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Obesità e aspetto fisico. Quanto contano per fare politica?

È di pochi giorni fa la notizia dell’uscita di scena, dalla candidatura a sindaco di Milano, di Patrizia Bedori. Tra le accuse, che andavano da casalinga a nulla facente, anche quella di essere obesa e brutta. L’ironia sul peso di una persona, che a volte si trasforma in feroci offese, rappresenta uno degli aspetti più debilitanti, e meno conosciuti, del vivere in una condizione di obesità

21 MAR - Il peso di un candidato politico influisce sulla sua credibilità e sul suo valore? E più in generale il peso di una persona è da considerarsi nel giudizio globale che si dà di questa persona? La risposta purtroppo sembra essere si; se la persona in questione è in una condizione di obesità la sua candidatura è a rischio. Se non ha ambizioni politiche sono comunque a rischio il suo lavoro e il suo ruolo nel mondo del lavoro.
 
È di pochi giorni fa la notizia dell’uscita di scena, dalla candidatura a sindaco di Milano, di Patrizia Bedori. Tra le accuse, che andavano da casalinga a nulla facente, anche quella di essere obesa e brutta. L’ironia sul peso di una persona, che a volte si trasforma in feroci offese, rappresenta uno degli aspetti più debilitanti, e meno conosciuti, del vivere in una condizione di obesità. Parliamo dello stigma a causa del peso che vede l’obesità come segno di pigrizia, scarsa forza di volontà e poca cura di sé. Al contrario l’obesità è una malattia cronica con gravi ripercussioni sul piano clinico, psicologico e funzionale i cui determinanti attengono a problematiche individuali (in particolare psicologiche e funzionali), ambientali e socio-culturali. Nulla a che vedere con gli stereotipi, purtroppo diffusi e socialmente accettati, che precedono spesso la persona e influenzano negativamente le nostre percezioni.

 
Fa riflettere che la vicenda Bedori arrivi nei giorni della giornata nazionale per la cura dei disturbi alimentari che dovrebbe sensibilizzare al rispetto verso il corpo non legato a un numero sulla bilancia. Parole come “grasso o ciccione” fanno parte del vocabolario popolare e a volte non si dà loro peso.
Un peso però lo hanno, ed è un peso che crea ferite invisibili ai nostri occhi, ma dolorose per chi le subisce. La Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca), ritiene questi atteggiamenti da "condannare profondamente" perché "assolutamente ingiustificati sul piano scientifico e culturale, segno di profonda ignoranza e decisamente controproducenti nei confronti della cura della malattia". 
 
Prof. Lorenzo Maria Donini
Presidente Sisdca

21 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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