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Hcv in gravidanza. Negli Usa solo 1 neonato su 5 viene sottoposto al test

Circa il 5% dei bambini, nati da madri HCV positive, sviluppa un’infezione cronica di epatite. Nonostante la raccomandazione a eseguire il test, molte donne americane non rivelano al medico i propri fattori di rischio. Inoltre, non sono ancora disponibili farmaci antivirali per uso pediatrico, anche se sono in corso studi clinici.

09 FEB - (Reuters Health) – Meno di un bambino su cinque, nato da madre affetta da epatite C (HCV), viene sottoposto agli esami per verificare il passaggio dell’infezione madre-figlio nei primi 20 mesi di età. A riportarlo sono stati dei ricercatori americani, coordinati da Danica Kuncio, del Dipartimento di Salute Pubblica di Filadelfia. I dati sono stati pubblicati sull’ultimo numero online della rivista Clinical Infectious Diseases. ”I medici – ha riferito Kuncio alla Reuters Health – dovrebbero sapere che l’epatite C è prevalente nelle donne in gravidanza. Di conseguenza, i pediatri dovrebbero monitorare il potenziale rischio di passaggio del virus dalla madre al feto, in modo da assicurare la migliore terapia possibile sia alla donna che al bambino”.
 
Circa il 5% dei bambini, nati da madri HCV positive, svilupperà un’infezione cronica di epatite, tanto che le linee guida statunitensi raccomandano il test del virus alle donne gravide a rischio, come quelle che fanno uso di droghe per endovena. Tuttavia, non sempre le donne parlano con i medici dei potenziali fattori di rischio. Per questo, ad esempio, in Australia si esegue lo screening su tutte le donne in gravidanza. Identificare l’infezione perinatale è cruciale, considerando gli effetti del virus nei bambini. Secondo Kuncio, “i bimbi nati da madri affette da epatite C possono sviluppare molto presto, anche prima dei 10 anni di età, cirrosi o cancro al fegato, malattie che necessitano il trapianto di organo. Inoltre come conseguenza dell’infezione da HCV possono verificarsi alterazioni o ritardi nello sviluppo cognitivo. Senza considerare che i bambini possono trasmettere il virus ad altri”.

 
Lo studio
Per lo studio, i ricercatori americani hanno preso i dati del Registro delle Epatiti di Filadelfia, identificando 8.119 donne in età fertile, dai 12 ai 54 anni, affette dal HCV. Di queste, il 5% aveva avuto almeno un bimbo tra il 2011 e il 2013, un numero di neonati pari all’1% dei bimbi venuti alla luce nello stesso periodo a Filadelfia. Solo il 16% di questi bambini, però, è stato sottoposto ai test per HCV. Di questi, il 4% è risultato positivo all’esame. Ma, considerando che il 5% dei bambini nati da madri postivie a HCV svilupperà l’infezione, secondo Kuncio e colleghi mancherebbero all’appello circa 20 bambini, che non sarebbero ancora stati sottoposti al test prima dei 20 mesi.I farmaci antivirali ad azione diretta, che hanno rivoluzionato la terapia dell’epatite C, non sono stati ancora approvati per l’uso sui bambini, anche se sono in corso studi clinici pediatrici. “Ci sono molte speranze che questi medicinali vengano approvati anche per l’uso pediatrico – sottolinea Kuncio – in modo che anche i bambini abbiano accesso a queste terapie, molto più tollerabili rispetto ai farmaci di vecchia generazione, attualmente in uso. Nel frattempo – conclude – è doveroso che gli Stati si interroghino sull’opportunità di fare un screening a tutte le donne in gravidanza”.
 
Fonte: Clin. Infect Dis 2016
 
Anne Harding
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

09 febbraio 2016
© Riproduzione riservata


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