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Il nemico dentro: demenza e Parkinson sono malattie autoimmuni?

di Maria Rita Montebelli

Secondo una ricerca australiana, sarebbe un’attivazione persistente dell’autoimmunità a determinare la morte delle cellule nervose tipica di queste malattie e sarebbe scatenata da noxae quali malattie infettive, alterazioni genetiche, danni fisici, tutte già messe in relazione con queste malattie. Questo studio potrebbe fornire l’anello di congiunzione finora sconosciuto tra il trigger e il danno neuronale e aprire la strada ad una nuova generazione di terapie.

15 MAG - Un sistema immunitario fuori controllo potrebbe essere alla base di una serie di forme di demenza e di malattie neurodegenerative. Ne sono convinti i ricercatori dell’Università di Adelaide che hanno pubblicato i risultati dei loro studi su Frontiers in Neuroscience. In pratica, sarebbe un’attivazione persistente del sistema immunitario la causa della morte delle cellule neuronali tipica di tutte le malattie neurodegenerative, dall’Alzheimer al Parkinson.
 
“La demenza, compresa quella di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative – afferma il professor Robert Richards, School of Biological Sciences dell’Università di Adelaide - presentano un drammatico aumento di incidenza che va di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Entro il 2050 è previsto un raddoppio dei casi di demenza, sia in Australia che negli Stati Uniti.” Al momento non esistono terapie efficaci per contrastare queste patologie, che rappresentano un onere importante sia per le famiglie che per la società.

 
Sulle cause di queste patologie neurodegerative non si è fatta finora molta strada; in passato l’attenzione si è focalizzata sulle placche amiloidi presenti nel cervello dei pazienti con Alzheimer, ma è chiaro che questa è solo una parte del problema e forse una conseguenza, più che la causa.
 
Gli autori australiani sono partiti dalla considerazione che sebbene le malattie neurodegenerative, almeno nelle fasi iniziali siano chiaramente diverse, sia sul piano istopatologico che della presentazione clinica, man mano che progrediscono diventano tutte molto simili tra loro. Questo fa supporre che alla loro base vi sia un unico meccanismo patologico che conduce alla perdita delle cellule nervose.
 
I ricercatori australiani hanno dunque cominciato a sospettare che questo misterioso nemico comune potesse essere il sistema immunitario, che di norma è perfettamente in grado di distinguere le molecole proprie dell’organismo da quelle patologiche, capaci di indurre malattie. Eppure anche un sistema così performante può ‘stararsi’ e diventare mal funzionante per l’incontro con una serie di trigger, dalle mutazioni genetiche, alle infezioni, alle tossine, a danni fisici tutte condizioni già messe in correlazione con varie forme di neurodegenerazione. In una prima fase il sistema immunitario protegge addirittura i tessuti da queste noxae patogene, ma una sua prolungata attivazione può portare alla morte dei neuroni.
 
“Speriamo che questo nuovo modo di interpretare la neuro-degenerazione possa aprire la strada a nuovi trattamenti – afferma il prof. Richards – abbiamo adesso bisogno di studiare in maniera più approfondita le molecole di segnale del sistema immunitario per individuare nuovi target  terapeutici che possano ritardare o addirittura bloccare la progressione di queste patologie devastanti”.
 
Maria Rita Montebelli

15 maggio 2016
© Riproduzione riservata


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