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Tumore del seno. Test genetici per recidive utili nella malattia in fase precoce

Il punteggio che delinea il rischio di recidive, ottenuto con test genetici, suggerirebbe se procedere o meno con la chemioterapia. È quanto emerge da uno studio presentato alla Conferenza Europea sul tumore della mammella, che si è tenuta ad Amsterdam dal 9 all’11 marzo.

16 MAR - (Reuters Health) – Il test che analizza 21 diversi geni e prevede la probabilità di una donna di andare incontro a recidiva di tumore al seno, Oncotype DX, potrebbe aiutare anche ad identificare il tumore in fase precoce, quando sarebbero presenti solo uno/tre linfonodi positivi. In questo modo, molte donne potrebbero risparmiarsi la chemioterapia. A dimostrarlo è stato uno studio di fase III, PlanB, i cui risultati sono stati presentati nel corso della decima Conferenza Europea sul tumore alla mammella, che si è tenuta ad Amsterdam del 9 all’11 marzo.
 
Lo studio
Oleg Gluz, del Western Germany Study Group, ha dichiarato che “i nostri risultati forniscono una prima evidenza sul fatto che il Recurrence Score, il punteggio ottenuto dall’analisi di più geni che indicherebbe la probabilità di avere una recidiva del tumore, potrebbe anche essere utilizzato su una popolazione selezionata di donne che hanno da uno a tre linfonodi positivi. Queste pazienti, avrebbero la stessa possibilità, il 94%, di sopravvivere cinque anni senza malattia, come le pazienti con linfonodi negativi”. Insieme con i risultati dello studio TailorX, che ha focalizzato l’attenzione sulle pazienti con linfonodi negativi, PlanB “fornisce nuove evidenze sull’importanza dell’uso del Recurrence Score, ottenuto dal test genetico Oncotype DX, nella pratica clinica, almeno nelle pazienti con rischio da intermedio ad alto”, ha aggiunto l’oncologo.


Per lo studio, sono state prese in considerazione 3198 pazienti con tumore alla mammella di tipo ER-positivo e HER2-negativo, in fase iniziale, incluse le donne con linfonodi positivi che sarebbero state avviate alla chemioterapia, secondo i protocolli di trattamento standard. Dopo aver eseguito il test genetico, le donne con un punteggio pari a 11 o inferiore sono state giudicate a basso rischio di recidiva, anche se altri fattori clinici come lo stato dei linfonodi, il grado e la grandezza del tumore o l’età avrebbero suggerito un alto rischio. Queste pazienti, sulla base proprio del punteggio ottenuto, non si sono sottoposte a chemioterapia e sono state trattate solo con terapia ormonale.

Tutte le altre pazienti, con un punteggio pari a 12 o superiore, con almeno 4 linfonodi positivi o con un tumore non ormone-dipendente sono state giudicate a rischio intermedio o alto e sono state sottoposte, invece, a sei cicli di chemioterapia a base di docetaxel/cyclophosphamide o a quattro cicli a base di epirubicin/cyclophosphamide seguiti da altri quattro a base di docetaxel.

I risultati
Dopo una media di 55 mesi di controllo, il 94% delle pazienti a basso rischio, che erano state trattate solo con la terapia ormonale, era ancora in vita e senza malattia, a cinque anni dalla diagnosi. Mente le pazienti con un rischio intermedio, con punteggio tra 12 e 25, avevano la stessa percentuale, 94%, di sopravvivenza senza malattia. Le pazienti ad alto rischio, infine, avevano i più bassi indici di sopravvivenza, pari all’84%, nonostante la chemioterapia. Il punteggio RS “fornisce un’ulteriore e indipendente informazione per la prognosi, al di là dei fattori normalmente presi in considerazione come lo stato dei linfonodi, la grandezza o lo stadio del tumore” ha dichiarato Gluz, spiegando che “questi valori dovrebbero essere considerati tutti insieme per prendere decisioni a livello clinico e trattare il tumore della mammella nelle fasi iniziali. Nessuna decisione in merito alla chemioterapia, invece, dovrebbe essere presa considerando un solo fattore”, ha precisato.

I ricercatori coinvolti nella sperimentazione PlanB starebbero continuando a tenere sotto controllo le pazienti per altri cinque anni. Inoltre, uno studio di controllo, WSG-ADAPT, avrebbe già arruolato più di 4000 pazienti per valutare la combinazione del Recurrence Score con la risposta a un breve trattamento ormonale prima dell’intervento chirurgico, sulla base della valutazione della diminuzione del biomarker Ki67. “La combinazione di entrambi gli strumenti potrebbe evitare la chemioterapia nel 50-60% delle pazienti”, ha concluso Gluz, che ha anche dichiarato che i risultati finali dello studio si avranno nel 2021.
 
Fonte: European Breast Cancer
 
Megan Brooks
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

16 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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