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Cuore. Infanzia serena, basso rischio cardiovascolare da grande

Uno studio finlandese ha identificato una correlazione tra le situazioni di stress vissute tra i 12 ed i 18 anni ed il rischio di problemi cardiovascolari a 28 anni. La correlazione, tuttavia, non implica necessariamente una causalità.

16 MAR - (Reuters Health) – I bambini che vivono in un ambiente privo di stress possono diventare degli adulti con un rischio minore di attacchi cardiaci rispetto ai loro coetanei che provano difficoltà sociali, emotive, o finanziarie durante l’infanzia. È quanto emerge da uno studio finlandese. I ricercatori hanno stabilito i fattori psicosociali in 311 bambini di età dai 12 ai 18 anni. Poi, alla loro età di 28 anni, hanno controllato la calcificazione delle arterie coronarie. Gli adulti che hanno avuto un elevato benessere psicosociale da bambini mostravano una probabilità del 15% inferiore di avere depositi di calcio che ostruiscono le arterie.

“Lo studio suggerisce che i fattori psicosociali dell’infanzia possano avere conseguenze a lungo termine sulla salute cardiovascolare”, spiega l’autore principale dello studio, il dottor Markus Juonala dell’Università di Turku in Finlandia.

Lo studio
Per comprendere la connessione tra il modo in cui i bambini crescono e come appaiono le loro arterie dopo alcuni anni, Juonala ed i colleghi hanno analizzato dati raccolti dal 1980 al 2008 per lo studio Rischio Cardiovascolare nei Giovani Finlandesi. Tra le altre cose, questo studio ha misurato il benessere psicosociale osservando gli introiti della famiglia ed il livello di istruzione, lo stato di lavoro dei genitori, la salute mentale dei genitori e l’uso di tabacco o l’abuso di altre sostanze, il peso e le abitudini di esercizio fisico dei genitori, eventi stressanti come divorzi, decessi, o traslochi, ed anche il livello di aggressività o comportamenti antisociali dei bambini e la loro abilità di interagire con altre persone.


Inoltre, i ricercatori hanno analizzato i risultati della tomografia computerizzata per stabilire la calcificazione delle arterie coronarie. Tra tutti, 55 partecipanti, circa il 18%, avevano almeno alcune calcificazioni nelle loro arterie, hanno riportato i ricercatori su JAMA Pediatrics il 14 marzo. In questo gruppo con calcificazioni, 28 partecipanti avevano bassi livelli di calcificazioni, 20 avevano un moderato quantitativo di calcio, e 7 avevano dei depositi sostanziali. Anche dopo avere tenuto in considerazione la situazione da adulti, come i fattori psicosociali ed i fattori di rischio per malattie cardiache come l’obesità, il fumo, l’ipertensione, e l’elevato colesterolo, il team di ricerca ha comunque trovato che il benessere durante l’infanzia risulta associato come una ridotta calcificazione delle arterie nell’età adulta.

Lo studio è osservazionale e non prova che lo stress nell’infanzia causi l’ostruzione delle arterie od attacchi cardiaci, ma solo che le due cose sono collegate, fanno notare gli autori. È possibile, tuttavia, che lo stress durante l’infanzia possa innescare modifiche nel funzionamento metabolico ed infiammazioni che contribuiscano a depositi di calcio nelle arterie, sostengono i ricercatori.

È anche possibile che bambini più felici possano sviluppare abitudini più sane come diete migliori e routine di esercizio fisico più rigorose, che aiutano a mantenere le arterie non ostruite e diminuiscono il rischio di malattie cardiache più avanti nella loro vita.

I commenti
“Il messaggio da far passare ai genitori è che è importante capire che lo stress durante l’infanzia può avere effetti negativi, e che dovrebbero aiutare i loro bambini a diminuire lo stress”, sostiene il dottor Stephen Daniels, ricercatore della University of Colorado School of Medicine e primario di pediatria al Children’s Hospital Colorado.

“I genitori possono non essere sempre in grado di eliminare lo stress, tuttavia, in particolare lo stress che deriva da fattori ambientali come lo status socioeconomico”, ha aggiunto Daniels, che non è stato coinvolto nello studio.

Fonte: JAMA Pediatrics 2016

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

16 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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