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Eli Lilly celebra 140 anni di innovazione e ricerca. Le nostre atout? Integrità, eccellenza e rispetto per le persone

Generati in Italia introiti pari a 158 mln di euro in dieci anni e un contributo indiretto al Pil di 1,6 euro per ogni euro prodotto direttamente dall’azienda farmaceutica. Attenzione al capitale umano ambientale e alla sostenibilità della produzione. Il bilancio dell’attività fotografato nello studio di The European House Ambrosetti e presentato a oggi a Sesto Fiorentino

18 MAG - Un fatturato di 750 milioni con un trend in continuo aumento negli ultimi cinque anni, 465 milioni di euro impiegati in 10 anni nello stabilimento biotecnologico di Sesto Fiorentino. Un investimento in R&S nel 2015 pari al 24% del totale delle risorse finanziarie impiegate. Massima attenzione al capitale umano con iniziative di welfare aziendale per sostenere i più di mille dipendenti impiegati in tutta Italia (il 28% dei dirigenti sono donne e due terzi del personale hanno meno di 45 anni). E ancora, mantenimento costante dell’indice di efficienza energetica massimizzando la produzione di energia pulita e migliorando l’efficienza della gestione dei rifiuti.
 
Sono queste le carte che Eli Lilly Italia ha messo sul piatto per festeggiare, nello stabilimento di Sesto Fiorentino, i 140 anni di attività dell’azienda farmaceutica nata a Indianapolis nel 1876 per volontà del Colonnello Eli Lilly. Il suo motto: “Prendi ciò che trovi e miglioralo sempre di più. Un business di valore non può che basarsi sull’eccellenza in tutto”.
Presente nel nostro Paese da quasi 60 anni, l’azienda - che vanta la produzione di oltre mille farmaci, dalla prima insulina al mondo ai vaccini contro tifo e poliomielite fino al prozac - chiede al Governo italiano attenzione verso l’industria farmaceutica, auspicando misure per la protezione dei brevetti, un sistema di prezzi che riconosca i valori dell’innovazione e della ricerca e percorsi normativi snelli per i test clinici.

 
“Integrità, eccellenza e rispetto delle persone sono gli elementi che compongono la ricetta della longevità di questa azienda – ha spiegato Eric Baclet Ad e Presidente di Lilly Italia – principi che sono stati applicati anche in Italia. Elementi che consentono di capire come l’azienda si sia integrata a livello sociale con il territorio e il Paese. Agli inizi del 2000 abbiamo dovuto prendere decisioni importanti per il sito di Sesto Fiorentino dove si producevano antibiotici. Avremmo potuto venderlo o trasformarlo, invece abbiamo deciso, insieme alle persone che ci lavorano, di riconvertirlo in un sito biotecnologico.  Dopo un fermo produzione durato 3 anni abbiamo lavorato sulle persone riformandole e aggiornando le loro competenze per farle crescere ed essere padroni del loro futuro. Ricostruito ex novo, ora è uno dei siti di produzione più all’avanguardia del Paese. Negli anni – ha aggiunto Baclet – abbiamo cercato di innescare un circolo virtuoso tra lo sviluppo del nostro capitale umano e la crescita degli investimenti produttivi, perché se cresciamo noi, cresce la nostra comunità e cresce il Paese”.
 
Le performance economiche dell’azienda, fotografata nello studio di The European House Ambrosetti, hanno generato introiti finanziari all’Italia per 158 milioni di euro in dieci anni e per ogni euro prodotto direttamente da Eli Lilly si è generato un contributo indiretto al Pil del Paese pari a 1,6 euro. Sono 465 i milioni di euro investiti dal 2005 ad oggi per la riconversione del sito di Sesto Fiorentino che ha portato al passaggio dalla produzione tradizionale di sintesi a quella di insuline da Dna ricombinante. Qui si produce ora quasi il 50% della domanda mondiale delle insuline Lilly, le esportazioni rappresentano il 98% della produzione e raggiungono 58 Paesi nel mondo, europei ed extra-europei.
 
Le richieste al Governo. “Per le Aziende è importante percepire che l’ecosistema intorno a loro funzioni – ha poi aggiunto Baclet – questo significa che serve una protezione dei brevetti, un sistema di prezzi che riconosca i valori dell’innovazione e della ricerca, percorsi normativi che siano snelli perché i test clinici devono essere di facile accesso, ogni provincia o Regione ha un suo comitato etico che andrebbe centralizzato per facilitare le cose, e nonostante le difficoltà riusciamo a condurre diversi trial clinici, e il 7% dei test in Italia viene effettuato su molecole Lilly”. Comunque, prosegue Baclet, l’attuale Governo sembra avere capito queste esigenze: “Non dimentichiamo che gli alti livelli di investimento realizzati portano verso l’alto tutto il livello di istruzione del paese e non è un caso che sia stata scelta l’Italia per produrre il 50% della nostra insulina distribuita nel mondo”.
“Avere in Italia una fabbrica che produce il 50% dell’intera produzione mondiale è un vantaggio, ma anche una grande responsabilità perché ci sono 58 Paesi che dipendono da noi – ha aggiunto Concetto Vasco responsabile relazioni istituzionali dell’Azienda – è quindi importante che tutto funzioni bene. E l’Italia, nel momento in cui chiede e ottiene questo tipo di investimenti, deve mettersi nelle condizioni di creare un ecosistema che permetta alla fabbrica di funzionare. Come Farmindustria abbiamo chiesto, e il governo sembra si stia muovendo in questo senso, di rafforzare l’Aifa con un numero di ispettori sufficienti a poter garantire ispezioni delle fabbriche nei tempi richiesti”.

 
Non solo diabete, l’azienda ha fatto dell’innovazione il proprio business, anche nel campo delle neuroscienze e dell’oncologia. “Ora ci sono anche nuove sfide verso l’immunologia – ha aggiunto Baclet – avremo a disposizione presto soluzioni per la psoriasi e per l’artrite reumatoide, per la terapia del dolore e anche per l’Alzheimer. In un’ottica olistica stiamo inoltre lavorando sulla gestione dei device così che il paziente e le famiglia possano gestire le patologie in maniera completa”.
 
Attenzione al capitale umano. Ascolto delle esigenze dei lavoratori, crescita personale all’interno dell’azienda, comunicazione per il coinvolgimento dei dipendenti, riconoscimento dei risultati raggiunti da ciascuno. Sono questi i 4 pilastri della politica interna adottata dall’azienda per dare sostegno al proprio ai suoi oltre mille dipendenti. Un’attenzione che si traduce, nella possibilità per le donne del part-time al rientro dopo la gravidanza o un’adozione, nella garanzia della copertura sanitaria ai partner, nelle possibilità di lavoro offerte ai disabili (l’azienda ha firmato per prima nel 2010 una convenzione sperimentale con la Provincia di Firenze per inserire lavoratori con disabilità) e nell’inclusione dei dipendenti meno giovani con il Progetto Generation 5.0 che ripensa le modalità di lavoro per gli over 50. Sono tante anche le iniziative di welfare aziendale: dal flextime al congedo per i papà, dalla settimana corta al lavoro da casa, dai centri estivi per i figli all’impianto sportivo, tutto è pensato per rispettare i dipendenti come persone, prima ancora che come lavoratori. Tutte azioni che hanno consentito a Lilly Italia di posizionarsi, secondo il “Great Place To Work Institute”, nella Top 10 delle migliori aziende per cui lavorare.

“Avere 140 anni e guardare al futuro – ha commentato Enrica Giorgetti, Direttore generale di Farmindustria – la Lilly è una punta di diamante per l’Italia e per il territorio toscano. Perché investe in ricerca e produzione, nelle risorse Umane, crea lavoro qualificato, punta sulle donne, sviluppa modelli di welfare all’avanguardia. Insomma costruisce il futuro. Un futuro tecnologico e innovativo, tipico di un’industria 4.0. Proprio come le altre imprese del farmaco che con 30 miliardi di produzione hanno portato l’Italia al secondo posto tra i Big Ue, anche se ormai in scia della Germania. E con una nuova governance più adatta alle sfide del futuro, che favorisca innovazione e investimenti, l’industria farmaceutica può essere l’asso nella manica dell’Italia”.
 
Ester Maragò

18 maggio 2016
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