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In arrivo un nuovo test per la diagnosi di diabete gravidico

Il dosaggio di un nuovo biomarcatore, la GCD59, alla 24-28ma settimana di gravidanza potrebbe presto rimpiazzare l’attuale test da carico orale di glucosio effettuato nelle stesse settimane di gravidanza per lo screening del diabete gestazionale. Il nuovo esame risulta dotato inoltre di una maggiore accuratezza predittiva per la macrosomia fetale. Lo studio è pubblicato oggi su Diabetes Care

27 APR - Basterà un singolo dosaggio dei livelli plasmatici della CD59 (complement regulatory protein) glicata plasmatica (GCD59) a 24-28 settimane di gravidanza, per individuare con elevata sensibilità e specificità le donne con diabete gestazionale. E’ quanto sperano gli autori di un nuovo studio condotto presso il Brigham and Women’s Hospital (BWH) di Boston e pubblicato su Diabetes Care.
I livelli di GCD59 risultano inoltre associati anche alla probabilità di un neonato large for gestational age (‘grande per l’età gestazionale’, cioè con un peso superiore al 90% dei bambini della stessa età gestazionale) .
 
Il diabete gestazionale è una forma di diabete che compare nel corso della gravidanza e che aumenta il rischio di macrosomia fetale, che a sua volta può condurre ad un parto pretermine, danni fetali, mortalità perinatale e necessità di ricorrere ad un parto cesareo.
Il diabete gestazionale rappresenta anche un fattore di rischio per ipertensione gravidica e preeclampsia.
Il trattamento di questa condizione può naturalmente ridurre il rischio di queste complicanza e per questo le linee guida raccomandano di sottoporre a screening per diabete gestazionale le donne in gravidanza non affette da diabete noto.

 
Per lo screening del diabete gestazionale, negli USA  si può ricorrere alla strategia diagnostica a 1 step (consistente nel test da carico di glucosio orale da75 grammi, lo stesso utilizzato in Italia) o a quella a 2 step. Quest’ultima consiste nella somministrazione di un mini-carico di glucosio orale (50 grammi), seguito dalla determinazione della glicemia a distanza di un’ora. In caso di risultati alterati, si procede ad un vero e proprio test da carico orale (OGTT) consistente nella somministrazione di una soluzione di glucosio più concentrata (75 grammi), dopo il digiuno notturno, determinando quindi la glicemia a digiuno e ogni ora per tre ore consecutive. La strategia diagnostica a 2 step è quella che è stata scelta per lo studio pubblicato su Diabetes Care.
 
Questi test, al momento gli unici utilizzati per lo screening del diabete gravidico, sono indaginosi e abbastanza scomodi da effettuare per la madre e i laboratori. Per questo i ricercatori americani si sono messi alla ricerca di una possibile alternativa.
 
Il nuovo biomarcatore candidato, il GCD59, è stato messo a confronto con i risultati di un test da carico orale di glucosio in un campione di 1.000 donne incinte, seguite presso il BWH di Boston. 500 di loro erano risultate normali al test da carico di glucosio preliminare (gruppo di controllo); le altre 500 avevano presentato dei risultati alterati a questo test ed erano state quindi sottoposte al test da carico orale di glucosio completo (casi).
 
Gli autori della ricerca hanno evidenziato che, rispetto alle donne del gruppo di controllo, i livelli medi di GCD59 plasmatici erano 8,5 volte più elevati nelle donne con test da carico orale ‘preliminare’ alterato e ben 10 volte superiori in quelle con OGTT patologico, cioè i criteri del diabete gestazionale.
 
“Si tratta del primo studio – commenta Jose Halperin, Direttore dell’ Hematology Laboratory for Translational Research presso il BWH – a dimostrare che una singola determinazione del GCD59 plasmatico potrebbe essere utilizzata come metodo di screening semplificato per individuare le donne a rischio di OGTT patologico e a maggior rischio di diabete gestazionale.
 
Lo stesso studio ha evidenziato che le donne con le più elevate concentrazioni di GCD59 plasmatiche a 24-28 settimane di gestazione, presentavano una maggior probabilità di dare alla luce neonati grandi per età gestazionale; e più elevati erano i livelli di GCD59, maggiore il rischio di macrosomia (rischio maggiore del 4% nelle donne con GCD59 nel quartile inferiore e maggiore del 14% in quelle con GCD59 nel quartile superiore). Dei 58 bambini macrosomici nati da madri che non avevano superato il test preliminare di tolleranza glucidica, l’80% sono nati da madri che all’OGTT non presentavano i criteri per diabete gestazionale ma che avevano dei livelli di GCD59 superiore di 7 volte rispetto a quelli delle donne del gruppo di controllo e a quelle con un test ‘preliminare’ di carico orale normale.
 
“Questi risultati – afferma Halperin- suggeriscono  che una singola determinazione del GCD59 plasmatico nel periodo tra la 24ma e la 28ma settimana di gestazione, potrebbe aiutare a stratificare le donne a rischio di partorire un neonato macrosomico tra tutte le donne con intolleranza al glucosio gestazionale. Questo studio apre la strada ad ulteriori ricerche multicentriche volte a valutare ulteriormente l’utilità clinica del GCD59 plasmatico nello screening e nella diagnosi di diabete gestazionale. Qualora i nostri risultati fossero confermati, ci auguriamo che il test del GCD59 si renda disponibile nella pratica clinica nell’arco dei prossimi anni”.  La Harvard University sta sviluppando con la Mellitus LLC dei nuovi strumenti diagnostici per il diabete, compreso il test descritto in questo lavoro.
 
Le linee guida italiane per la gestione del diabete (Standard Italiani per la cura del diabete mellito SID-AMD) prevedono per lo screeningdel diabete gravidico l’esecuzione di un OGTT con 75 grammi di glucosio e la determinazione della glicemia a 0, 60 e 120 minuti, alla 24-28ma settimana di gestazione; per alcune categorie di rischio (obesità, pregresso diabete gravidico, glicemia a digiuno 100-125 mg/dl all’inizio o prima della gravidanza) viene offerto uno screening precoce con OGTT con 75 grammi di glucosio alla 16-18ma settimana di gravidanza da ripetere poi alla 24-28ma settimana, se negativo.
Le soglie per la diagnosi di diabete gestazionale sono di 92 mg/dl per la glicemia a digiuno, di 180 mg/dl dopo un’ora e di 153 mg/dl a due dopo dall’OGTT con 75 grammi di glucosio.
In Italia la procedura di screening con il mini-carico a 50 grammi di glucosio è stata abbandonata.
 
Maria Rita Montebelli

27 aprile 2017
© Riproduzione riservata


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