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Testosterone negli over 65: modesto miglioramento attività sessuale ma “zero” impatto su funzionalità fisica e vitalità

Lo hanno dimostrato i Testosterone Trials, un gruppo di 7 studi voluti dai National Institutes of Health per valutare a fondo rischi e benefici di questa terapia negli anziani. Considerandone anche i rischi, sia sul versante tumorale che cardiovascolare, forse la ‘moda’ del testosterone nelle forme carenziali dell’anziano ha imboccato il viale del tramonto. Come già avvenuto anni fa con la terapia ormonale sostitutiva nella donna. I risultati sul New England Journal of Medicine

21 FEB - I livelli di testosterone nell’uomo si riducono con il passare degli anni e questo contribuisce ad un declino generale della funzionalità sessuale, delle performance fisiche e della vitalità.
I trattamenti a base di testosterone possono determinare un aumento della massa muscolare e una riduzione della massa grassa. Ma gli studi condotti finora hanno prodotto risultati contrastanti in merito ad un reale beneficio di queste terapie, in particolare per quanto attiene alle performance fisiche e sessuali e alla ‘vitalità’ o al livello di energia fisica.
 
Nel 2003 un panel dell’Institute of Medicine statunitense concludeva che non esistevano prove a sufficienza per supportare la tesi che la terapia con testosterone apportasse reali benefici negli uomini anziani e raccomandava dunque di effettuare una serie di studi per valutare se il trattamento sostitutivo con testosterone nei maschi con ridotti livelli circolanti di questo ormone, causati dall’invecchiamento, e che presentavano sintomi e disturbi ascrivibili a carenza di testosterone.
 
Da questo background prendono le mosse i Testosterone Trials (TT), una serie di 7 studi coordinati, in doppio cieco, controllati versus placebo, condotti presso 12 centri negli Stati Uniti e finanziati dai National Institutes of Health. Il loro obiettivo principale era valutare se la somministrazione di testosterone avesse una provata efficacia su una serie di condizioni. I tre studi principali sono il Sexual Function Trial, il Physical Function Trial e il Vitality Trial e i soggetti arruolati potevano partecipare a più di un trial.

La selezione è stata severissima: su oltre 50 mila soggetti screenati, ne sono stati selezionati appena 790, tutti di età pari o superiore a 65 anni, con bassi livelli di testosterone circolanti e sintomatici per una serie di disturbi attribuibili ai bassi livelli di ormone. I sintomi ‘qualificanti’ erano riduzione della libido (per il Sexual Function Trial), difficoltà nel camminare o nel salire le scale (per il Physical Function Trial) o astenia (per il Vitality Trial) e sono stati valutati mediante strumenti standardizzati.
 
I soggetti inclusi negli studi sono stati randomizzati al trattamento con gel al testosterone o gel di placebo per un anno, nei tre trial principali di questa serie, riguardanti appunto la funzionalità sessuale, le performance fisiche e la vitalità.
I soggetti con storia di cancro della prostata o ad alto rischio per questo tumore o con eventi cardiovascolari recenti o ipertensione non controllata sono stati esclusi dall’arruolamento.
 
Nei soggetti assegnati al trattamento attivo, i livelli di testosterone sono risaliti a concentrazioni simili a quelle riscontrate nei soggetti di 19-40 anni. Rispetto agli endpoint primari, il trattamento con testosterone protratto per un anno ha aumentato l’attività sessuale (ma di appena 0,6 punti su una scala a 12 punti), la funzione erettile e la libido, ma non ha avuto un effetto significativo sulle performance fisiche, né ha aumentato l’energia dei trattati.
 
Il 6% dei soggetti in trattamento con testosterone ha presentato un aumento delle concentrazioni di PSA pari o superiore a 1 ng/ml (contro il 2% del gruppo di controllo) nel corso dello studio. I soggetti in trattamento con testosterone sono inoltre andati più frequentemente incontro a policitemia (2% contro 0% del gruppo placebo).
In ogni braccio di trattamento sono stati registrati 7 eventi cardiovascolari e questo ovviamente non consente di trarre conclusioni circa la safety del trattamento con testosterone a questo riguardo.
 
Gli autori concludono dunque che nei soggetti al di sopra dei 65 anni, con le stesse caratteristiche di quelli arruolati nei Testosterone Trials, il trattamento con testosterone per un anno produce un modesto beneficio sulla performance sessuale, sull’umore e sui sintomi depressivi, ma nessun beneficio rispetto a vitalità e performance fisiche. Il basso numero di partecipanti non consente invece di trarre conclusioni definitive sui rischi inerenti a questo trattamento.
 
I Testosterone Trials insomma – fa notare in un editoriale di commento allo studio Eric S. Orwoll, più che chiarire i benefici della terapia con testosterone nell’anziano hanno reso l’argomento ancor più controverso. Lo studio di Peter J. Snyder e colleghi, tuttavia è di grande importanza, sia perché è una ricerca ben condotta e affidabile su un argomento che si presta a speculazioni e a falsi miti, ma anche perché getta le basi per poter prendere delle decisioni cliniche più razionali circa il trattamento con testosterone e perché ispira ulteriori filoni di ricerca.
Qualche beneficio clinico lo si è osservato, di certo però troppo modesto per poter considerare il testosterone una panacea o una fonte di eterna giovinezza per gli uomini oltre i 65 anni. I benefici del testosterone inerenti alla sfera sessuale, i più evidenti tra quelli ottenuti dal trattamento – rimarca l’editorialista – sono comunque ben poca cosa rispetto a quanto si può ottenere con gli inibitori della fosfodiesterasi-5.
 
Lo studio di Snyder e colleghi – conclude l’editorialista -  probabilmente genererà delle controversie e ulteriori domande per la ricerca, un po’ come accadde a suo tempo con la Women’s Health Initiative, relativamente alla terapia sostitutiva con estrogeni. Rappresenta comunque una pietra miliare degli studi nel campo della salute dell’uomo.
 
Maria Rita Montebelli

21 febbraio 2016
© Riproduzione riservata


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