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Età biologica: da oggi sarà possibile ‘misurarla’ con un ecodoppler delle carotidi

E’ stato un gruppo di ricercatori russi a mettere a punto un algoritmo matematico basato su 4 parametri biologici, facilmente misurabili attraverso una tonometria e un ecodoppler delle carotidi, che riesce a stimare l’età biologica con grande accuratezza. Fino ad oggi era possibile ‘dare gli anni’ ad una persona solo attraverso sofisticate analisi sul DNA che non trovano applicazione nella pratica clinica perché costose e indaginose

09 GIU - Età anagrafica ed età biologica non necessariamente coincidono. Ma mentre per conoscere la prima è sufficiente dare un’occhiata alla carta d’identità di una persona, per valutare la seconda non esistono metodi standardizzati. Eppure secondo gli autori di una ricerca appena pubblicata su Aging, riuscire a determinare l’età biologica degli individui giocherà un ruolo importante nel campo della medicina anti-aging.
 
Autori dello studioappena pubblicato sono dei ricercatori dell’Istituto di Biologia Molecolare Engelhardt dell’Accademia Russa delle Scienze, del Centro Ricerche Cliniche per la Gerontologia, dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca e altri centri di ricerca. Lo studio invece è stato condotto presso il Centro Nazionale Ricerche per la Medicina Preventiva e presso il Centro di Gerontologia.
 
“Ricercatori di tutto il mondo – ricorda Alexey Moskalev, direttore del Laboratorio di Genetica dell’Invecchiamento e della Longevità presso il Centro dei Sistemi Viventi del MIPT – hanno a lungo tentato di trovare un modo per stimare l’età biologica; le tecniche attualmente più accurate sono quelle che si basano sull’analisi del DNA (‘orologio epigenetico’) e possono stimare l’età biologico dell’uomo con un errore medio di tre anni. Si tratta però di analisi costose che richiedono personale di laboratorio esperto e dedicato; e questo è il motivo per cui non vengono utilizzate nella pratica clinica quotidiana”.

 
Per questo studio invece i ricercatori si sono basati su informazioni relative a parametri che riflettono il funzionamento dell’apparato cardiovascolare e in particolare: lo spessore della parete carotidea, la velocità dell’onda di polso, il diametro del lume carotideo (grado di stenosi) e l’indice di augmentation (ovvero la differenza tra il secondo e il primo picco pressorio dell’onda di polso). Ognuno di questi indici rappresenta un marcatore validato di aterosclerosi, ipertensione, diabete e altre condizioni. Ma questo studio li ha messi insieme in un modello matematico finalizzato a determinare l’età biologica.
 
Per validare questo algoritmo sono stati arruolati 303 soggetti (199 donne e 104 uomini), di età compresa tra i 23 e i 91 anni. “Per lo studio – afferma il primo autore Alexander Fedintsev, bioinformatico presso l’Istituto di Biologia Molecolare Engelhardt – abbiamo utilizzato un’analisi di regressione non lineare e abbiamo attinto, per la selezione di questi parametri, ad un ampio database con una varietà di biomarcatori. Questo ci ha aiutato a mantenere un basso tasso di errore nel predire l’età biologica, nonostante il fatto che il modello utilizzato sia piuttosto semplice e compatto. Oltre ad essere discretamente accurato, questo modello fornisce anche una facile interpretazione dei risultati”.
 
Per validare questo modello, i ricercatori hanno confrontato le loro stime di età biologica con i dati ottenuti attraverso altre tecniche per valutare lo stato di un organismo (come i Framingham CVD Prediction Scores, un algoritmo che stima il rischio individuale di sviluppare una patologia cardiovascolare, non basato sull’ecodoppler carotideo) e con altre tecniche di processamento dei dati.
 
“Avendo utilizzato il sistema cardiovascolare come unica fonte di informazioni – afferma Olga Tkacheva, direttore del Centro di Ricerca Clinico Russo di Gerontologia – sono necessarie ulteriori ricerche, basate su altri fattori, per raffinare le stime dell’età biologica. Tuttavia recenti ricerche hanno dimostrato che la relazione tra lo stato dei vasi sanguigni e l’età biologica è ancora più forte rispetto a quella tra lo stato dei vasi e la composizione chimica del sangue”.
 
Maria Rita Montebelli

09 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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