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Ictus. Studio cinese: antiepilettici per 4 anni prevengono convulsioni

Somministrare antiepilettici per 4 anni contrasta le crisi convulsive che si manifestano dopo un ictus. Lo dimostra uno studio cinese pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry.

10 FEB - (Reuters Health) - Per prevenire crisi convulsive in chi è stato colpito da ictus, “se la causa dell’evento vascolare non viene individuata e trattata, consigliamo di somministrare farmaci antiepilettici fino a quattro anni dopo l’ictus”. A dichiararlo sono stati ricercatori cinesi guidati da Thomas Leung, professore associato di Neurologia alla Chinese University di Hong Kong, che hanno pubblicato uno studio sulla rivista Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry.
 
Lo studio cinese
I ricercatori hanno arruolato 104 pazienti con convulsioni sintomatiche acute a seguito di ictus ischemico. L’età media dei partecipanti era di 65 anni ed erano seguiti, in media, da 6,17 anni dopo essere stati colpiti da ictus. I pazienti sono stati esaminati per distinguere chi aveva sofferto di una occlusione temporanea con ricanalizzazione (TCOR) e chi aveva avuto un ictus con complicazione emorragica. Inoltre, i ricercatori cinesi hanno classificato il tipo di convulsione che li aveva colpiti: se avevano avuto crisi entro 7 giorni dall’ictus, se le avevano avute in modo ricorrente e associate all’ictus anche dopo 7 giorni o se soffrivano di convulsioni non legate all’evento cardiovascolare.

 
I risultati
Dai dati raccolti si evidenzia che i pazienti che soffrono di convulsioni acute sintomatiche soffrono meno di patologie derivati da restringimento o allargamento dei vasi sanguigni, ma vanno più spesso incontro a cardioembolismo, occlusione completa dei vasi transitoria, infarti multipli e complicanze emorragiche. Inoltre, il rischio di andare incontro a crisi convulsive a grappolo entro 7 giorni è stato del 22%, dove l’occlusione temporanea TCOR sarebbe un evento predittivo di questo tipo di crisi. Il rischio di convulsioni ricorrenti associate all’ictus dopo sette giorni è stato del 13,5% a due anni del 16,4% a quattro anni e del 18% a otto anni. Infine, il rischio di crisi non legate all’ictus è stato del 19% a due anni, del 25% a quattro e del 28% a otto anni dall’evento cardiovascolare.
 
I commenti del mondo scientifico
Secondo Elisabeth Marsh, ricercatore di Neurologia al Johns Hopkins Medicine di Baltimora ed estranea allo studio, “questa ricerca potrebbe essere presa in considerazione per cambiare la pratica clinica se si individuassero esattamente i pazienti a cui somministrare i farmaci antiepilettici, che sono sicuri, ma presentano comunque effetti collaterali. Non credo che tutti i pazienti debbano essere trattati con anticonvulsivanti per quattro anni, dal momento che solo un terzo dei casi analizzati dai ricercatori cinesi sono andati incontro a crisi convulsive ricorrenti”. “Inoltre – ha sottolineato Marsh- i dati riportati nello studio sono stati raccolti prima che la pratica clinica del trattamento trombolitico nei pazienti con ictus ischemico fosse introdotta nel Centro dove sono stati arruolati i pazienti, per cui i risultati potrebbero non essere validi su altre tipologie di pazienti”.

Un altro esperto sempre estraneo allo studio, Howard Kirshner, professore di Neurologia al Vanderbilt University Medical Center di Nashville (Tennessee), si è invece soffermato su un altro aspetto. “L’elevato rischio di essere colpiti da convulsioni indipendenti da ictus – ha dichiarato Kirshner – è un dato nuovo. Questo studio infatti dimostra che le crisi convulsive ritardate sono più frequenti rispetto a quelle acute, per cui, dai dati pubblicati, si giustificherebbe di più una terapia su pazienti con crisi ritardate o non collegate all’ictus, un altro motivo per puntare sulla prevenzione di un secondo ictus e ridurre i fattori di rischio. Se però questo fosse confermato risulterebbe allora inutile la terapia antiepilettica che si fa normalmente in fase acuta, subito dopo aver sofferto di un ictus”.
 
Fonte: Journale of Neurology. Neurosurgery and Psychiatry, 27 gennaio 2016
 
Lorraine L. Janeczko
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

10 febbraio 2016
© Riproduzione riservata


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