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Curare il diabete con le staminali: mito o realtà? Il punto della Società italiana di diabetologia

Dalle ricerche arrivate ormai ad un passo dalla clinica a quelle ancora proiettate nel futuro. Nel documento ‘Cellule staminali nella terapia del diabete’, la Sid fa il punto della situazione su una possibile cura "ogni giorno più vicina". Per il presidente della Enzo Bonora: "Troppe persone sono state illuse su queste terapie, per questo abbiamo deciso di redigere un documento ufficiale". IL DOCUMENTO

18 GEN - ‘Cellule staminali’ per curare il diabete, tra miti e realtà. la Società italiana di diabetologia (Sid) fa il punto della situazione ad oggi, nel documento ‘Cellule staminali nella terapia del diabete’ che esamina tutti i filoni di ricerca in corso nel mondo. Da quelli a un passo dalla clinica, a quelli ancora proiettati nel futuro. Curare il diabete con le staminali è una possibilità di giorno in giorno più vicina.
 
“Lo dimostra il fatto – ricorda Lorenzo Piemonti, Diabetes Research Institute-Irccs Ospedale San Raffaele e coordinatore del Gruppo di Studio ‘Medicina rigenerativa in ambito diabetologico’ della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – che nell’ottobre del 2014 è iniziata la prima sperimentazione nell’uomo per la terapia del diabete di tipo 1, utilizzando cellule produttrici di insulina, derivate da cellule staminali. E sono in fase di ‘traslazione’ nell’uomo almeno altri tre approcci simili”. E’ l’alba della traduzione in clinica e della finalizzazione a scopo terapeutico delle tante conoscenze accumulate negli ultimi decenni nel campo della biologia delle cellule staminali.

 
“Come tutti i campi di frontiera – prosegue Piemonti – è più che corretto avere una grande fiducia per il futuro, ma è altrettanto necessario mantenere un sano realismo e un doveroso rigore scientifico. Va comunque sottolineato che la medicina rigenerativa con cellule staminali ha la potenzialità non solo di trattare, ma di guarire in modo definitivo il diabete.” Il trapianto di isole pancreatiche o di pancreas è in grado di correggere molto bene i valori di glicemia. Ma questo approccio è limitato dalla scarsa disponibilità di donatori e dalla necessità di utilizzare una terapia immunosoppressiva per evitare il rigetto. L’approccio con le cellule staminali potrebbe consentire di superare entrambi i problemi.

Curare sia il diabete di tipo 1 che di tipo 2 con le staminali
Le cellule staminali possono essere utilizzate per sostituire le cellule produttrici di insulina mancanti o malfunzionanti; di questo potrebbero beneficiare tutti i pazienti con diabete di tipo 1 e quelli con diabete secondario a gravi malattie pancreatiche in cui sia presente un deficit di secrezione dell’insulina. Ma le cellule staminali possono essere utilizzate anche per mantenere vive le cellule beta pancreatiche (quelle che producono insulina), proteggendole dall’attacco del sistema immunitario (alla base del diabete di tipo 1) o dal danno legato al ‘troppo lavoro’, nel diabete di tipo 2. Infine esiste la possibilità di utilizzare cellule staminali anche per trattare le complicanze del diabete e favorire la riparazione di organi come il cuore, il rene e l’occhio.

Quali sono e dove si trovano le ‘staminali’ da usare per la cura del diabete
“Le cellule staminali – spiega Piemonti - sono cellule primitive non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare”. Dalla vita embrionaria, fino alla morte il nostro corpo contiene cellule staminali di diverso tipo e con diversa ‘potenza’, cioè capacità di differenziarsi in più tessuti. Le cellule più ‘potenti’ (totipotenti e pluripotenti) sono generalmente presenti solo in fase embrionale e fetale. Cellule a potenza ‘intermedia’ (multipotenti) o ‘limitata’ (unipotenti) sono presenti invece per tutta la vita. Questa regola però non è assoluta. Alcune cellule staminali, anche dopo la nascita, mostrano capacità differenziativa elevata. Inoltre è stato dimostrato che è possibile fare acquisire le caratteristiche delle staminali pluripotenti, anche a cellule non staminali prelevate dall’adulto. Questa scoperta (processo di riprogrammazione) è valso il premio Nobel nel 2012 a Shinya Yamanaka dell’Università di Kyoto e a John Gurdon dell’Università di Cambridge.
 
“Per semplificare – spiega Piemonti – si può immaginare che la cellula sia come un computer. Mano a mano che matura e si differenzia, utilizza alcuni programmi e ne spegne altri. In questo modo acquisisce la sua ‘specializzazione’. La riprogrammazione permette di tornare ad avere a disposizione tutti i programmi originali e quindi di poter indirizzare nuovamente la cellula verso la direzione desiderata. Ad esempio nel caso del diabete, nella direzione delle cellule producenti l’insulina. Questo processo, che durante la vita embrio-fetale avviene in modo spontaneo e richiede mesi, può essere riprodotto in laboratorio in appena 2-3 settimane. In questo modo è quindi possibile partendo da una cellula della cute, ritornare ad uno stadio staminale e poi ridifferenziare quella cellula in una producente insulina.”
 
L’impegno della Sid in questo settore
La Sid ha costituito nell’ultimo anno un gruppo di studio, dedicato alla medicina rigenerativa in campo diabetologico. “Il primo obiettivo – spiega Piemonti – è di dare soprattutto informazioni sulle opportunità e limiti attuali della medicina rigenerativa in campo diabetologico. Il secondo è quello di creare una sinergia tra i gruppi con maggiore interesse e competenza in questo settore, per rendere sempre più competitivo a livello internazionale il nostro Paese”.

“Negli ultimi anni ci sono stati troppi episodi in cui persone malate o loro familiari sono stati illusi sulla possibilità concreta ed immediata di ricorrere alla terapia con cellule staminali o presunte tali per varie patologie – afferma Enzo Bonora, presidente della Società Italiana di Diabetologia. Per questo abbiamo deciso di costituire un gruppo di lavoro formato da esperti che operano con assoluto rigore scientifico. A questi esperti, che stanno lavorando personalmente in questo campo in maniera per ora del tutto sperimentale, abbiamo chiesto di redigere un documento ufficiale che rifletta la posizione della nostra società e che ponga in evidenza la realtà, alimentando la fiducia ma evitando le mistificazioni. Sappiamo che in un futuro non lontano la terapia con cellule staminali sarà utilizzata con successo nel diabete ma dobbiamo essere corretti nell’affermare che questa terapia oggi non è disponibile”.

18 gennaio 2016
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