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Sfida al dolore. L'associazione Hope lancia il numero verde per i cittadini che soffrono, presentato da Cecchi Paone

Nasce il Numero Verde dedicato a chi ha dolore: un servizio garantito da Hope(Hold On, Pain Ends, la prima associazione impegnata a 360° nella lotta al dolore, nata per dare voce ai cittadini e per fronteggiare un’emergenza sociale ed economica che colpisce un cittadino su quattro), con un costo di oltre 70 miliardi di euro annui, di cui quasi un terzo a carico del Sistema Sanitario Nazionale

09 MAR - Un Numero Verde dedicato a chi soffre di dolore cronico, a disposizione di tutti coloro che hanno bisogno di informazioni e assistenza: è il servizio lanciato dall’associazione Hope - Hold On Pain Ends, presentato oggi in Senato da Beatrice Ferragamo, Presidente di Hope e Alessandro Cecchi Paone, che ne è testimonial e Consigliere, alla presenza del Responsabile Scientifico dell’Associazione Guido Fanelli e da Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato.

"Il Numero Verde contro il dolore vuole integrare i servizi ai pazienti previsti dalla legge 38 del 2010, ma anche supplire alla mancanza di strutture di supporto nelle regioni che ancora non la hanno applicata -  spiega Alessandro Cecchi Paone -. Chi chiamerà sarà assistito da esperti qualificati che gli sapranno indicare cosa fare in caso di dolore cronico, a chi rivolgersi, dove andare, quali sono le strutture più adatte al suo caso, e saprà quali sono i suoi diritti, tutelati dalla Legge 38/2010 ("Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore"), additata anche dall’ONU come modello di tutela dei cittadini con dolore, ma applicata ancora in modo parziale e difforme sul territorio italiano, e ignorata dal 40% dei cittadini italiani".


Un servizio lanciato dalla neo-nata associazioneHope, presieduta da Beatrice Ferragamo, impegnata a 360° nella lotta al dolore, nata per supportare e dare nuova speranza a chi soffre. Un’associazione che non si rivolge solo ai pazienti, ma anche alle loro famiglie e ai caregiver che li assistono, perché quella del dolore è un’"epidemia silenziosa" che colpisce il 26% degli italiani, e che ha un altissimo costo sociale ed economico.

"Quando parliamo di dolore, oltre al fattore umano, che ovviamente è centrale, dobbiamo prendere in considerazione anche l’impatto sociale ed economico – spiega Guido Fanelli, Professore Ordinario di Rianimazione e Anestesiologia  dell’Università degli Studi di Parma – come emerge anche da uno studio del Servizio di Terapia del Dolore del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Parma, che stima che il costo sociale medio annuo del dolore cronico per paziente in Italia sia di 4.556 euro, per un totale di oltre 70 miliardi di euro all’anno, di cui quasi un terzo, il 31%, cioè più di 21 miliardi, va a carico del Sistema Sanitario Nazionale".

Tra i costi evidenziati dalla ricerca, quelli per visite del medico di famiglia e procedure specialistiche incidono per il 28%; mentre i costi di ricovero in degenza ammontano al 51%. Preoccupanti anche i costi indiretti del paziente-tipo (3.156 euro), per un danno economico quantificabile in quasi 50 miliardi di euro, come conseguenza della compromessa capacità lavorativa che il dolore può causare, mentre quelli dovuti alle brevi assenze (congedi) per malattia incidono per quasi un terzo (31%).

Numeri impressionanti, che danno la misura della gravità dell’"emergenza dolore". Per questo, Hope vuole supportare le tante associazioni di assistenza ai pazienti con dolore che già fanno un ottimo lavoro in Italia, integrando il loro lavoro e facendo “rete”, perché ritiene che l’unico modo per sconfiggere il dolore sia quello di fare fronte comune, coinvolgendo anche la classe medica e le istituzioni.  "Dobbiamo capire tutti insieme che il dolore è  esso stesso una malattia, e che non alleviarlo o eliminarlo equivale ad una omissione di soccorso" dichiara Beatrice Ferragamo.
 
“La legge 38 sulle cure palliative sta facendo un salto di qualità: diventa un progetto che vive nella rete territoriale e in questo modo, se vivrà nei servizi specifici del territorio, potrà occuparsi della cronicità e del dolore". Così Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione sanità del Senato, nel suo intervento. La senatrice ha ricordato come le "cure palliative" siano state "inserite nei nuovi Livelli essenziali di assistenza" garantendo così "prestazioni gratuite nel rispetto dell'universalismo della sanità italiana". Comunque, ha quindi puntualizzato De Biasi. “Le Regioni dovranno adeguarsi ai Lea e noi saremo lì a vigilare perché questo accada anche perché le differenze tra Regioni nei servizi che offrono ai cittadini stanno diventando insopportabili".
 
De Biasi ha quindi sottolineato l'importanza della "ricerca nel campo del dolore accanto a un lavoro incessante di formazione affinché da parte dei medici di base ci sia sempre più informazione nei confronti dei cittadini". Ultimo aspetto: "apriremo una indagine conoscitiva sulla depressione - ha concluso la senatrice - per togliere un po' di polvere da questi argomenti considerati quasi estranei alla politica che, invece, deve occuparsi proprio di ciò che tocca le persone ogni giorno".   

A Roma sono state presentate anche altre iniziative promosse dall’Associazione, che vedranno la luce nei prossimi mesi: una indirizzata al sociale, in collaborazione con il carcere di Parma, per portare assistenza ai detenuti con dolore e far applicare correttamente la Legge 38 nelle strutture penitenziarie, e una di informazione e sensibilizzazione, che prevede una giornata speciale a Palazzo Strozzi di Firenze con una visita guidata gratuita alla mostra Rinascimento elettronico del visual artist Bill Viola, nelle cui opere riecheggiano riflessioni sulla vita e sul ruolo del dolore nell’esistenza dell’essere umano. Non solo: Alessandro Cecchi Paone ha annunciato un progetto editoriale ad hoc, con un libro di prossima pubblicazione intitolato "Mai più dolore", che darà spazio alle storie di vita vissuta dei pazienti con dolore e alle riflessioni degli esperti sulla tematica.

Lorenzo Proia

09 marzo 2017
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