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L’insidia della fibrillazione atriale. Dal Senato un progetto per contrastarla

Palazzo Madama ha ospitato oggi un incontro tra esperti, ricercatori e istituzioni, sulle strategie più adeguate per affrontare il problema della fibrillazione atriale che solo nel nostro Paese colpisce 850 mila persone ogni anno, ha tra le sue complicanze più pericolose l’ictus e genera costi per il Ssn superiori ai tre miliardi di euro l’anno.

27 SET - La fibrillazione atriale rappresenta una patologia complessa: tra le disfunzioni che possono minacciare il cuore, infatti, è il più comune tra i disturbi del ritmo cardiaco. I diversi sintomi con cui si manifesta sono provocati da disordini della propagazione dei segnali elettrici che regolano la contrazione cardiaca e che impediscono al sangue di essere pompato correttamente in tutto il corpo causando così palpitazioni, vertigini, dolore al torace, affanno, accelerazioni e rallentamenti improvvisi delle pulsazioni cardiache. A esserne colpiti sono circa 70 milioni di individui al mondo, 9 milioni tra Europa e Stati Uniti e 850 mila in Italia.
Nonostante la gravità del fenomeno e la consapevolezza che se ne ha a livello scientifico, secondo quanto emerso da recenti studi il numero complessivo delle persone affette da fibrillazione atriale raddoppierà entro il 2050 con gravi ripercussioni sulle condizioni di salute dell’intera collettività ma anche sulla spesa sanitaria che ne deriva. Già oggi, solo in Italia, i costi diretti connessi alla malattia pesano sui conti pubblici per oltre 3 miliardi di euro l’anno.

La situazione appare ancora più preoccupante se si considerano le gravi complicanze che la patologia comporta. Tra queste la più pericolosa è l’ictus, che colpisce fino a 3 milioni di persone in tutto il mondo – circa 40 mila in Italia – la metà delle quali perdono la vita entro 12 mesi. L’anomalia cardiaca, infatti, aumenta la probabilità della formazione di un trombo, che a sua volta, aumenta di ben cinque volte il rischio di ictus, con un impatto letteralmente devastante: la probabilità di morte è infatti del 20%, mentre quello di invalidità è del 60%.  Gli ictus causati da fibrillazione atriale, oltre a essere caratterizzati da un tasso di morte più elevato rispetto agli altri casi, pesano fortemente sia sulla qualità della vita di pazienti e famiglie, sia sulle casse del Ssn, come dimostrano i circa 11 miliardi di euro che ogni anno gravano sui bilanci statali dei Paesi europei e degli Usa.
La correlazione tra fibrillazione atriale e ictus è allarmante: dalla prima, infatti, deriva l’85% degli ictus dovuti ad aritmie cardiache e oltre il 50%  delle forme cardiogene in senso lato, mentre circa il 20% degli ictus risultano associati alla presenza di FA. Una percentuale da considerarsi sottostimata: la fibrillazione atriale è infatti per sua natura silente a causa di sintomi spesso poco conosciuti o sottovalutati. E può quindi non essere stata diagnostica al momento del ricovero per ictus ma identificata successivamente.
Per cercare di definire al meglio il quadro della situazione e proporre soluzioni efficaci in termini di prevenzione e trattamento, l’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, con il patrocinio del Senato, ha promosso il dibattito sul tema “Ictus e fibrillazione atriale: aspetti clinici, economici e sociali”.
Nel corso dell’incontro – realizzato con il contributo incondizionato di Boehringer Ingelheim, società sensibile sul tema della fibrillazione atriale e sulle sue possibili conseguenze – istituzioni, mondo scientifico e accademico si sono confrontati su tutti gli aspetti psicologici, sociali e medici relativi alla fibrillazione atriale: dalle ricadute negative della patologia sulla quotidianità delle persone, fino all’efficacia delle attuali terapie previste per il trattamento farmacologico della fibrillazione atriale e per la prevenzione dell’ictus.
“La fibrillazione atriale è una patologia complessa, che necessita di una mobilitazione concreta da parte delle istituzioni e del mondo scientifico per analizzare e proporre soluzioni efficaci nella lotta a questa grave problematica”, ha affermato Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e dell’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione. “I dati in nostro possesso mostrano come la diffusione di questo disturbo cardiaco presso la popolazione italiana sia dell’1% circa. E la percentuale  sale al 4% dopo i 60 anni e al 9% dopo gli 80. Cifre che rendono necessario un più alto livello di attenzione da parte delle istituzioni per sostenere la ricerca e l’operato degli esperti del mondo accademico e scientifico, già oggi seriamente impegnati a combattere questa grande priorità sociale”.
“L’elevato numero di italiani colpiti da fibrillazione atriale rende questa patologia una vera e propria emergenza sanitaria nazionale” ha spiegato Gianfranco Gensini, preside della facoltà di Medicina dell’Università di Firenze. “Per facilitare la creazione di un efficace percorso diagnostico-terapeutico, è stato costituito un Advisory Board composto da autorevolissimi clinici esperti in varie discipline, il cui operato è confluito nel documento presentato oggi in Senato che raccoglie le principali raccomandazioni destinate a tutti i professionisti che operano nella medicina specialistica e in quella generalista”.
Il testo – Ictus e Fibrillazione Atriale: aspetti clinici, economici, sociali e strategie d’intervento – riassume le raccomandazioni destinate a tutti i professionisti operanti nel campo della medicina specialistica e in quello della medicina generalista che sono coinvolti nel processo di presa in carico dei pazienti affetti da questa patologia, dalla fase di diagnosi a quella del trattamento, per arrivare alla tempestiva somministrazione della terapia adeguata.
“La fibrillazione atriale rappresenta un fenomeno medico, psicologico e fisico dalla portata rilevante che va affrontato con urgenza e risolutezza, per poter prevenire, individuare e curare tutti coloro che sono maggiormente esposti alle possibili complicanze che essa determina” ha aggiunto Raffaele Calabrò, componente delle XII Commissione del Senato e Consigliere per la Sanità della Regione Campania. 
Gli ha fatto eco Roberto Ferrari Past-President, European Society of Cardiology (ESC), ordinario di Cardiologia dell’Università di Ferrara: “L’obiettivo del progetto presentato oggi in Senato è quello di favorire la condivisione dei contenuti del testo tra tutti i gli esperti che sono coinvolti nella prevenzione e nella cura della fibrillazione atriale”. “Il documento prodotto e da tutti condiviso – ha aggiunto – le cui indicazioni sono rivolte ai medici italiani ma anche alla comunità scientifica internazionale, riflette l’approccio sinergico che ha caratterizzato il lavoro di quanti hanno partecipato alla sua stesura: garantire un futuro migliore alle persone affette da questa patologia debilitante, futuro che appare più roseo anche grazie alle terapie in arrivo”.
“La somministrazione di una corretta terapia farmacologica riduce notevolmente il rischio di essere colpiti dall’ictus da fibrillazione atriale” ha concluso Giuseppe Di Pasquale, Past-President della Federazione italiana Cardiologia (FIC), coordinatore dell’Area Dipartimentale Cardiopolmonare, dell’ASL di Bologna e direttore dell’UO di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna. “Da oltre cinquant’anni la medicina moderna prevede la prescrizione di farmaci anticoagulanti in grado di rallentare il processo di coagulazione del sangue e diminuire il rischio di ictus. Questi trattamenti, tuttavia, richiedono un costante monitoraggio degli esami della coagulazione con  la necessità di frequenti aggiustamenti della dose. In tempi più recenti, inoltre, la Commissione Europea ha approvato una nuova generazione di anticoagulante orale più efficace e sicuro, capace di assicurare notevoli vantaggi in termini di qualità della vita per i pazienti”.
 

27 settembre 2011
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