, a distanza di pochi mesi, il Professor Alessandro Fiocchi, Responsabile di Allergologia del Bambino Gesù, spiega al nostro giornale in cosa consiste questo trattamento e quali potrebbero essere le sue applicazioni future.

Intanto, la plasmaferesi consente di ‘lavare’ il sangue in maniera selettiva, eliminando solo determinati componenti del plasma; il tutto creando una circolazione extracorporea attraverso una macchina che depura il sangue da tutti i tipi di anticorpi nocivi, spiegano gli esperti del Bambino Gesù. Nel caso odierno del paziente pediatrico, si è trattato soltanto delle immunoglobuline E (IgE), cioè gli anticorpi responsabili delle allergie. “Il vantaggio del nuovo macchinario, utilizzato al Bambino Gesù già da tempo, grazie alla disponibilità dal 2014 di ‘adsorbitori’ specifici, sta nella capacità di essere selettivo”, ha affermato Stefano Ceccarelli, responsabile del Servizio di Aferesi del Bambino Gesù. “Consente infatti di eliminare dal sangue uno specifico tipo di anticorpi, in questo caso le IgE, mantenendo tutte quelle sostanze che verrebbero invece tolte dal circolo sanguigno con la plasmaferesi generica tradizionale. Inoltre, grazie al ridotto volume di sangue che finisce in circolazione extracorporea (80 ml), è adatto anche per i pazienti di basso peso, quindi per i bambini”.

 
Ma qual è l’obiettivo di questo ‘lavaggio selettivo’, chiamato tecnicamente ‘immunoadsorbimento IgE’? Per rispondere a questa domanda, il Professor Fiocchi spiega che il paziente trattato al Bambino Gesù aveva “un’allergia multipla così grave e il livello di immunoglobuline E nel sangue talmente elevato, tale da non poter assumere neanche il farmaco specifico che tiene sotto controllo la malattia, a causa degli effetti collaterali che si manifestano quando somministrato al di sopra di una determinata soglia di IgE”, illustra Fiocchi. “In questo caso, dunque, il trattamento è stato utile per abbassare notevolmente il livello di queste immunoglobuline e rendere possibile l’avvio di una specifica terapia farmacologica anti-IgE”.
Attualmente, “il paziente trattato, dell’età di 7 anni, frequenta regolarmente la seconda elementare e può mangiare a scuola in maniera variata e libera, una pratica prima impossibile per il piccolo, a causa della gravissima allergia alimentare, che lo sottoponeva a rischio di anafilassi”, spiega Fiocchi. “Nel futuro, il paziente dovrà continuare a sottoporsi in maniera regolare ai trattamenti anti-IgE con il farmaco specifico”.
 
Ma come è stato effettuato questo trattamento e quali effetti collaterali ha presentato? “Il trattamento è piuttosto impegnativo perché richiede un ricovero e la procedura del ‘lavaggio del sangue’ viene ripetuta in diverse sessioni. Nel caso specifico, una quantità di plasma pari ad una volta e mezza il suo volume è stata scambiata per otto volte, in otto diverse sessioni. Gli effetti collaterali sono consistiti in una riduzione del tutto transitoria del livello delle altre immunoglobuline e una lieve anemizzazione dovuta al passaggio del sangue all’interno del macchinario: si tratta però di effetti del tutto transitori, dato che nella re-immissione del plasma è presente una piccola quota di liquido in più per la quale la concentrazione delle emazie risulta leggermente inferiore”.
 
In futuro, “questa procedura potrebbe essere utilizzata, in alcuni casi di bambini affetti da tutte le forme più gravi della malattia allergica, anafilassi, dermatite atopica e asma grave che non possono assumere il farmaco specifico. Si tratta spesso di bambini che hanno una ridotta qualità della vita, che hanno difficoltà a frequentare la scuola e a giocare con i compagni, a causa delle allergie severe. In Italia esistono altri centri attrezzati per questa procedura, che ancora non è mai stata applicata”, prosegue il Professore, che sottolinea che “tale trattamento, piuttosto impegnativo, non individua la soluzione della malattia allergica, ma può rappresentare una valida arma, in casi specifici, per riuscire ad avviare la terapia: dunque, un po’ come combattere da soli un esercito di centinaia di uomini, però dopo averli opportunamente disarmati e resi prigionieri”.
 
Viola Rita

14 dicembre 2015
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