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Salute della donna. Microbiologi: “La prevenzione è un'alleata fondamentale”

In occasione dell’8 marzo l'Associazione microbiolgogi clinici italiani ricordata l’importanza di una tempestiva diagnosi per prevenire infezioni potenzialmente ad alto rischio per la salute e la fertilità. In particolare, si fa riferimento ai virus, batteri e parassiti che sono responsabili ogni anno di milioni di casi di infezione nel mondo con conseguenze sia sulla salute umana sia sullo stato socio-economico.

08 MAR - La comunità dei Microbiologi clinici italiani lancia un messaggio sull’importanza della prevenzione della salute della donna per quanto concerne il rischio di andare incontro a patologie infettive che possono esitare in tumori, infertilità e danni al prodotto del concepimento. Ci si riferisce, in particolare, ai virus, batteri e parassiti che sono responsabili ogni anno di milioni di casi di infezione nel mondo con conseguenze sia sulla salute umana sia sullo stato socio-economico. Per buona parte di queste infezioni è possibile prevenire e curare efficacemente ed è questo il richiamo che Amlcli – Associazione Microbiologi Clinici Italiani – lancia alle donne, proprio in occasione dell’8 marzo, affinché esse siano correttamente informate sui rischi e sintomi collegati a queste infezioni dal momento che è la conoscenza che tutela la salute della donna.
 
“L’impegno dei microbiologi è costante, quotidiano e attento all’evoluzione scientifica proprio per garantire interventi diagnostici sensibili e precoci a cui seguiranno eventualmente appropriate terapie evitando così l’ insorgenza delle gravi sequele e complicanze in caso di mancata o errata diagnosi e terapia” sottolinea  Pierangelo Clerici, Presidente Amcli e Direttore della Microbiologia dell’ Ospedale di Legnano.


Tra le patologie infettive a trasmissione sessuale di origine virale,  Cristina Giraldi, Direttore della Microbiologia di Cosenza e Segretario Amcli, ricorda come il papilloma virus umano (HPV) sia la causa necessaria per lo sviluppo del carcinoma della cervice uterina. “Questo carcinoma è la seconda neoplasia maligna per incidenza e mortalità nelle donne in tutto il mondo e la prima neoplasia nei Paesi poveri nei quali si verificano – oggi – l’80% dei casi e delle morti ad esso correlate. La causa delle sue lesioni pre-cancerose è la persistenza dell’ infezione cervicale da parte di alcuni genotipi di HPV, definiti ad alto rischio oncogeno. In Italia l’ incidenza e la mortalità per cancro della cervice uterina sono ormai ridotte a livelli di malattia rara con meno di 7/100.000 nuovi casi all’anno e questo importante traguardo è stato raggiunto grazie al programma di screening con il Pap test iniziato nel 1996” spiega.

“Oggi la prevenzione ha nuove ed importanti opportunità che ridurranno ulteriormente l’incidenza di questa grave malattia”, chiarisce  Maria Paola Landini. Maria Paola Landini, Professore di Microbiologia Bologna, Responsabile del Centro Regionale per le emergenze microbiologiche della regione Emilia Romagna e Membro del Consiglio Direttivo AMCLI “Abbiamo a disposizione un vaccino per la prevenzione primaria e un nuovo programma di screening basato in prima battuta sulla ricerca diretta del DNA di HPV nei prelievi della cervice uterina mediante PCR, proprio allo scopo di individuare con maggiore precocità le lesioni pre-invasive”.

Chlamydia trachomatis è un batterio che causa infezioni dell’apparato genitale che sono considerate le infezioni batteriche sessualmente trasmesse più diffuse tra le donne, avendo superato numericamente le infezioni da Neisseria gonorrhoeae (41 milioni di nuovi casi l’anno) e da Treponema pallidum (5 milioni di nuovi casi l’anno). L’organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno nel mondo vi siano circa 54 milioni di nuovi casi di infezione tra le donne adulte (15-49 anni). La giovane età, inferiore ai 25 anni e il sesso femminile rappresentano i maggiori fattori di rischio. Il 70-80% delle infezioni da C. trachomatis nella donna sono asintomatiche e quando sono presenti i sintomi essi sono lievi e aspecifici.
 
E’ stato stimato che il rischio di sviluppare infertilità tubarica dopo un’infezione da C. trachomatis non adeguatamente diagnosticata e trattata, è pari allo 0,1-6% dei casi. L’infezione da C. trachomatis contratta in gravidanza (5-30% delle donne) può comportare conseguenze sia per la donna che per il nascituro. Gli studi presenti in letteratura associano tale infezione a complicanze ostetriche quali parto pretermine, basso peso alla nascita, e mortalità perinatale. Inoltre evidenziano come il 30-50% dei nati da madre infetta, al momento del parto, e non sottoposta ad alcuna terapia specifica sviluppa congiuntivite e il 10-20% polmonite.
 
Secondo  Tiziana Lazzarotto della Microbiologia del Policlinico S. Orsola di Bologna e Membro del Direttivo Amcli, “La diagnosi di infezione attiva non è difficile e si fa mediante tecniche di PCR, ricercando direttamente il genoma del batterio nei campioni di secrezioni genitali e/o di urina della donna. Si può inoltre eseguire una diagnosi indiretta, ricercando nei campioni di siero delle pazienti gli anticorpi anti C. trachomatis e dimostrando così indirettamente l’avvenuta infezione. La diagnosi sierologica è un ausilio diagnostico particolarmente importante nello studio dell’infertilità tubarica. Quasi la totalità delle strutture di Microbiologia clinica sono in grado di condurre ambedue le tipologie diagnostiche”.

In molti paesi Europei e non Europei sono stati avviati o si stanno avviando dei programmi di screening nelle donne fertili e con età inferiore ai 25 anni allo scopo di intervenire tempestivamente con eventuali trattamenti terapeutici. I primi dati lanciati dal CDC di Atlanta dimostrano una netta associazione tra i programmi attivi di screening e la diminuzione della prevalenza delle infezioni da C. trachomatis. “Anche in Italia – conclude il Presidente Amcli PierangeloClerici - “alcune regioni con l’ausilio di Amcli, sono intenzionate ad avviare programmi di screening allo scopo di controllare nella popolazione dei giovani la diffusione di questa infezione a trasmissione sessuale e prevenire nelle donne l’ insorgenza di infertilità tubarica con opportuni interventi terapeutici. Un programma di screening oggi è reso possibile grazie alla disponibilità di test altamente sensibili e specifici quali la PCR”.

08 marzo 2016
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