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In Italia dispositivi medici tra i più obsoleti della Ue: sono 6400 quelli che hanno superato soglia sicurezza. Dal Forum Risk percorso condiviso Aziende-Istituzioni  

Belpaese fanalino di coda per quanto riguarda l’età delle macchine diagnostiche. A Firenze industrie e istituzioni hanno dibattuto sullo stato dell’arte e hanno avanzato ipotesi concrete da intraprendere per il futuro.

02 DIC - “Ogni giorno in Italia oltre 19 mila persone eseguono una Tac, oltre 10 mila pazienti vengono assistiti in sala operatoria con apparecchiature diagnostiche e più di 4 mila donne eseguono uno screening mammografico. In tutta Europa esiste però un allarmante stato di invecchiamento di molte di queste apparecchiature diagnostiche: nel nostro Paese, in particolare, il quadro non migliora rispetto al passato e sono circa 6.400 le apparecchiature che hanno superato la soglia di adeguatezza tecnologica”.
 
I numeri sono stati snocciolati da Luigi Boggio, presidente di Assobiomedica, durante il panel “Soluzioni innovative per il rinnovo del parco di tecnologie mediche obsoleto, una scelta obbligata”, organizzato da Assobiomedica e Sihta (Società italiana di Health Technology Assessment) nell’ambito del Forum Risk Management di Firenze. “Nell’Europa a 26, solo Ungheria e Slovenia hanno profili TC più vecchi del nostro. Per la risonanza magnetica, solo Slovenia, Spagna e Slovacchia stanno peggio di noi, e l’età media di un mammografo in Italia è di 14 anni”, rincara la dose Marco Campione, Ad di GE Healthcare Italia.


Il paziente. Attrezzature datate comportano maggiori costi di manutenzione, contribuendo ad allungare le liste d’attesa e con conseguenze negative sugli utenti finali. “Così vengono negati ai pazienti i benefici dell’innovazione come la riduzione delle dosi di radiazioni emesse e le migliori possibilità di analisi dei risultati per la diagnosi e la prevenzione di molte patologie – ricorda Boggio -. È importante oggi trovare soluzioni sostenibili che assicurino un aggiornamento adeguato e costante del parco istallato con l’obiettivo di valorizzare l’innovazione e dare priorità alla tutela della salute del paziente”.
 
“L’uso di apparecchiature obsolete comporta rischi clinici e costi di gestione alti: rischi derivanti da possibili falsi positivi, ripetizione di esami, alti costi di esercizio, quando le nuove tecnologie consentono tempi dimezzati, dosi dimezzate, capacità diagnostiche superiori”, aggiunge Marco Campione, che è anche Presidente dell’associazione Elettromedicali di Assobiomedica. Per Boggio “il continuo aumento della spesa sanitaria out of pocket dimostra che il problema della disparità tra settore pubblico e privato va affrontato in modo strutturale per rendere il nostro Servizio sanitario più equo. Siamo convinti che occorra quanto prima avviare un piano ‘shock’ di ammodernamento delle tecnologie di diagnostica per immagini più obsolete e siamo altresì convinti che questo porterebbe a un’ottimizzazione dei costi nel medio periodo”.

Tavolo tecnico. Durante il panel è stata invocata da più parti la necessità di aprire un tavolo tecnico di confronto con le istituzioni, in modo da gestire al meglio il processo di sostituzione. Sono state avanzate anche proposte concrete, come per esempio “un tariffario decrescente con l’età dell’apparecchiatura, come avviene in Francia. O con iniziative fiscali che promuovano la “rottamazione” del vecchio a vantaggio del nuovo – riflette Campione –. È poi possibile pensare a modelli di acquisizione innovativi che prevedano profili anche di condivisione del rischio su contratti pluriennali di gestione del parco tecnologico”.  La GE, secondo le parole del suo Ad, “è pronta a fare la propria parte anche in Italia per aiutare il Sistema Sanitario a ridurre le iniquità di accesso sul territorio che oggi purtroppo caratterizzano il nostro Paese”.

Presente in sala anche Sara Formai, consulente economico della Presidenza del Consiglio: “Ho ascoltato le proposte emerse dagli operatori del settore, alcune molto specifiche su provvedimenti fiscali che loro valuterebbero come interessanti, altre di più ampio respiro a livello manageriale. La nostra consapevolezza sulle criticità del settore è aumentata. Speriamo che da questo confronto ne partano altri per poter insieme valutare le varie possibilità che ci sono state presentate”. Dello stesso avviso Marcella Marletta, Direttore Generale Dispositivi Medici e Servizio Farmaceutico del Ministero della Salute: “Cambiare le attrezzature ha un costo, che va valutato perché tornerà indietro in termini di risparmio e di salute per il cittadino. Di questo siamo coscienti e ci proponiamo di realizzare un piano con gli attori coinvolti”.

02 dicembre 2016
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