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Scoperto l’interruttore del grasso. Si trova nell'ipotalamo e quando si inceppa fa aumentare di peso

Lo studio pubblicato su Cell Metabolism viene presentato in maniera entusiastica dai suoi autori, convinti di aver trovato il possibile bandolo della matassa dell’obesità. Sono infatti convinti di aver scoperto il meccanismo fondamentale che regola il delicato equilibrio tra spesa energetica e introito calorico. Se questo ‘interruttore’ del peso si inceppa, le calorie vengono solo accumulate e mai ‘bruciate’. L’idea adesso è quella di trovare il modo di resettare questo interruttore inceppato, per dar modo all’organismo di tornare a ‘bruciare’ le calorie in modo naturale.

02 AGO - Anche l’Australia, il Paese ‘down under’, non è immune alla pandemia globale di diabete e obesità. Ed è da questa terra lontana, che arriva una nuova ricerca, pubblicata su Cell Metabolism,  che potrebbe rivelarsi molto interessante nella lotta a queste condizioni. I ricercatori del Biomedicine Discovery Institute della Monash University sono riusciti a dimostrare, in modelli sperimentali, come faccia l’alimentazione a controllare l’imbrunimento del grasso, cioè la conversione del grasso dal tipo ‘bianco’, deputato al deposito di energia, al tipo ‘bruno’, deputato alla spesa energetica cioè a bruciare le calorie immagazzinate.
 
La ricerca ha dimostrato che dopo un pasto, il cervello risponde all’insulina circolante (secreta in risposta all’iperglicemia post-prandiale) inviando in periferia segnali che promuovono la conversione del grasso dal tipo bianco a quello bruno, una variazione questa che promuove come visto il dispendio energetico.
 

Per contro, dopo un digiuno, il cervello istruisce gli adipociti bruni a tornare allo stato ‘bianco’, quindi alla modalità ‘risparmio energetico-immagazzinamento di energia’. Questi processi dovrebbero proteggere da un lato da un eccessivo aumento di peso, dall’altro da una perdita di peso importante, consentendo al peso corporeo di rimanere sostanzialmente stabile nel tempo.
 
I ricercatori della Monash hanno dimostrato che è proprio la sensibilità del cervello all’insulina a coordinare introito di calorie e spesa energetica, attraverso l’imbrunimento del grasso e che questo meccanismo è regolato da una sorta di interruttore, una fosfatasi ipotalamica, che si ‘accende’ dopo il digiuno, inibendo così la risposta all’insulina e con essa l’imbrunimento del grasso, allo scopo di conservare energia, e che si spegne subito dopo i pasti per facilitare la risposta all’insulina che promuove l’imbrunimento del grasso e il dispendio energetico.
 
“Nell’obesità succede invece che questo ‘interruttore’ – spiega il professor Tony Tiganis – rimane in posizione ‘on’ tutto il tempo e non si spegne dopo i pasti. Di conseguenza il grasso bruno è sempre in posizione ‘quiescente’ e la spesa energetica è così sempre al minimo; dopo i pasti non si assiste dunque ad un aumento commisurato della spesa energetica (non si bruciano cioè calorie) e questo promuove l’aumento di peso”.
“E’ come se, dopo tanto tempo – ammette Garron Dodd, primo autore dello studio – fossimo riusciti a trovare l’ultimo tassello del puzzle, quello in grado di spiegare cosa succede nell’organismo. E adesso siamo riusciti non solo a spiegare cosa succede ma anche a dimostrare che si tratta di un meccanismo fondamentale e ne siamo veramente entusiasti”.
I prossimi passi – spiegano i ricercatori australiani - saranno ora quelli di provare a interferire con questo ‘interruttore’ allo scopo di promuovere la perdita di peso. Ma di tempo ce ne vorrà prevedibilmente non poco.
 
La ricerca è stata supportata dall’Australian National Health e dal Medical Research Council.
 
Maria Rita Montebelli

02 agosto 2017
© Riproduzione riservata


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