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Nasce l’Indice per valutare l’innovazione nel trattamento delle Demenze nei Paesi del G7

Si chiama Dementia Innovation Readiness Index ed è stato presentato alla Conferenza Internazionale di ADI, Alzheimer’s Disease International, a Kyoto nei giorni scorsi. L’indice è una valutazione inedita e completa dell’innovazione nel trattamento, prevenzione e assistenza della demenza nei Paesi del G7. IL TESTO.

28 APR - Nasce l'Indice per valutare l'innovazione nel trattamento delle Demenze, che individua le opportunità per promuovere soluzioni e collaborazione per il trattamento, la prevenzione e l’assistenza della Demenza nei Paesi G7.
Attraverso l'Indice, la Coalizione globale sull'invecchiamento (GCOA) e l'Alzheimer's Disease International (ADI) hanno cercato di rispondere ad alcune domande: come i paesi creano un ambiente che favorisce l'innovazione? Quali sono le barriere all'innovazione? Una volta sviluppate, come saranno recepite le innovazioni? I paesi le abbracceranno o l'adozione sarà lenta o irregolare?
 
In sostanza si è voluto misurare la disponibilità all'innovazione nella demenza, a partire dai paesi del G7.
Lo scopo dell'Indice è quello di valutare gli attuali attori e gli ostacoli all'innovazione nel panorama della demenza, definire quale sia la disponibilità all'innovazione nella demenza, identificare dove è applicata nei paesi del G7 e far nascere una discussione su come gli attori pubblici e privati possono creare partenariati che accelerano l'innovazione.

Le scoperte fatte grazie al rapporto variano: mentre ogni paese ha successo in alcuni aspetti, esistono anche barriere critiche all'innovazione. Negli ultimi anni si è registrato un costante miglioramento del clima per l'innovazione della demenza, ma c'è ancora molto lavoro da fare.
 
Per misurare la disponibilità all'innovazione nella demenza, l'Indice ha valutato i dati primari raccolti attraverso interviste e indagini, nonché dati aggiuntivi provenienti da istituzioni globali, think tank, accademici e ONG come fonti secondarie di dati.
L’Indice è stato costruito grazie ai contributi ottenuti mediante interviste e indagini su oltre 40 opinion leader globali ed esperti dell’argomento, tra cui scienziati, associazioni, programmatori istituzionali, ricercatori, leader aziendali e persone con demenza, in rappresentanza di migliaia di stakeholder coinvolti nella lotta alla demenza, ma anche grazie a ricerche svolte attraverso autorità globali in fatto di malattia di Alzheimer, altre demenze e invecchiamento.
 
Durante le interviste sono stati affrontati tre temi principali:
 
- Dove esiste l'innovazione nella demenza,
 

- Gli attori dell'innovazione nella prevenzione, nel trattamento e nella cura,
 

- Le barriere all'innovazione nella prevenzione, nel trattamento e nella cura.
 
L'Indice valuta l'innovazione della demenza in 10 categorie:Strategia e impegno
 
- Strategia e impegno 
 

- Finanziamenti governativi
 

- Formazione e forza lavoro
 

- Rilevazione e diagnosi precoce
 

- Ambiente regolatorio
 

- Accesso alla cura
 

- Prevenzione e riduzione dei rischi
 

- Ambiente di business
 

- Standard di cura
 

- Ambiente costruito
 
L'Italia è al di sotto degli altri Paesi del G7 nella disponibilità all'innovazione della demenza. La cura della demenza varia molto a seconda della Regione in cui vive un malato, con ostacoli che riducono la qualità dell’intervento.
“La malattia di Alzheimer e altre demenze - afferma Marc Wortmann, direttore esecutivo di ADI, Alzheimer’s Disease International - richiedono un’attenzione immediata e costante nella terapia, assistenza, prevenzione e inclusione sociale, e l’Indice mira a individuare opportunità e creare presupposti per approcci innovativi. Il nostro auspicio è che induca i governi e i politici a identificare le “best practice” e a imparare gli uni dagli altri.”
 
“Se la situazione attuale rimane invariata, la malattia di Alzheimer e altre demenze costituiranno l’incubo finanziario e sanitario della nostra generazione,” commenta Michael W. Hodin, CEO della GCOA. “Occorre un’azione immediata e continuativa. I legislatori devono sbrigarsi a definire endpoint significativi e favorire una diagnosi tempestiva e l’arruolamento negli studi clinici. Leader politici e istituzionali devono farsi carico del problema e dedicargli l’attenzione che merita. I governi devono favorire, incoraggiare e incentivare le imprese a fare innovazione. Le soluzioni non arriveranno subito, ma è giunto il momento d’impegnarsi nell’innovazione”.
 
Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, commenta: “Come maggiore organizzazione italiana non profit dedicata alla cura e all’assistenza delle persone con demenza e dei loro familiari, siamo onorati di partecipare alla Conferenza Internazionale di ADI e al lancio del Dementia Innovation Readiness Index. Purtroppo non possiamo evitare di osservare che l’Italia, tra i sette Stati più evoluti del pianeta, sia all’ultimo posto in termini di innovazione nel trattamento, prevenzione e cura delle demenza”.
 
“Ricordo - prosegue Salvini Porro - quando a Londra, nel dicembre del 2013, si riunì il vertice dell’allora G8, che definimmo “storico” poiché permise la presa di decisione di diverse misure da intraprendere per affrontare l’epidemia mondiale della demenza (tra cui: sviluppare un piano internazionale e aumentare i finanziamenti per la ricerca, invitare l’OMS e l’OCSE a dichiarare la demenza una minaccia per la salute pubblica e sostenere i Paesi a incidere sui loro sistemi sanitari e sociali al fine di migliorare l’assistenza e i servizi alle persone con demenza)”.
 
In quella sede il Primo Ministro britannico David Cameron aveva dichiarato: Non importa dove voi viviate, la demenza ruba le vite e distrugge le famiglie. È per questo che noi siamo qui riuniti e siamo determinati a sconfiggerla.
 
In risposta a tali decisioni, pochi mesi dopo a Ginevra nacque l’Alleanza Mondiale per la lotta all’Alzheimer e alle altre demenze, il primo organismo mosso con l’intento di promuovere la collaborazione a livello mondiale tra i governi, le Ong internazionali, le associazioni e gli enti, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica, combattere lo stigma che la demenza reca con sé e coordinare le azioni per migliorare la cura e i servizi per le persone malate.
 
La Federazione Alzheimer Italia era l’unica testimone italiana della nascita dell’Alleanza. Sono trascorsi altri 3 anni e il Dementia Innovation Readiness Index ci mette di nuovo di fronte alla realtà: il mondo sta facendo passi avanti nella lotta alla demenza, si prepara ad affrontare i numeri enormi che questa malattia porta con sé - nel mondo sono 46,8 milioni i malati - e proprio l’Italia, con le risorse e la cultura di cui può approfittare, è ferma all’ultimo posto, con situazioni molto differenti a seconda delle aree geografiche.
 
“Non possiamo stare immobili a osservare! La Federazione Alzheimer Italia - conclude Salvini Porro - vuole quindi farsi ancora una volta portavoce all’interno del nostro Paese degli sviluppi e delle decisioni a livello internazionale: chiediamo alle istituzioni, ma anche alle associazioni e agli enti che si occupano di demenza, di lavorare ancora più alacremente per permettere ai malati e alle loro famiglie di credere che una qualità di vita migliore si possa davvero raggiungere”.
 
Dall’Indice è emerso in particolare che:
- Una leadership coordinata e continuativa da parte dei capi di governo e delle istituzioni più influenti costituisce un fattore trainante del progresso nell’innovazione della demenza.
 
- I fondi per la ricerca sono in aumento, ma quelli destinati alla demenza devono essere commisurati all’impatto della malattia e comprendere anche l’assistenza alle persone con demenza.
 
- L’innovazione risulta fondamentale affinché il personale di assistenza (medici di medicina generale, neurologi, altri specialisti, caregiver formali e informali) possano soddisfare la domanda crescente.
 
- Il riconoscimento e la diagnosi tempestiva della demenza, nonché il conseguente arruolamento negli studi clinici delle persone cui è stata diagnosticata la malattia, aiuteranno molto a capirne la progressione a partire dal suo esordio e a trovare una terapia.
 
- Le persone con demenza devono poter scegliere il tipo e il livello di assistenza durante tutto il decorso della malattia e i governi devono favorire più opzioni per garantire il massimo livello possibile di assistenza.
 
- La collaborazione pubblico-privata, interdisciplinare e transnazionale contribuisce a favorire lo scambio di best practice e a velocizzare l’innovazione nel trattamento, la prevenzione e l’assistenza della demenza.
 
Le valutazioni Paese per Paese dell’Indice rivelano che Regno Unito, Canada e Germania sono al primo posto della lista per disponibilità all’innovazione, il che dimostra che una leadership nazionale solida e costante, uno sforzo mirato e coordinato verso il riconoscimento e la diagnosi, nuovi approcci alla ricerca e accesso a trattamenti innovativi, sistemi di pagamento sostenibili e un impegno verso le partnership pubblico-private sono tutti fattori trainanti dell’innovazione.
 


28 aprile 2017
© Riproduzione riservata


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