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Dermatite attinica cronica. Carnagione scura? Più colpite donne giovani

La dermatite attinica cronica, se da una parte è più diffusa tra le persone anziane con un fototipo chiaro, dall'altra tra chi ha la pelle più scura si manifesta più frequentemente nelle donne in età giovane. La scoperta arriva da studio retrospettivo pubblicato su JAMA Dermatology.

29 MAR - (Reuters Health) – L'epidemiologia della dermatite attinica cronica differisce in maniera diametricalmente opposta nei fototipi chiari e nei fototipi scuri. Nell'indagare la patologia i ricercatori si sono sempre focalizzati sulle persone anziane con fototipo chiaro, tra le quali è maggiormente diffusa; era dunque passato inosservato il fatto che, per i fototipi scuri, la dermatite attinica cronica si manifesta più frequentemente nelle donne in età giovane. Questi i risultati di una revisione retrospettiva pubblicata su JAMA Dermatology.
 
"La dermatite attinica cronica si sviluppa principalmente in persone con pelli più chiare: quindi, ci ha particolarmente interessato scoprire che nei pazienti con tipi di carnagione più scura questi risultati in termini demografici si sono ribaltati. La condizione risultava più comune nelle donne più giovani”, afferma Lesley E. Rhodes dell’Università di Manchester e del Salford Royal NHS Foundation Trust britannico.
 
Lo studio
Il team ha indagato le differenze nelle caratteristiche demografiche e fotobiologiche della dermatite attinica cronica in 41 pazienti con carnagione più chiara e in 29 pazienti con carnagione più scura. I pazienti con fototipi scuri erano più giovani alla diagnosi (media, 40,7 anni versus 58,1 anni per le pelli più chiare) e la fotosensibilità si era manifestata prima (media, 35,5 anni versus 47,5 anni per le pelli più chiare). Nonostante la differenza dell'incidenza della malattia tra sesso maschile e femminile fosse maggiormente marcata nel gruppo di persone con una carnagione più chiara (1,92:1), rispetto che nel gruppo di persone con la carnagione più scura (1,92:1.9), la differenza riscontrata non era statisticamente significativa.

 
Tutti i pazienti presentavano MED (minimal erythemal doses) notevolmente ridotte al fototest a banda stretta, con risultati simili per tutti i pazienti eccetto a 400 nm, in cui la MED media era inferiore tra i soggetti con carnagioni più chiare. Inoltre, una percentuale più ampia di pazienti con la carnagione più chiara presentava reazioni positive al fotopatch test (28% vs 12%). Tra i soggetti che hanno completato il Dermatology Life Quality Index, l’effetto nocivo della dermatite attinica cronica era considerato da molto a estremamente esteso nel 45% dei pazienti nella settimana precedente al test, e nel 77% dei pazienti nell’anno precedente, con risultati simili nei pazienti con pelli più chiare e più scure.
 
"In un gran numero dei pazienti con dermatite attinica cronica è stata riscontrata una simultanea allergia da fotocontatto - afferma Rhodes - Da ciò si deduce che il test per l’allergia da fotocontatto può e dovrebbe essere eseguito in tali soggetti, nonostante la loro grave fotosensibilità, usando un’esposizione a UVA più bassa dello standard; Inoltre, il test per l’allergia da fotocontatto aiuta a gestire tali pazienti poiché riconosce se le creme usate per trattare la condizione in realtà possono peggiorare la situazione e mostra quali possono essere usate con sicurezza nel singolo paziente. Nelle donne giovani con pelli più scure e sintomi di fotosensibilità, i medici devono essere consapevoli che la fotosensibilità può essere attribuita alla condizione molto severa della CAD e gestire le pazienti di conseguenza”, conclude l'esperta.
 
JAMA Dermatology 2017
 
Will Bogs MD
 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

29 marzo 2017
© Riproduzione riservata


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