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Valvola aortica. Tecnica transcatetere meglio nelle donne che negli uomini

La mortalità a un anno dall'operazione mininvasiva è più bassa tra le donne, probabilmente per il fatto che queste vanno meno incontro a fibrosi. Lo studio su Annals of Internal Medicine.

23 FEB - (Reuters Health) – Le donne che si sottopongono a un intervento di impianto della valvola aortica attraverso la tecnica transcatetere (TAVI), che prevede il raggiungimento del cuore attraverso una sonda che passa nella vena della gamba, hanno una mortalità inferiore rispetto agli uomini a un anno di distanza dall’operazione, nonostante siano a maggior rischio di soffrire di complicanze a livello vascolare e di emorragia. A dimostrarlo è stato uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine e coordinato da Susheel Kodali del Columbia University Medical Center di New York. “All’inizio abbiamo pensato che questo dipendesse dalle minori comorbidità – ha dichiarato Susheel Kodali delColumbia University Medical Center di New York alla Reuters Health – ma anche con un’analisi mutivariata il sesso femminile si è rivelato un fattore di sopravvivenza a un anno”.
 
Lo studio
La tecnica mininvasiva è un’alternativa alla sostituzione della valvola per via chirurgica (SAVR) e viene applicata soprattutto nei pazienti ad alto rischio. Per lo studio, i ricercatori hanno ripreso i risultati di un precedente trial clinico, lo studio PARTNER (Placement of Aortic Transcatheter Valves), che includeva pazienti ad alto rischio e giudicati inoperabili che avevano bisogno della sostituzione della valvola aortica, in 25 ospedali tra Nord America e Germania. Lo studio includeva 1229 donne e 1339 uomini. Nonostante le donne fumino di meno degli uomini e siano meno frequentemente affette da patologie quali iperlipidemia, diabete e malattie renali, secondo la Società di Chirurgia Toracica americana il rischio di mortalità è di 11,9% per le pazienti di sesso femminile, contro l’11,1% tra gli uomini. La percentuale di incorrere in complicanze vascolari è, tra le donne, del 17,3%, contro il 10% tra gli uomini, così come il rischio di sanguinamento è più alto nelle pazienti (10,5% contro 7,7% negli uomini). Mentre le donne hanno una minore probabilità di soffrire di una complicanza nota come rigurgito aortico paravalvolare (6% contro 14,3%).

 
I risultati
Secondo lo studio americano, a 30 giorni dall’intervento, l’incidenza di mortalità era simile negli uomini e nelle donne, ma a un anno di distanza, la mortalità tra le donne era del 19% mentre negli uomini era del 25,9%. Le donne, secondo quanto ha riferito Kodali, tendono ad avere meno fibrosi, per cui rispondono meglio alla chirurgia. Ma la differenza nell’incidenza della mortalità potrebbe anche essere dovuta al fatto che al momento in cui è stato condotto il trial clinico esistevano solo due misure delle valvole, e i maschi potrebbero aver sofferto di una mancata corrispondenza della protesi.
 
I commenti
“Questo risultato è interessante e merita di essere studiato più approfonditamente”, ha sottolineato Kodali. Dal momento poi che i dati non provengono da un trial randomizzato e si basano su una procedura ancora poco studiata, pur non dimostrando che le donne dovrebbero essere operate con la procedura miniinvasiva, i risultati quantomeno fanno sorgere un dubbio sulla maggiore efficacia di questa tecnica nei pazienti di sesso femminile, ha spiegato. “Questo studio guarda alle donne come a un gruppo di persone – ha sottolineato l’esperto americano – e molti sono gli studi avviati con questo approccio”. Secondo Kodali, infine, i risultati del trial PARTNER 2, nel quale più di 2000 pazienti a rischio intermedio sono stati operati con le due tecniche, usciranno quest’anno e potrebbero dare un’evidenza più concreta al fatto che il sesso può giocare un ruolo nella scelta della tecnica chirurgica. “Questo studio sottolinea l’importanza di un’analisi genere-specifica, per la scelta del metodo di intervento e per la valutazione dei rischi della procedura a lungo termine in persone che soffrono di stenosi dell’aorta e vengono operate con una tecnica miniinvasiva – hanno dichiarato Nina Johnston e Christina Christersson, della Uppsala University, in Svezia, in un editoriale che accompagna l’articolo – La ricerca specifica per genere nella malattia valvolare aortica sarà sicuramente un beneficio sia per gli uomini che per le donne”, hanno concluso.
 
Fonte: Ann Intern Med 2016
 
Anne Harding
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

23 febbraio 2016
© Riproduzione riservata


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