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8 marzo. Assobiomedica: "1 donna su 4 esegue uno screening con mammografi di oltre 15 anni"

Italia fanalino di coda per obsolescenza delle apparecchiature diagnostiche insieme alla Spagna. Registrato un trend di peggioramento dopo le “spending review” degli ultimi anni. “Un parco apparecchiature inadeguato crea forti difficoltà nelle fasi di screening e di diagnosi delle patologie, soprattutto con mammografi, ecografi e TC".

08 MAR - Una donna su 4 in Italia esegue un esame di screening mammografico con apparecchiature di oltre 15 anni fa. Sebbene l’innovazione in campo radiologico abbia fatto passi da gigante nella prevenzione e diagnosi di molte patologie, grazie a tecnologie che permettono un contenimento delle dosi e una riduzione delle esposizioni, le donne italiane sono sottoposte a un maggior numero di radiazioni con un parco apparecchiature che conta il 91% dei mammografi convenzionali con un’età maggiore di 10 anni. Il nostro Paese si è aggiudicato, infatti, la maglia nera per l’obsolescenza delle apparecchiature diagnostiche in Europa con il 25% di macchinari da sostituire. La denuncia arriva da Marco Campione, Presidente dell’Associazione Elettromedicali di Assobiomedica che, in occasione della festa della donna, ha voluto commentare i recenti dati pubblicati a livello europeo da Cocir (European Coordination Committee of the Radiological, Electromedical and Healthcare IT Industry).
 
“Da Paese con un Sistema sanitario tra i più invidiati al mondo – ha dichiarato Marco Campione, Presidente Elettromedicali - siamo arrivati a essere classificati tra i peggiori per mancato ricambio tecnologico delle apparecchiature di diagnostica per immagini, posizionandoci dopo paesi come la Romania (18% da sostituire), la Slovacchia (10%), la Repubblica Ceca (12%), la Bulgaria (9%) e l’Ungheria (6%). Questo trend di peggioramento si è registrato negli ultimi anni in seguito alle massicce iniziative di revisione della spesa e ai ridotti investimenti regionali in moderne apparecchiature. Al contrario di quanto si possa pensare, un processo di sostituzione sistematico e progressivo nel tempo delle tecnologie più obsolete porterebbe invece a un’ottimizzazione dei costi in grado di ritornare dall’investimento iniziale già nel breve periodo, grazie anche alla migliore gestione di utilizzo dei carichi delle equipe mediche e paramediche, nonché delle prestazioni eseguite in condizioni di urgenza che tecnologie più evolute rendono possibile”.

 
“Un parco apparecchiature inadeguato – ha concluso Campione - crea forti difficoltà nelle fasi di screening e di diagnosi delle patologie, soprattutto con mammografi, ecografi e TC, alterando in modo evidente la qualità dell’indagine diagnostica che il cittadino può ottenere dal Sevizio sanitario. In particolare, oltre 1.300 mammografi, 15.000 ecografi e 400 TC hanno abbondantemente superato la soglia di adeguatezza tecnologica. Ben 1.200 mammografi convenzionali hanno più di 13 anni e il 20% ne ha addirittura più di 20: è chiaro che lo stato di vetustà del nostro parco tecnologico può incidere in modo negativo sui programmi di prevenzione, anche in campo oncologico. Per questo è quanto mai necessario che il nostro Paese, torni ad avere un approccio che mette il paziente al centro, avviando un processo di sostituzione programmata del parco apparecchiature più obsolete per consentire ai cittadini di beneficiare dei vantaggi delle nuove tecnologie soprattutto per screening e diagnosi precoce”.
 
Lorenzo Proia

08 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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