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Alle Molinette il primo intervento ablativo in Italia per il trattamento della fibrillazione atriale senza esposizione radiologica


L’intervento ablativo, che prima richiedeva, oltre a mani espertissime, un’esposizione radiologica di 15 minuti oggi nell'ospedale torinese si effettua introducendo dei cateteri all’interno del cuore ed abbattendo per il paziente i tempi di radiazione (nei grandi centri specialistici americani ed europei, attualmente, il tempo medio è di circa 18 minuti). La metodica sarà tra i temi discussi in occsaione delle XXVIII Giornate Cardiologiche Torinesi.

11 OTT - Tre giorni con i più eminenti esperti italiani ed internazionali per parlare della salute del cuore: dalla prevenzione alla morte improvvisa negli atleti, dai rischi dell’obesità alle importanti novità per il trattamento delle aritmie. E poi luci puntate sull’intervento ablativo per il trattamento della fibrillazione atriale senza esposizione radiologica, che per la prima volta si esegue in Italia all’ospedale Molinette di Torino.

Sono questi i temi delle XXVIII Giornate Cardiologiche “Advances in Cardiac Arrhythmias and Great innovations in Cardiology”, in programma a Torino al 13 al 15 ottobre al Centro Congressi Unione Industriale, che ospiterà i cardiologi della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota) per comparare i risultati di studi, ricerche ed esperienze sul campo. Presenti anche i maggiori esperti europei di aritmologia provenienti da Svizzera, Olanda, Germania, Irlanda, Francia, Spagna e Romania.

L’evento è organizzato e diretto da Fiorenzo Gaita, Direttore della Cardiologia universitaria dell’ospedale Molinette della Ciità della Salute di Torino, e Sebastiano Marra, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare del Maria Pia Hospital di Torino.


“Un traguardo importantissimo che assume un significato persino simbolico” quello dell’ablazione per la cura della fibrillazione atriale, “nata – spiega una nota della Città della Salute - proprio in Piemonte, in collaborazione con Bordeaux nel 1996 e compie quindi 20 anni. Una tecnica che si è diffusa nel resto del mondo solo da un decennio, dopo la nostra sperimentazione e dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti dalle società cardiologiche europea e americana. Ad oggi si eseguono nel mondo più di un milione d’interventi di questo tipo, 2mila all’anno solo in Piemonte”.

“L’intervento ablativo, che prima richiedeva, oltre a mani espertissime, un’esposizione radiologica di 15 minuti – spiega il professor Fiorenzo Gaita – oggi alle Molinette si effettua introducendo dei cateteri all’interno del cuore ed abbattendo per il paziente i tempi di radiazione (nei grandi centri specialistici americani ed europei, attualmente, il tempo medio è di circa 18 minuti)”.

“Noi siamo stati i pionieri e cerchiamo, anno per anno, di migliorare questa tecnica. – continua Gaita - Grazie ad un’attrezzatura donataci dalla Compagnia di San Paolo, siamo in grado di attuare la procedura nei parametri sopra esposti. E’ importante perché qualunque persona è spesso sottoposta ad esposizione radiologica (per una lastra al torace, al ginocchio, una TAC) e, come è noto, i raggi possono essere dannosi per la nostra salute generale. Possiamo affermare d’essere sempre all’avanguardia, in quanto abbiamo perfezionato questa tecnica riuscendo ad ottenere risultati che, per il momento, solo pochi centri al mondo riescono a realizzare”.

Altro filo conduttore dei tre giorni di congresso, sarà la prevenzione. Il dottor Sebastiano Marra presenterà i risultati dello studio condotto su una vasta porzione di popolazione (10.129 pazienti in Piemonte) inerenti le abitudini alimentari, comportamentali, obesità, sedentarietà, oltre i classici fattori di rischio, quali diabete, ipertensione, fumo, ipercolesterolemia.

“La prevenzione in ambito cardiovascolare salva più vite rispetto alle migliori terapie attualmente disponibili – afferma Marra– oltre a ridurre l’impatto della malattia sulla società e sulla qualità di vita dei pazienti. Le cure, quando salvano la vita, purtroppo non scongiurano la possibilità di riportare dei danni fisici e psichici, con ricadute sulla capacità lavorativa e su tutti gli altri aspetti dell’esistenza. Statisticamente, in base a dati raccolti negli ultimi vent’anni, una buona prevenzione in ambito cardiovascolare incide dal 45 al 60%, la riduzione della mortalità con le migliori terapie si assesta tra il 40-45%”.

Ma quali sono i maggiori fattori di rischio rilevati nella popolazione piemontese? “In Piemonte, abbiamo pensato che il primo passo per fare funzionare l’attività preventiva fosse conoscere la situazione dei pazienti a rischio. Così abbiamo realizzato un questionario molto semplice e veloce da compilare, attraverso il quale raccogliere i dati utili. Tra gli over 50, il 50-60% soffre d’ipertensione. Un’altra criticità che mostra livelli assai elevati è la sedentarietà, ma qui incontriamo un fenomeno curioso: ci attendiamo che la sedentarietà sia incrementale negli anni, invece tende a crescere tra i 50 e 60 anni, poi a diminuire. Invecchiando matura la consapevolezza che bisogna muoversi di più; così come la conoscenza dei rischi legati al colesterolo alto: spesso i trentenni non sanno nemmeno cosa sia, mentre tra i 70-80enni solo un 15% non ne conosce i rischi”.

Analoga è la tendenza rispetto al fumo, uno dei fattori più pericolosi nelle malattie cardiovascolari. Sotto i trent’anni d’età, i fumatori sono circa il 35% tra gli uomini e il 28% tra le donne; dopo i 70 i numeri si abbassano all’11% tra gli uomini e il 7% tra le donne. “Ciò significa – conclude Marra - che i messaggi sociali e l’informazione trovano attenzione negli anziani, al punto di ridurre significativamente la percentuale. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia è il Paese leader delle statistiche negative: quasi il 39% delle donne ed il 32% degli uomini muore a causa delle malattie cardiovascolari”.

11 ottobre 2016
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