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L’insoddisfazione lavorativa nuoce alla salute. Già a 40 anni

di Maria Rita Montebelli

Uno studio condotto da sociologi americani rivela che fare un lavoro frustante e insoddisfacente da giovani può avere importanti ricadute sulla salute mentale già alla soglia dei 40 anni e probabilmente può facilitare la comparsa di malattie cardiovascolari più avanti nel corso della vita. E con la crisi economica e l'alta disoccupazione giovanile il futuro non è roseo: Depressione, ansia e turbe del sonno saranno negli anni il prezzo da pagare.

26 AGO - Può capitare, soprattutto quando la crisi morde e si è in cerca disperata del primo lavoro, di accontentarsi di quello che capita. Adattarsi ha una sua logica, ma un lavoro molto frustrante, mette una pesante ipoteca sulla salute. Una ricerca americana rivela infatti che l’insoddisfazione lavorativa protratta intorno ai trent’anni, può avere serie ripercussioni sulla salute, in particolare su quella mentale, quando si arriva ai 40.
 
I soggetti meno felici sul posto di lavoro all’inizio della loro carriera, andando avanti con gli anni diventano facile preda di depressione, preoccupazioni e turbe del sonno. Molto diversa è invece  la condizione di chi, pur partendo male, va migliorando in quanto a soddisfazione nel corso delle prime fasi della carriera.
 
“Abbiamo scoperto – afferma Jonathan Dirlam della Ohio State University,  che ha presentato il suo studio al congresso annuale dei sociologi americani – che c’è un effetto cumulativo dell’insoddisfazione lavorativa sulla salute, che comincia ad emergere intorno ai 40 anni. Non è necessario arrivare in fondo alla tua carriera per vedere gli effetti dell’insoddisfazione sulla salute”.

 
Lo studio ha preso in esame i dati relativi ai 6.432 americani che hanno preso parte alla National Longitudinal Survey of Youth 1979 (NLSY79), che ha arruolato a fine anni ’70  soggetti tra i 14 e i 22 anni, seguendoli fino all’età adulta. In particolare, ai fini di questo studio i ricercatori americani hanno esaminato le traiettorie della soddisfazione lavorativa di questi soggetti tra i 25 ai 39 anni; i partecipanti quindi hanno riferito una serie di parametri relativi alla loro salute, una volta compiuti i 40 anni.
 
Rispetto alla soddisfazione sul posto di lavoro, i partecipanti sono stati divisi in 4 gruppi: soddisfazione lavorativa sempre molto bassa (circa il 45% dei partecipanti), sempre molto alta (circa il 15% del totale); livello di soddisfazione inizialmente alto, poi in discesa (circa il 23% dei partecipanti); livello di soddisfazione inizialmente basso, poi in salita (circa il 17% degli intervistati).
 
Alla soglia dei 40 anni, l’insoddisfazione lavorativa aveva lasciato segni pesanti soprattutto sulla salute mentale: maggiori livelli di depressione, disturbi del sonno e preoccupazioni eccessive. Anche i soggetti che avevano iniziato bene, ma vanno poi peggiorando negli anni sul fronte della soddisfazione lavorativa presentano più frequentemente disturbi del sonno e preoccupazioni eccessive, ma almeno non diventavano preda della depressione. I problemi dell’insoddisfazione lavorativa si proiettano soprattutto sulla sfera della salute mentale, mentre sul fisico i problemi registrati più di frequente erano dolori alla schiena e malattie da raffreddamento.

Ma va anche sottolineato che, al momento di questa analisi i partecipanti avevano appena 40 anni. Non è possibile dunque escludere che andando avanti con gli anni l’insoddisfazione lavorativa faccia sentire i suoi effetti anche sul fisico. E anzi, si tratta di un’evenienza tutt’altro che improbabile.
 
“I livelli maggiori di disturbi psichici, riscontrati in coloro con una bassissima soddisfazione lavorativa  – ricorda Hui Zheng, professore associato sociologia alla Ohio State –  potrebbero fungere da precursori di futuri problemi di salute fisica. Elevati livelli di ansia e depressione possono infatti portare a patologie cardiovascolari o ad altri problemi, destinati ad emergere solo più avanti negli anni”.
 
Maria Rita Montebelli

26 agosto 2016
© Riproduzione riservata


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