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Spesa farmaceutica Ocse. Nel 2018 arriverà a 1.200 mld di dollari: +30% rispetto al 2013. “Sistema prezzi non valuta efficienza. Senza modifiche Governi costretti a scelte dolorose”

Un focus dell'Ocse dedicato al mercato del farmaco e alle sue prospettive. “Dopo gli anni della crisi dove spesa si è ridotta ora con nuovi farmaci ad alta specialità è destinata ad invertire la rotta”. Ma attenzione: “Alcuni di questi farmaci portano grandi benefici ai pazienti, altri forniscono solo miglioramenti marginali. E tutto ciò mette in discussione l'efficienza della spesa farmaceutica”. IL REPORT

28 APR - La spesa farmaceutica è stata di circa 800 miliardi di dollari nel 2013 nei Paesi OCSE, circa il 20% in media della spesa sanitaria totale. Una spesa che dopo gli anni di crisi con le politiche di contenimento dei costi e la scadenza del brevetto per un certo numero di prodotti best-seller ha visto ridursi. Ma il futuro non sembra andare in quella direzione: “La proliferazione di farmaci speciali ad alto costo sarà un importante motore di crescita della spesa sanitaria nei prossimi anni. Ma mentre alcuni di questi farmaci portano grandi benefici ai pazienti, altri forniscono solo miglioramenti marginali. E tutto ciò mette in discussione l'efficienza della spesa farmaceutica”. Ecco perché serve “una radicale revisione delle pratiche tariffarie per i nuovi farmaci”. A fotografare lo scenario e i possibili rischi di esplosione della spesa farmaceutica mondiale è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che in un suo report esamina le recenti tendenze e le prospettive del comparto.
 
1 dollaro su 5 è spesa per farmaci
I farmaci rappresentano una quota significativa della spesa complessiva sanitaria in tutti i paesi dell’Ocse. In media, un dollaro ogni cinque per la salute vale per l'acquisto di prodotti farmaceutici. “A partire dalla metà degli anni 2000 – si legge - , il ritmo di spesa farmaceutica è generalmente rallentato rispetto ad altri settori di spesa sanitaria, come ad esempio quelli ospedaliero e ambulatoriale. La crisi finanziaria ed economica globale, che ha portato a riduzioni diffuse della spesa pubblica e l'introduzione di politiche di contenimento dei costi, in coincidenza con le perdite di brevetto di molti farmaci tra i più venduti hanno esercitato delle pressioni al ribasso sulla spesa farmaceutica”.
 
I numeri Ocse seppur con differenze tra i vari Paesi propendono per il segno meno in quanto a spesa con picchi in negativo in Europa.


È boom ospedaliera
Per quanto riguarda la spesa farmaceutica territoriale essa rappresenta il 15% della spesa sanitaria, in media, tra i paesi OCSE, equivalenti a più di 500 dollari pro capite nel 2013.
 
Ma mentre la spesa farmaceutica territoriale è cresciuta ad un ritmo più lento o addirittura è calata con l'inizio della recente crisi, la spesa farmaceutica ospedaliera ha avuto la tendenza ad espandersi in un certo numero di paesi. Ma le tendenze non sono omogenee nel tempo e tra i vari paesi. “Le analisi riportate in questo documento hanno dimostrato che la spesa farmaceutica territoriale è aumentata ad un ritmo più lento o addirittura diminuito negli ultimi anni (in particolare dal 2009), mentre la spesa farmaceutica negli ospedali è aumentata nella maggior parte dei paesi per i quali sono disponibili dati”.
 
Ma perché accade? L’aumento della spesa è frutto del risultato dell'interazione di numerosi fattori che sono “difficili da isolare e il loro ruolo nel plasmare la spesa futura può differire da paese a paese”.
 
La spesa per i farmaci ospedalieri è aumentata spinta dalla disponibilità e prezzi dei farmaci di specialità. Questi nuovi prodotti di specialità ad alto costo stanno arrivando sul mercato e sono tenuti a rappresentare dal 50 al 100% della crescita della spesa farmaceutica nel prossimo futuro”.
 
Il mix letale è dettato dal fatto che la “loro disponibilità, in combinazione con l'invecchiamento della popolazione, suggerisce che la spesa farmaceutica può riprendersi dopo la stagnazione o addirittura un calo osservato a seguito della recente crisi, anche se è difficile prevedere con certezza quanto crescerà”.
 
Anche perché il punto non è la crescita della spesa farmaceutica in sé. “La crescita della spesa non è necessariamente un problema in sé. I medicinali svolgono un ruolo importante nella gestione di un numero di malattie croniche (ad esempio diabete, asma) e in alcuni casi impediscono complicazioni e l'utilizzo dei servizi sanitari costosi”.
 
“Tuttavia, la crescente disponibilità e impennata dei prezzi per i nuovi farmaci, in particolare in oncologia, epatite C, ipertensione polmonare, la sclerosi multipla o per le malattie rare, hanno sollevato una serie di domande e sfide”.
 
Le sfide per il futuro: con prezzi che sappiano rapportati a reali benefici. “In primo luogo – rileva l’Ocse - , in un certo numero di paesi, questi farmaci non sono accessibili, o non accessibili a tutti i pazienti che veramente ne hanno bisogno. In seconda istanza, i contribuenti, i professionisti e il pubblico stanno mettendo sempre più in discussione la ratio di tali prezzi elevati e la loro legittimità. In genere, i farmaci utilizzati per pazienti in condizioni molto gravi e/o per malattie in cui non sono disponibili trattamenti alternativi, hanno prezzi elevati, scollegati dai benefici per la salute che portano ai pazienti. Molti di questi farmaci non sono cost effective, in base a soglie standard. Ciò significa che le società non ottengo ‘oggi’ un valore dai soldi che spendono per questi farmaci”.
 
Il problema della crescita dei farmaci ad alto costo. “La proliferazione di farmaci ad alto costo e il loro crescente aumento di quota all’interno della spesa farmaceutica e sanitaria è problematico. Fino ad ora, i prezzi elevati hanno fornito incentivi per le imprese a sviluppare farmaci destinati ai mercati di piccole dimensioni e tutto ciò era sostenibile, ma per un po’. Tuttavia, le aziende stanno sviluppando terapie sempre più specifiche per il trattamento di un numero inferiore di pazienti, prodotti che hanno prezzi alti in modo che le imprese possano recuperare i loro investimenti. Poiché il numero di approvazioni farmaci con "target di popolazione piccole" sta aumentando, il problema dell'efficienza sta diventando sempre più acuta e per i paesi sarà necessario prendere in considerazione se vogliono spendere una quota sempre crescente dei loro bilanci per un minor numero di pazienti e avere meno "benefici per la salute".
 
La crescita della spesa farmaceutica. Tra 2013 e 2018 + 30%. Secondo le previsioni la spesa farmaceutica crescerà nei prossimi anni con tassi medi compresi tra il 4 e il 7%. E nel 2018 essa potrebbe essere superiore a quella del 2013 del 30%, arrivando a quasi 1200 mld di dollari.  Per quanto riguarda i paesi europei con mercati maturi sono previsti livelli più bassi di crescita. Secondo l’IMS i 5 principali mercati europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) vedranno tassi di crescita annui compresi tra 1 e 4% durante il periodo 2014 al 2018.
 

 
 
In questo senso l’Ocse rileva poi come solo alcuni paesi, come l'Australia, il Canada, l'Italia e la Germania, effettuano un controllo periodico dei componenti della crescita della spesa farmaceutica. Questo processo di monitoraggio è molto utile a livello nazionale
per capire come il denaro assegnato a prodotti farmaceutici viene speso.
 
Rivedere il sistema dei prezzi. “Il sistema di innovazione e dei prezzi farmaceutica ha, in passato, consegnato molti guadagni di salute per la popolazione – sottolinea l’Ocse - . Tuttavia, non vi è ragione di credere che questo continuerà inevitabilmente in futuro. In particolare, l'aumento dei costi per i farmaci di specialità suggerisce che vi è la necessità di una rivalutazione radicale delle pratiche tariffarie per i nuovi prodotti”.
 
L’Italia e la spesa farmaceutica. Confronti Ocse
 
Spesa procapite (esclusa ospedaliera): 11° posto in classifica pari a 572 dollari rispetto ad una media Ocse di 515 dollari.  Al 1° posto ci sono gli Usa con 1026 dollari.
 
Spesa farmaceutica sul Pil: 9° posto con una spesa pari all1,6% del Pil (0,8% pubblica e 0,8% privata) rispetto ad una media Ocse dell’1,4%. In testa la Grecia che spende il 2,8% del Pil.
 
Consumo farmaci per ipertensione: 7° posto in classifica con un consumo di 399 dosi al giorno per 1000 abitanti di fronte ad una media Ocse di 318 per 1000 ab. Al primo posto c’è la Germania con 575.
 
Consumo farmaci anticolesterolo: 21° posto con  un consumo di 83 dosi al giorno per 1000 abitanti di fronte ad una media Ocse di 95  per 1000 ab. Al primo posto c’è la Slovacchia con 153.
 
Consumo farmaci antidiabete: 8° posto con  un consumo di 67 dosi al giorno per 1000 abitanti di fronte ad una media Ocse di 62  per 1000 ab. Al primo posto c’è la Slovacchia con  86.
 
Consumo farmaci antidepressivi: 21° posto con  un consumo di 43 dosi al giorno per 1000 abitanti di fronte ad una media Ocse di 58 per 1000 ab. Al primo posto c’è l’Islanda con 118.
 
Mercato generici. Italia al 19° posto con il 20%. In testa Messico e Uk con l’80%.

 
 
Luciano Fassari

28 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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