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Cancro prostata. Forma aggressiva associata a mutazioni rilevabili con nuovo test sperimentale

Ricercatori canadesi hanno messo a punto un nuovo screening ematico predittivo per il cancro aggressivo della prostata, che si basa sulla scoperta del ruolo giocato da alcuni mutazioni genetiche nella regione Kallikrein 6 nella diagnosi della variante aggressiva della patologia. Tuttavia, sarà necessario altro lavoro per passare dal piano sperimentale all'utilizzo clinico. Lo studio è pubblicato sul Journal of National Cancer Institute.

29 MAR - (Reuters Health) - Mutazioni genetiche nella regione Kallikrein 6 (KLK6) sono associate ad un aumentato rischio di cancro aggressivo della prostata. Così è secondo uno studio pubblicato sul Journal of National Cancer Institute. "Abbiamo messo a punto un nuovo esame del sangue che prevede in modo specifico se un uomo è suscettibile di sviluppare un cancro aggressivo alla prostata. Il test è molto simile al test BRCA per il cancro del seno. Il gene che abbiamo identificato e le sue varianti associate sono molto simili al ben noto PSA (conosciuto anche come il gene KLK3)”, afferma Alexandre R. Zlotta del Mount Sinai Hospital, University Health Network, Toronto, Canada.

Lo studio
Diverse callicreine, soprattutto KLK2 e KLK3, giocano ruoli importanti nel cancro della prostata e sono stati studiati come biomarcatori. Ma, a eccezione della KLK3, l'influenza di altre varianti del gene KLK sul cancro aggressivo alla prostata rimane poco chiaro. La squadra di Zlotta ha eseguito uno studio di mappatura di tutta la regione KLK confrontando i risultati dei pazienti affetti da cancro alla prostata aggressivo (Gleason Score (GS)> = 8) rispetto a quelli con cancro alla prostata meno aggressivo (GS <7). L’analisi ha identificato il locus KLK6 che risulta associato in maniera statisticamente significativa all'aggressività del cancro alla prostata. Sei dei sette polimorfismi KLK6 a singolo nucleotide (SNP) raggiungono una significatività statistica molto elevata.

 
“Sono stati osservati le varianti del gene in un intervallo compreso tra il 6% e il 14% della popolazione maschile e, anche considerando il valore inferiore, si tratta di una percentuale significativa di uomini”, afferma Zlotta. Il team di ricerca riferisce nel suo articolo, che non si ritiene che qualche SNP possa modificare la sequenza di aminoacidi KLK6, ma la caratterizzazione bioinformatica suggerisce che essi possano avere funzioni di regolazione. Nessuna delle varianti è stata associata con i livelli sierici di KLK2, KLK3 (PSA) o KLK6 e neppure con l'età al momento della diagnosi, ma tutti sono stati associati con il Gleason Score (GS). Una linea germinale SNP ha mostrato una chiara associazione con i livelli di metilazione KLK6 nel determinare la GS in soggetti sottoposti a prostatectomia radicale. Questi polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) non codificanti in KLK6 forniscono informazioni prognostiche che si aggiungono a strumenti molecolari già esistenti.

“Il ruolo esatto di KLK6 nella progressione tumorale rimane elusiva”, osservano i ricercatori. “Esso codifica un enzima con proprietà analoghe alla tripsina e può degradare i componenti della matrice extracellulare. KLK6 è implicato in processi come la transizione epiteliale-mesenchimale, l'angiogenesi e la diffusione tumorale, in linea con funzioni biologiche richieste dai tumori aggressivi. Se ulteriori studi confermeranno i nostri risultati osservati su oltre 2.000 uomini, è molto probabile che queste nuove varianti saranno integrate nella stratificazione del rischio del carcinoma della prostata, forse allo stesso modo dei geni BRCA”, afferma Zlotta - Abbiamo anche bisogno di lavorare per migliorare le nostre conoscenze della biologia e del ruolo di KLK6 nel carcinoma della prostata. Sappiamo dai nostri risultati che una delle varianti KLK6 è in relazione con la metilazione KLK6 a livello tissutale che si aggiunge alla storia funzionale, visto che è stata associata con forme di cancro alla prostata più aggressive come riportato in una nostra precedente relazione”.

“In ultima analisi, incorporare questi SNP o future varianti rare della regione KLK6 nella pratica clinica potrà avere un impatto diretto e migliorare lo screening PCa e le strategie di diagnosi precoce - concludono gli autori - Il passaggio da screening ‘indiscriminato’ a screening ‘personalizzato’ dovrebbe essere incoraggiato, includendo anche, per esempio, varianti BRCA2 e KLK6 che potrebbero essere integrate in approcci futuri”.

Andrew Vickers, del Memorial Sloan Kettering Cancer Institute di New York, che ha anche studiato il valore prognostico delle varianti KLK del carcinoma della prostata, ha detto a Reuters Health che “la ricerca sulla SNPs ci ha consentito di imparare parecchio in ambito biologico, ma gli utilizzi veri e propri in clinica sono pochi e distanti tra loro. I SNP sono generalmente predittori abbastanza deboli del cancro perché i tumori maligni sono, in sintesi, malattie di mutazioni somatiche. Questo è particolarmente vero nel cancro della prostata, perché vi sono già una serie di ottimi marcatori disponibili, in particolare PSA totale e PSA libero. Per quanto riguarda i risultati attuali non vi è nulla di clinico. Si tratta di un lavoro esplorativo, interessante per riflettere sulla biologia della prostata. Per approdare in clinica ci dovrebbe essere un’estesa validazione esterna con una chiara dimostrazione che l'utilizzo dei SNP sia in grado di migliorare effettivamente il processo decisionale”.
 
J Natl Cancer Inst 2017
 
Will Boggs MD
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

29 marzo 2017
© Riproduzione riservata


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