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È la ‘fragilità’ e non l’età del paziente a raddoppiare il rischio di complicanze post-operatorie in day-surgery 

Uno studio pubblicato su JAMA Surgery è andato a valutare l’esistenza di una possibile correlazione tra stato di fragilità e complicanze nel post-operatorio ambulatoriale a 30 giorni. La risposta, scaturita dalla ricognizione su un vasto database di circa 141.000 pazienti, è stata affermativa. I pazienti fragili sottoposti ad interventi in day-surgery presentano un rischio raddoppiato di gravi complicanze post-operatorie. Un risultato che potrebbe avere ricadute sul consenso informato, che dovrebbe riformulare il rischio operatorio rispetto alla presenza di una condizione di fragilità

11 OTT - Non è tanto l’età quanto lo stato di ‘paziente fragile’ a complicare gli interventi di chirurgia in day-surgery (per ernie, interventi alla tiroide o alle paratiroidi, alla mammella). Il consiglio dunque degli autori di un lavoro pubblicato su JAMA Surgery è di selezionare i candidati per la chirurgia ambulatoriale sulla base dei parametri di frailty. Per fragilità si intende una ridotta riserva fisiologica associata ad aumentata morbilità e mortalità in occasione di interventi di chirurgia maggiore elettivi o in emergenza, indipendentemente dall’età anagrafica.
 
Finora però nessuno aveva stabilito l’esistenza di una correlazione tra ‘fragilità’ e l’esito di interventi chirurgici effettuati in via ambulatoriale. A colmare questo gap hanno provveduto Carolyn D. Seib dell’Università della California San Francisco (UCSF) e colleghi che hanno effettuato una ricognizione su ben 140.828 pazienti (età media 59 anni) sottoposti a chirurgia ambulatoriale (il periodo totale trascorso in ospedale non superava le 23 ore) per interventi su mammella, tiroide, paratiroide, ernie.

 
L’1,7% di questi pazienti ha presentato una qualche complicanza peri-operatoria, risultata ‘seria’ nello 0,7% degli operati. E lo stato di ‘fragilità’ del paziente è risultato associato ad un aumento delle complicanze post-operatorie a 30 giorni. In particolare, i soggetti con 2-3 tratti di ‘fragilità’ presentavano un rischio raddoppiato di fare una complicanza grave.
 
Le limitazioni dello studio sono quelle inerenti all’uso di grandi database amministrativi; tuttavia “questi risultati – affermano gli autori – danno un contributo alla sempre più ampia letteratura scientifica sulla rilevanza della fragilità, rispetto all’età anagrafica, nella preparazione e pianificazione di un intervento chirurgico. Anche il consenso informato dovrebbe dunque essere adeguato sulla base della fragilità per assicurare che i pazienti ricevano un’accurata valutazione del loro rischio nel prendere decisioni sul fatto si andare incontro o meno ad un intervento chirurgico”.
 
Maria Rita Montebelli

11 ottobre 2017
© Riproduzione riservata


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