Quotidiano on line
di informazione sanitaria
17 NOVEMBRE 2019
Scienza e Farmaci
segui quotidianosanita.it

Fumo. Se non si riesce a smettere, la “colpa” è del cervello

Secondo quanto emerge da due nuovi studi USA, la vulnerabilità di un ex fumatore A riprendere a fumare sarebbe associata alla funzione del circuito corticotalamico, che esercita una funzione inibitoria.

10 MAR - (Reuters Health) – Vuoi smettere di fumare ma ricadi sempre nella tentazione di riaccendere una sigaretta? La “colpa” potrebbe essere legata alla funzione del circuito corticotalamico del cervello. È quanto emerge da due studi USA pubblicati da JAMA Psychiatry.
 
“La capacità di fermare un comportamento automatico è fondamentale per impegnarsi nel perseguire nuovi obiettivi, come smettere di fumare. Abbiamo tracciato i contorni di come la connettività funzionale in un circuito di controllo inibitorio sia importante per reprimere la voglia di fumare”, dice Brett Froeliger, che con i colleghi della Medical University of South Carolina ha indagato, tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI), il rapporto tra fumo di sigaretta e la rete di controllo inibitorio (IC) corticotalamica.
 
Gli studi
Per indagare la possibile relazione tra controllo inibitorio e vulnerabilità a riprendere a fumare, i ricercatori hanno condotto due studi. Il primo ha coinvolto 81 fumatori che cercavano trattamenti per smettere; al basale sono stati sottoposti a una fMRI di 30 minuti dopo aver fumato una sigaretta. I soggetti hanno poi seguito una terapia per smettere di fumare e sono stati seguiti per 10 settimane. In tutto, 40 soggetti hanno ricominciato. Nel secondo studio, 30 soggetti non interessati a smettere di fumare hanno effettuato una fMRI 30 minuti dopo aver fumato una sigaretta e dopo 24 ore di astinenza. I partecipanti a entrambi gli studi sono stati coinvolti anche in un compito di controllo inibitorio: dovevano premere un pulsante in risposta a delle immagini.

 
Alla risonanza magnetica, nel gruppo di coloro che ricadevano nel vizio del fumo si osservava un minor volume della materia grigia e a una maggior risposta dipendente dal livello di ossigenazione del sangue, legata al compito di controllo inibitorio nel giro frontale anteriore (IFG) e nel talamo. Questi risultati, affermano i ricercatori, “legittimano ulteriori analisi di interventi per aumentare la neurotrasmissione corticotalamica e aumentare il controllo inibitorio durante il corso del trattamento per il disturbo da uso di tabacco”.
 
Fonte: JAMA Psychiatry 2017
 
David Douglas
 
(Versione italiana Quotidiano sanità/Popular Science)

10 marzo 2017
© Riproduzione riservata


Altri articoli in Scienza e Farmaci

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy