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In ospedale per diete vegane. “Questo il grande rischio che corrono i ‘bambini invisibili’”. Il libro bianco del Simpef

All'indomani della vicenda del bambino figlio di genitori vegani ricoverato a Milano per alcuni valori sballati dei suoi esami del sangue che indicavano una condizione ritenuta ai limiti della sopravvivenza, la Simpef è tornata sull'argomento bambini e diete vegane. Nel libro bianco si parla di quei bambini che da un pediatra non si sono mai presentati. "Sono loro i protagonisti di queste storie di trascuratezza alimentare e di diete errate e pericolose".

10 LUG - Vengono definiti "bambini invisibili". In un libro bianco redatto tempo addietro era già scritta la storia di piccoli pazienti che a causa della loro "invisibilità" corrono ogni giorno seri rischi come quello di cui le cronache narrano in queste ore. Bambini che non hanno mai visto l'ambulatorio di un pediatra e la cui vita è nelle mani di nozioni di salute, quelle dei loro genitori, a volte rischiosamente approssimative.
 
Come accaduto in questi giorni al bambino di appena un anno, figlio di genitori vegani, ricoverato a causa dei valori sballati dei suoi esami del sangue indicavano una condizione ritenuta ai limiti della sopravvivenza. Sotto accusa da un lato la rigida dieta vegana seguita in famiglia, dall'altro una grave cardiopatia congenita.
 
A spiegare cosa si deve intendere per "bambini invisibili è la pediatra Luisa Maria Nino: "Pur essendo iscritti all'anagrafe regionale per loro i genitori non hanno mai compiuto la scelta del pediatra. Ma vi sono anche bambini che pur avendo un pediatra assegnato, non hanno mai fatto una prima visita e nemmeno una vaccinazione. Il caso di questi giorni del bambino vegano - racconta - rientra in quella sfera di invisibilità qui riferita alla mancanza di condivisione con uno specialista delle corrette abitudini alimentari che un infante dovrebbe avere. Con i moderni sistemi informatici, oggi possiamo però rintracciare questi bambini nascosti ed evitare loro di correre seri rischi per la propria vita".

 
Una proposta rimasta inascoltata da prendere in considerazione
Luisa Maria Nino ricorda che a Milano i pediatri Simpef proposero alla vecchia Asl un progetto per l'emersione dei bambini invisibili all'interno di famiglie fragili e con problematiche di varia natura, ma la proposta rimase inascoltata per "la scarsa sensibilità dei nostri interlocutori. Adesso, dove anche in ambito regionale sembra esserci maggiore attenzione al sociale, è venuta l'ora di ritirare fuori la nostra proposta, sederci ad un tavolo e regolamentare questa criticità" è l'opinione della dottoressa Nino. Che aggiunge: "con i moderni sistemi informatici oggi a disposizione, possiamo rintracciare i bambini invisibili e soprattutto lavorare sulle famiglie affinché non si stia qui a commentare, sempre più spesso, casi incresciosi di bimbi che finiscono in ospedale o nella peggiore delle ipotesi che rischiano di morire per comportamenti inadeguati dei genitori, in questo caso genitori vegani. Tendenze che riguardano sia gli strati sociali più alti che quelli di ceti meno abbienti: il problema dei bambini invisibili investe ogni categoria della società".
 
I pediatri come punto di riferimento
Sulla vicenda interviene anche Rinaldo Missaglia, pediatra e presidente di Simpef: "Senza togliere ai genitori il diritto di educare secondo i propri orientamenti culturali, religiosi o secondo le proprie abitudini etnico-sociali anche su temi alimentari e nutrizionali il proprio figlio - dice - è indubbio che il parere del pediatra rimane ancora un approdo imprescindibile se vogliamo parlare di una corretta informazione su come conservare un buono stato di salute e prevenire potenziali patologie future. E sempre lo specialista pediatra deve essere il punto cardine di qualsiasi riforma che tenda alla costruzione di un sistema socio-assistenziale di natura pubblica all'altezza delle più moderne società dove la parola d'ordine sia davvero il tanto invocato “prendersi cura”. 

10 luglio 2016
© Riproduzione riservata


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