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Negli spermatozoi la traccia degli inquinanti ambientali nella Terra dei fuochi

Il progetto di ricerca EcoFoodFertility, ideato e coordinato da Luigi Montano, responsabile dell’ambulatorio di Andrologia della Asl di Salerno, punta a studiare il liquido seminale di maschi adulti per valutare il grado di contaminazione della popolazione dell'area e individurare i segni più precoci di danno biologico, anche allo scopo di sviluppare programmi innovativi di prevenzione.

20 GEN - Utilizzare il liquido seminale di maschi adulti come spia per valutare in maniera più precisa oltre che il grado di contaminazione delle popolazioni esposte ad inquinanti nella Terra dei fuochi, anche i segni più precoci di danno biologico e per meglio individuare e differenziare gli indici di rischio in base all’area di residenza e favorire programmi innovativi di prevenzione primaria. E’ questa l’idea centrale di un progetto di ricerca denominato EcoFoodFertility, ideato e coordinato dall’uroandrologo Luigi Montano, responsabile dell’ambulatorio pubblico di Andrologia della Asl di Salerno che collabora con centri di ricerca e universitari nazionali ed internazionali a partire dal Cnr.

I primi risultati emersi da uno studio preliminare e retrospettivo – avverte Montano – indicano una maggiore percentuale di danni al DNA degli spermatozoi nella popolazione maschile residente nei territori della Terra dei fuochi”. Lo studio è stato condotto su 175 uomini in età fertile selezionati per abitudini di vita sane (non fumatori, non bevitori, non obesi, non esposti professionalmente) di cui 70 residenti in zone ad alto impatto ambientale (Terra dei fuochi ndr) e 105 in zone del basso salernitano e del Cilento a basso tasso d’inquinamento, prelevati su mille casi selezionati.


“Trattandosi di uno studio retrospettivo – aggiunge Montano – si è partiti da campioni biologici già acquisiti in laboratori delle zone sotto osservazione (Terra dei fuochi e acerrano da un lato e Vallo di Diano e Cilento dall’altro) nell’ambito di protocolli antisterilità di coppia già precedentemente avviati”. Lo studio ha evidenziato alterazioni del liquido seminale e danni al Dna degli spermatozoi statisticamente significativi in base alla zona di residenza. Con un’altra tecnica di studio del Dna sono stati poi esaminati altri 33 pazienti. Anche questo secondo gruppo di analisi ha dato conferma del dato.

“ll punto di partenza – aggiunge Montano - è che il liquido seminale oltre a bioaccumulare taluni contaminanti ambientali, è al contempo un sensore affidabile della qualità dell’ambiente ed una sorta di sentinella della salute complessiva di un individuo. L’estrema sensibilità degli spermatozoi agli stress endogeni ed esogeni, farebbe di queste cellule ottimi e precoci indicatori del rischio biologico per le popolazioni, potenzialmente in grado di prevedere future patologie legate sia agli inquinanti ambientali sia ad abitudini di vite errate”.

Lo studio con la valutazione del danno al Dna spermatozoario con le due tecniche è stato presentato al convegno internazionale di Teratologia del settembre scorso ad Amsterdam e l’abstract è stato pubblicato agli atti della rivista Reproductive Toxicology. Una parte di tale ricerca con la valutazione di una sola tecnica era stata fra l’altro già premiata come migliore comunicazione scientifica al Congresso Nazionale di Andrologia a Napoli del giugno scorso.

L’impianto dello studio è stato anche preso come modello innovativo per il biomonitoraggio e la prevenzione dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno di Portici, nell’ambito del Progetto Integrato di monitoraggio ambientale “Campania Trasparente” di cui Montano è coordinatore dell’area medica.

Intanto, sulla scorta dello studio preliminare è partito uno studio prospettico su 160 soggetti maschi adulti, ormai concluso e in attesa di pubblicazione. La ricerca comunque, rappresenta il primo step del progetto EcoFoodFertility, che coinvolgerà varie zone ad alto impatto di inquinamento in Italia e a livello internazionale (Ungheria, Repubblica ceca, Polonia, allargandosi a Spagna, Germania e Grecia) e partecipa ai bandi europei per la ricerca ed innovazione di Horizon 2020. “Nel corso di quest’anno – conclude Montano - con la collaborazione e il contributo delle Società scientifiche di Urologia e Andrologia che hanno patrocinato il Progetto, si spera saranno campionati anche altri siti inquinati a livello nazionale come Brescia, Sassuolo, Piombino, Brindisi, Taranto, e Gela per valutare le eventuali differenze in termini di contaminazione, tipologia di contaminanti e danno biologico nelle diverse aree di campionamento ”.    

Il progetto, infine, mira a verificare l’efficacia di taluni regimi dietetici antiossidanti, a base di ortaggi, frutta e verdura da coltivazioni biologiche e dell’implementazione nella dieta di nutrienti selezionati per il loro potere protettivo nei confronti delle malattie degenerative, per indicare nuovi indirizzi alle politiche sanitarie pubbliche di prevenzione del rischio e di salvaguardia della salute nelle popolazioni che vivono in zone compromesse dal punto di vista ambientale.

Ettore Mautone

20 gennaio 2016
© Riproduzione riservata


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