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Parte dal Veneto la prima ricerca al mondo per debellare il tumore al seno di tipo 'triplo negativo'

Sarà realizzato da ricercatori e sanitari dell’Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto – IOV. Si chiama 'A Brave Trial'costerà 10 milioni di euro, coinvolgerà 360 donne colpite dal tumore “triplo negativo” già trattate con chemioterapia ma considerate ancora a rischio di ripresa del male che saranno trattate con un potente anticorpo monoclonale, oltre 40 ospedali in Italia, numerosi Reparti della Rete Oncologica Veneta - ROV. 

15 APR - Sarà realizzata in Veneto, a cura dei ricercatori e sanitari dell’Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto – IOV, la prima ricerca al mondo per verificare la praticabilità di terapie immunologiche per combattere il tumore al seno di tipo “triplo negativo”, il più invasivo e il più difficile da aggredire perché non trattabile con terapie ormonali e biologiche, ma solo con la chemioterapia. La notizia è stata ufficializzata oggi presso la sede dell’Ateneo patavino al Bo di Padova, nel corso di una conferenza stampa. Nel 2015, nel solo Veneto, i tumori alla mammella sono stati 4.660. Il 15% di essi è “triplo negativo”: tende a colpire con più frequenza le donne giovani e quelle con condizioni di rischio ereditarietà in famiglia, ed è la neoplasia alla mammella che si diffonde con più frequenza a polmoni e sistema nervoso centrale.

Lo Studio si chiama “A Brave Trial”, costerà 10 milioni di euro, coinvolgerà 360 donne colpite dal tumore “triplo negativo” già trattate con chemioterapia ma considerate ancora a rischio di ripresa del male che saranno trattate con un potente anticorpo monoclonale, oltre 40 ospedali in Italia, numerosi Reparti della Rete Oncologica Veneta - ROV. L’obbiettivo è quello di agire sul rafforzamento del sistema immunologico delle pazienti, “scatenandolo” contro le cellule tumorali e verificandone l’effetto. Studi portati avanti sinora dai ricercatori dell’Università e dello IOV, hanno infatti dimostrato che spesso la chemioterapia da sola non riesce a uccidere tutte le cellule tumorali, ma le danneggia solamente, e solo il successivo intervento delle cellule immunitarie è in grado di eliminare definitivamente quelle malate.


“Sono orgoglioso di questa straordinaria alleanza tra l’Università e lo IOV – ha detto il Governatore del Veneto – che si esplica ai più elevati livelli scientifici, tutti espressi in Veneto, che rafforza la strategia generale di lotta senza quartiere al tumore al seno che abbiamo lanciato con le Breast Unit in tanti ospedali; che dimostra come in Veneto sia elevata la capacità di fare ricerca di alto livello i cui risultati potrebbero salvare ancora tante donne, sia riguardo alla vita che alla qualità di vita dopo essere state colpite dal male”.

Sollecitato dai giornalisti presenti, il Presidente della Regione ha affrontato anche i temi del nuovo Ospedale di Padova e dello sciopero del personale attuato oggi all’Azienda Ospedaliera patavina. “Con la nostra delibera di qualche giorno fa – ha detto – l’ipotesi Padova Ovest non esiste più. Lavoriamo su Padova Est: tra un paio di settimane il Comune dovrebbe poter concludere l’iter amministrativo per la messa a disposizione dell’area e con l’Università, soprattutto dall’arrivo del Rettore Rizzuto, la collaborazione è costruttiva e continua. Nel frattempo stiamo scrivendo il nuovo Accordo di Programma e stiamo lavorando sulle modalità di finanziamento. Dalla Regione ci sono già 150 milioni, abbiamo contattato la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), serve un segnale dallo Stato con i fondi nazionali per l’edilizia ospedaliera. Alla fine il tipo di finanziamento sarà quello che gli Advisor ci indicheranno e potrebbe essere un mix di varie fonti, compreso un project equilibrato”.

Riguardo alla protesta del personale dell’Azienda Ospedaliera per gli orari di lavoro e le carenze di organico, il Governatore ha commentato che “si tratta di un malessere fondato, al quale risponderemo nell’unico modo possibile: assumendo, nonostante i tagli nazionali e i lacci di norme che andrebbero applicate dove si spreca e non qui dove riusciamo a tenere i conti in ordine. Va anche detto – ha concluso – che siamo alle prese con l’ennesimo pasticcio creato dalla burocrazia europea, che vorrebbe costringere ad esempio un chirurgo a prevedere la durata di un intervento, e con la mancanza di risorse nazionali, che sarebbero dovute, per fronteggiare una criticità nella quale le Regioni e le Aziende sanitarie non hanno alcuna responsabilità e ne sono invece le prime vittime”.
 

15 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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