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Infermiere ipertese: rischio triplicato di cardiopatia ischemica se il turno è pesante

Uno studio danese condotto sulle oltre 12 mila infermiere arruolate nel Danish Nurse Cohort Study dimostra per la prima volta che essere ipertese e svolgere turni di lavoro pesanti, stando in piedi molte ore di seguito, sollevando pazienti o spingendo pesi, aumenta di quasi tre volte il rischio di ammalarsi di cardiopatia ischemica. Secondo gli autori, questo risultato potrebbe essere applicato anche ad altre categorie lavorative. Non è possibile per ora dare indicazioni precise sui carichi di lavoro sicuramente non a rischio.

15 FEB - Le donne ipertese, impegnate in lavori fisicamente pesanti, hanno un rischio di cardiopatia ischemica aumentato di quasi tre volte, rispetto alle donne normotese che fanno lavori moderatamente attivi. Lo evidenzia una ricerca pubblicata su European Journal of Preventive Cardiology, una rivista della Società Europea di Cardiologia.
 
“Studi condotti in passato – ricorda Karen Allesøe, studentessa presso la University of Southern Denmark-hanno dimostrato che tanto le donne che gli uomini, che svolgono lavori fisicamente impegnativi sono ad aumentato rischio di cardiopatia ischemica. Sollevare o trascinare dei pesi determina un aumento della pressione arteriosa e questo può esporre i soggetti ipertesi ad un rischio aumentato di eventi cardiovascolari. Abbiamo dunque deciso di valutare se le donne ipertese che svolgono lavori fisicamente pesanti siano ad aumentato rischio di malattie cardiache”.
 
Lo studio è stato condotto su oltre 12 mila infermiere seguite dal 1993 all’interno del Danish Nurse Cohort Study. I dati relativi alla storia di ipertensione e al tipo di attività fisica svolta al lavoro sono stati raccolti mediante questionario. L’attività fisica è stata classificata come ‘sedentaria’, ‘moderata’ (passare la maggior parte dei tempo in piedi o camminando, ma senza fare sforzi), ‘pesante’ (passare la maggior parte del tempo in piedi o camminando, sollevando o portando pesi).

 
Le infermiere ipertese impegnate in lavori fisicamente pesanti sono state confrontate con quelle normotese che svolgono un’attività fisica moderata al lavoro (considerato il tipo di attività lavorativa più salutare, sia rispetto a quella che richiede forzi fisici strenui, che a quella completamente  sedentaria).
 
Nel corso di 15 anni di follow up, 580 infermiere hanno presentato cardiopatia ischemica; il 12% di loro riferivano di essere ipertese; il 46,3% svolgeva un’attività fisica pesante al lavoro, il 34,4% lavori che comportavano un’attività fisica moderata e il restante 19,3% svolgeva lavori sedentari.
 
Lo studio ha evidenziato che le infermiere ipertese, impegnate in lavori pesanti presentavano un rischio aumentato di quasi tre volte di cardiopatia ischemica, rispetto a quelle normotese impegnate in attività lavorative a moderato carico.
Per le normotese impegnate in lavori fisicamente pesanti è stato rilevato un modesto aumento (+ 20%) del rischio di cardiopatia ischemica, non statisticamente significativo, dopo aver aggiustato il dato per altri fattori di rischio noti (quali diabete e fumo).
 
La combinazione ipertensione- attività lavorativa pesante sembra dunque aumentare il rischio di cardiopatia ischemica molto più della semplice somma dei due fattori separatamente. In pratica, l’attività fisica pesante produrrebbe 5 casi di cardiopatia ischemica ‘extra’ per 10.000 anni-persona, l’ipertensione da sola sarebbe responsabile di 15 casi in più di cardiopatia ischemica; ma i ricercatori danesi in questo studio hanno riscontrato che la somma di ipertensione e lavoro pesante produce qualcosa come 60 casi extra di cardiopatia ischemica, molto più dunque di quanto atteso dalla semplice somma di queste due condizioni di rischio.
 
“Questo implica – spiega la Allesøe – che ipertensione e lavoro fisicamente pesante si potenziano reciprocamente rispetto al rischio di cardiopatia ischemica e dunque le donne ipertese sono a particolare rischio di sviluppare questa condizione, quando assegnate a lavori pesanti. Per quanto ne sappiamo è la prima volta che questo viene dimostrato da uno studio”.
 
Una possibile spiegazione per questo fenomeno sta nel fatto che gli sforzi fisici provocano un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Un aumento della frequenza cardiaca favorisce la comparsa di lesioni aterosclerotiche e di placche e anche l’ipertensione è un noto fattore di rischio per aterosclerosi. Il fatto poi di sollevare o spingere dei pesi può causare un repentino aumento della pressione, potenzialmente molto pericoloso negli ipertesi.
 
“Nel caso delle infermiere – spiega la Allesøe – il turno di lavoro diventa ‘pesante’ se trascorso a camminare o a stare in piedi tutto il tempo, magari spostando o sollevando di peso i pazienti. I risultati della nostra ricerca naturalmente sono applicabili anche ad altre attività lavorative che richiedono il sollevamento o lo spostamento di pesi o il fatto di stare in piedi o camminare per ora senza riposarsi mai. Ma questo dovrà essere confermato da altri studi. E’ necessario di approfondire i meccanismi alla base dell’aumentato rischio di cardiopatia ischemica nelle donne che svolgono lavori pesanti. Fino ad allora non sarà possibile offrire raccomandazioni precise su quanto peso può essere sollevato o quante ore si possono trascorrere in piedi o camminando, senza far correre rischi alle donne ipertese.
Nel caso in cui i nostri risultati venissero replicati da altri studi, ci sarebbe spazio per un counseling specifico di salute occupazionale per le donne ipertese che consentirebbe di assicurare che l’impegno fisico inerente alla loro occupazione lavorativa non aumenti il loro rischio di cardiopatie”.
 
Maria Rita Montebelli

15 febbraio 2016
© Riproduzione riservata


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