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Tumore alla prostata. Il rischio aumenta del 17% per chi assume vitamina E


Il trial clinico statunitense Select del National Cancer Institute dimostra che 76 uomini su 1.000 di quelli che hanno assunto l'integratore giornalmente hanno sviluppato il cancro. La percentuale corrispondente nel gruppo di controllo è di 65 su 1.000.

14 OTT - Assumendo vitamina E giornalmente aumenta del 17% il rischio di sviluppare cancro alla prostata. Questo quanto risulta da un trial clinico portato avanti dal National Cancer Institute statunitense, chiamato Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial (Select). I dati mostrano che nel 2008, a sette anni dall'inizio del trial, ogni 1.000 uomini erano 76 quelli che ingerendo ogni giorno dosi di vitamina E avevano sviluppato il tumore, contro 65 di quelli a cui era stato somministrato un placebo: 11 casi in più, una percentuale sensibile, che non può essere frutto del caso. Il risultato è stato pubblicato sulla rivista Journal of the American Medical Association (Jama).
 
Lo studio ha coinvolto un totale di 35.533 uomini da 427 centri diversi negli Stati Uniti, in Canada e a Puerto Rico ed è partito nell'agosto 2001. I pazienti sono stati divisi in quattro gruppi da oltre 8000 persone: al primo sono somministrati selenio (200 microgrammi/giorno) e vitamina E (400 IU/giorno), al secondo selenio e un placebo, al terzo vitamina E e un placebo e all'ultimo solo placebo. I ricercatori hanno scoperto che anche gli uomini del primo e del secondo gruppo avevano percentuali di sviluppo di cancro più alte di quelli a cui veniva somministrato solo il farmaco inerte, ma l'aumento era trascurabile, tanto da poter essere attribuito al caso.

 
Il trial era nato per via di alcune ricerche svolte negli anni Novanta: queste suggerivano che l'assunzione di selenio o vitamina E potesse ridurre il rischio di sviluppo del cancro alla prostata. Naturalmente, quando dai controlli di routine nell'autunno 2008 è emerso il dato preoccupante, la somministrazione è stata sospesa.
 
Nel 2010 il trial è stato chiuso definitivamente, ma più della metà dei pazienti hanno acconsentito che la loro salute venisse monitorata. Lo scopo di questa osservazione era sia di tenere sotto controllo gli effetti a lungo termine dell'assunzione di placebo o degli integratori, sia di raccogliere campioni di sangue che potessero essere usati per analisi molecolari del cancro alla prostata, altri tumori o altre malattie legate all'invecchiamento degli uomini. “Select ha definitivamente dimostrato che vitamina E e selenio non procurano benefici nella lotta al cancro alla prostata e che, anzi, possono addirittura essere pericolosi” ha detto Lori Minasian, direttore della Division of Cancer Prevention del National Cancer Institute e coordinatrice della ricerca. Che ha aggiunto: “Nonostante questo, possiamo sicuramente dire che questo tipo di ricerca è importante per capire i potenziali rischi o vantaggi dell'assunzione di integratori.”
 
Adesso, a causa dei risultati pubblicati, gli scienziati stanno chiedendo a tutti i partecipanti di prendere parte ad uno studio di follow-up a lungo termine, così che i ricercatori possano continuare a tracciare i risultati. Gli scienziati, infatti, sottolineano che il fatto che questo rischio sia emerso solo dopo un lungo periodo, indica che gli effetti sulla salute di questo tipo di integratori possano continuare anche dopo che si sia sospesa l'assunzione.
 
Come si legge nell'articolo: “Questo incremento del 17% nell'incidenza del cancro alla prostata dimostra la possibilità come sostanze biologicamente attive che sembrano innocue – come le vitamine, appunto – possano rivelarsi pericolose. Tutto ciò indica come i consumatori dovrebbero essere scettici rispetto agli slogan pubblicitari. E fare attenzione ai medicinali da banco non regolamentati e venduti senza ricetta medica, in assenza di un'evidenza dei benefici, documentata da studi clinici”.
 
Laura Berardi

14 ottobre 2011
© Riproduzione riservata


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